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Steven Tyler si sente metà uomo e metà donna: l’intervista

Il cantante degli Aerosmith su come si tiene unita una band, sul sentirsi metà uomo e metà donna. E su Dave Grohl, che è un eroe

«È stato il mio cuore a portarmi a Nashville». Fonte: Facebook

«È stato il mio cuore a portarmi a Nashville». Fonte: Facebook

Il leader degli Aerosmith parla di denaro, leadership, e del perché la fama è uguale all’essere “beccati a morte dalle galline”.

L’abbiamo incontrato e come sempre è stato uno spasso, specie quando tira fuori le sue metafore a metà fra l’assurdo e l’osceno.

Qual è l’aspetto migliore e peggiore del successo?
Sono una delle poche persone che amano la notorietà. Amo essere amato da persone che amano le canzoni che la mia band ha amato al punto da metterle su un disco. L’aspetto negativo è che, oggi che tutti hanno una fotocamera nel loro telefono, non puoi andare da nessuna parte senza che ti facciano una foto. Ho una bellissima t-shirt con la scritta GO FUCK YOUR SELFIE, con cui giro per gli aeroporti.

Sembra che in parte tu odi tutto questo.
Dipende come ti svegli la mattina. A volte sei in palestra alle 7.30 del mattino, non hai ancora bevuto il caffè e tutti quelli che ti incontrano dicono: “Oh, mio Dio!”. È simile a essere beccati a morte dalle galline. Ma poi ci sono momenti in cui arriva un bambino di 9 anni e dice che gli è piaciuta la mia pubblicità delle Skittles durante il Super Bowl, oppure qualche 40enne ti dice che si è sposato sulle note di I Don’t Want to Miss a Thing… Ecco, allora sono felice.

Hai guidato per 45 anni una band piena di forti personalità. Cosa ti ha insegnato sull’essere leader?
A meno che uno non sia un generale dell’esercito, può guidare gli altri soltanto attraverso l’esempio. All’inizio gli Aerosmith ruotavano intorno al fumare erba, provare a svegliare qualcuno con la musica e litigare. Ma questo mi ha insegnato molto. E stare insieme per più di 40 anni è stata la gioia più grande. Quante altre band sono andate allo sfascio?

Sembra che voi cinque abbiate capito che le forze che vi tengono insieme sono più forti di quelle che vi dividono.
Ben detto, amico. Una delle cose che abbiamo capito è: “Non posso farcela, da solo”. Non sarei qui se nel 1971 noi cinque, seduti nella cucina di una baracca vicino al lago Sunapee, non avessimo deciso di andare a Boston. A dispetto di quello che ha detto di recente Joe Perry a proposito della gelosia, non avrei potuto fare il mio ultimo album country solista se non fosse stato per lui. È una specie di Comma 22, ma se rallenti abbastanza puoi capire di cosa sto parlando.

Che opinione hai oggi del denaro, rispetto a 40 anni fa?
Non vorrei che i miei figli pensassero questo, ma non mi sono mai preoccupato troppo dei soldi finché non ho capito che i manager, gli avvocati e i boss delle etichette discografiche ci avevano rubato quasi tutto. Io pensavo: “Beh, se posso scrivere una canzone come hanno fatto i Kinks o Janis Joplin, o i Beatles, e ho un fratello con cui farlo – Joe Perry – tutto il resto verrà da sé”. E per grazia di Dio, è quello che è successo. Però oggi andiamo in giro con contabili e avvocati, perché quando ce la fai davvero gli avvoltoi iniziano a circolare.

Chi sono i tuoi eroi?
Ce ne sono tanti, ma in generale tutti quelli che sono sopravvissuti a un trauma. Gente come Dave Grohl. Avrebbe potuto morire con i Nirvana, invece da batterista è diventato cantante e chitarrista. Io e lui siamo della stessa pasta. Non ci sono in giro tanti tipi pane e salame, come me e David.

Qual era il tuo libro preferito, da bambino?
Mia mamma mi leggeva sempre Il libro della giungla, prima di addormentarmi. Questo mi ha fatto venir voglia di scrivere cose mie. Mi piaceva anche Il piccolo negretto Sambo. Quella parte in cui corre intorno alla palma così veloce che la tigre che lo sta inseguendo diventa burro, e lui la spalma sui pancake? Troppo forte, cazzo.

E oggi che libri leggi?
Ho appena finito Storia della mia vita di Giacomo Casanova. Mi è piaciuto di brutto. Era come me, ma in un’altra era: mezzo uomo e mezzo donna.

In che senso?
Beh, hai presente gli Aerosmith – dentro c’è un sacco di energia femminile. Ma fai attenzione: non ti sto dicendo che sono gay. Sto solo dicendo che se prendi Paul McCartney noti che c’è un sacco di energia femminile nelle sue melodie. Mentre in John Lennon sento un’energia più maschile. Una cosa del genere.

Secondo quali regole vivi?
Sei quello che mangi. Dormi con un occhio sempre aperto. Segui i tuoi sogni. E via dicendo, ce ne sono un sacco. La gente oggi sta morendo lentamente. Stanno troppo su Internet e perdono il lavoro, o mangiano troppa merda. Tutta questa roba ti rovina. È evidente come le palle su un grosso cane.

L’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di maggio.
Potete leggere l’edizione digitale della rivista,
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