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Speciale anni ’90: Guns N’ Roses, follie on the road

Due mesi in tour con la band più esplosiva del mondo, alla vigilia dell’uscita di “Use Your Illusion”

Intervista pubblicata su Rolling Stone USA il 5 settembre 1991

Era dai tempi dei Sex Pistols che una band non causava così tante controversie come i Guns N’ Roses. Fin dal giorno in cui sono spuntati da qualche lurido buco della Sunset Strip e si sono fatti conoscere dal pubblico – quando il loro album di debutto Appetite for Destruction è saltato al numero uno della classifica, un anno dopo essere stato pubblicato, nel 1987 – non hanno fatto altro che creare casini. Hanno scritto una canzone che ha fatto incazzare i neri e i gay, più un altro paio che hanno fatto infuriare le femministe. Uno di loro ha detto “cazzo” in televisione. Un altro è stato arrestato per avere pisciato nella cucina di bordo di un aereo. Hanno preso droghe, un sacco di droghe. Hanno bevuto come banditi. Ogni lunedì circolava la voce che uno di loro avesse fatto overdose. Nessuno era certo che sarebbero vissuti abbastanza a lungo per registrare un altro disco.

Poi però, com’è loro abitudine, hanno fatto quello che nessuno si aspettava: si sono dati una ripulita, hanno messo in ordine i loro affari personali e caratteriali, e sono tornati in studio. C’è stata qualche ricaduta, ma tutto sembrava procedere tranquillamente – tutto è relativo, certo. Nel maggio 1991, quando mancavano solo una manciata di tracce per finire i due nuovi album (Use Your Illusion I e Use Your Illusion II), i Guns N’ Roses sono partiti per un tour. Non era passata neanche una settimana, e avevano già fatto notizia. Ogni giorno racconti di nuovi disastri, nuovi scandali, nuove denunce. Riusciranno i Guns a sopravvivere? E soprattutto, vogliono sopravvivere? La domanda che tutti si stanno facendo è: la band più esplosiva del mondo sta per autodistruggersi?

Los Angeles 18 maggio, 6.00 p.m.

Nel giro di quattro giorni, i Guns N’ Roses devono partire per il Wisconsin per l’inizio del loro tour. Oggi, però, il leader della band – notoriamente umorale – sembra incredibilmente calmo. Mi ha telefonato proponendo di «andare a mangiarci un hamburger, o qualcosa del genere» e arriva al ristorante – un locale in stile anni ’50 che si chiama The Burger That Ate L.A. – in pantaloni corti, sneakers personalizzate e una giacca nera leggera. Rose sceglie un tavolo all’aperto e ordina un hamburger, una cioccolata al malto e patatine al chili. Mentre aspetta che arrivi il suo piatto, la sua attenzione è distolta da ogni donna attraente che passa per strada. Dopo la seconda o terza occhiata interessata, Rose sorride imbarazzato, poi mi spiega che guardare le ragazze è un’attività che ha imparato ad apprezzare. Per molto tempo, dice, le donne per lui non hanno rappresentato altro che motivo di incazzatura.

Rose ha speso molto tempo a cercare di controllare il proprio caratteraccio. È in terapia

«So qual era il mio problema», dice Rose. «Avevo una relazione estremamente instabile con Erin (Everly, l’ex moglie di Rose, nda). E proiettavo sulle altre persone le sensazioni negative che mi riguardavano. Ero attratto da persone con simili tratti disfunzionali, con cui non mi sarei trovato bene, alla fine». Rose ha speso molto tempo a cercare di controllare il proprio caratteraccio. È in terapia, e per un periodo si è persino sottoposto a sessioni per cinque ore al giorno, cinque giorni alla settimana. «Mi sento molto più a mio agio, adesso», dice Rose. «Non sono ancora molto bravo a gestire lo stress, mi dicono che è colpa del modo in cui sono stato cresciuto. Sostanzialmente, la mia famiglia ha ostacolato ogni produttiva, positiva forma d’evasione. Ribellarmi attraverso la musica mi ha evitato di finire in prigione». («Più o meno», aggiunge con un sorriso).
«Devo imparare da capo», dice Rose. «Non è una cosa che succede da un giorno con l’altro. E le mie attitudini sessuali e verso le donne… ho vissuto cose piuttosto pesanti, da bambino. Mi sono formato opinioni molto forti, che si sono piazzate nel mio subconscio, e da allora hanno influenzato le mie azioni. Ci sono state situazioni difficili che mi hanno cambiato in modo negativo».

Anche se l’attesa dei fan per un nuovo disco è sembrata interminabile (l’ultimo disco è Gn’R Lies, del 1988), la realtà è che la band ha iniziato a lavorare ai nuovi album soltanto a partire dallo scorso autunno. Il fatto che ci siano voluti due anni per tornare a registrare ha qualcosa a che fare con ciò che succede quando dei musicisti che hanno passato molto tempo in tour – forse la forma di escapismo più raffinata che l’uomo ha saputo inventare – vengono improvvisamente scaricati davanti alla porta di casa, e si trovano a dover andare avanti con le proprie vite. Per i Guns N’ Roses, il panico è iniziato quando il loro ingaggio come supporter del Permanent Vacation Tour degli Aerosmith è finito nell’autunno 1988.

«All’improvviso il tour è finito e l’effetto era una cosa tipo: silenzio, vento, rotola campo», racconta Slash, il chitarrista. «La vita normale: gente che trasloca, compra auto e roba del genere. Eravamo tutti infelici, cazzo! Il senso di abbandono se n’era andato, ed era deprimente». A quel punto, la maggior parte dei membri della band si è rivolto all’alcol e alle droghe. Hanno iniziato ad allontanarsi l’uno dall’altro, a isolarsi completamente. All’inizio del 1990, quasi tutti si erano disintossicati abbastanza da poter iniziare a registrare, e sono entrati in studio. Tuttavia, ogni tentativo di far concludere qualcosa al loro batterista, Steven Adler, è fallito miseramente. Nell’estate del 1990, con una certa riluttanza, hanno deciso di mandarlo via. Lo scorso autunno, con il nuovo batterista Matt Sorum e il tastierista Dizzy Reed in organico, è sembrato che i Guns N’ Roses fossero finalmente pronti per fare sul serio. Il gruppo aveva registrato tutte le tracce strumentali; mancavano soltante le parti di Axl Rose e la fase di mixaggio. Ma dopo che 21 tracce erano state mixate, la band, scontenta del risultato, ha deciso di sostituire l’ingegnere del suono Bob Clearmountain e ricominciare – da capo – con Bill Price. Rose sostiene che non c’è stato alcun “ritardo” nella produzione nell’album: soltanto una serie di date fissate un po’ a caso da dirigenti discografici troppo speranzosi. «È gente che vuole vedere qualcosa, al più presto possibile», dice Rose, «ne hanno bisogno. Io sono fatto allo stesso modo, però voglio anche che sia fatto nel modo giusto – non alla cazzo. Volevamo creare qualcosa per noi, qualcosa che avesse un significato».
La sofisticatezza del materiale di Use Your Illusion sarà uno shock per i fan che si aspettano una dose doppia della violenza di Appetite for Destruction. La diversità stilistica delle canzoni è stupefacente: c’è un’invettiva industrial-cyberpunk (My World); ballate al pianoforte à la Elton John (Estranged e November Rain); un paio di pezzi in stile Stones (Dust N’Bones e 14 Years); un’offerta psichedelica intitolata The Garden, con chitarre stranianti e un cammeo di Alice Cooper; e l’ultima traccia a essere completata, Get in the Ring, una serenata biforcuta dedicata a tutti i giornalisti musicali (con tanto di nomi e cognomi) che li hanno fatti incazzare. «Vogliamo definire noi stessi», dice Rose. «Appetite era la pietra angolare su cui basare tutto. Come per dire: questa è la nostra terra, abbiamo posato la prima trave. Adesso costruiamoci sopra qualcosa».

The Spectrum, Philadelphia 13 giugno, 2.00 a.m.

L’ultima volta che i Guns N’ Roses hanno suonato allo Spectrum, Rose ha fatto rissa con alcuni parcheggiatori che volevano impedirgli di entrare al suo stesso show. Rose non si è dimenticato dell’incidente – ne fa un veloce accenno mentre è sul palco – ma il concerto va via liscio, a parte per un momento piuttosto teso nel mezzo di Welcome to the Jungle, in cui ferma i lavori per cazziare un paio di fan troppo scatenati.

In seguito, nel camerino della band, reso più accogliente da un po’ di candele e alcune sciarpe buttate sulle lampade, i membri dei Guns N’ Roses si rilassano con alcuni amici. AC/DC, Led Zeppelin e Queen rimbombano in sottofondo. Rose, seduto a gambe incrociate sul pavimento, sta ricevendo un massaggio alla schiena dalla sua attuale fidanzata, la modella Stephanie Seymour. Il bassista Duff McKagan, appoggiato a un flipper, sta chiacchierando con qualcuno della crew. Slash compare brevemente, si guarda intorno, fa una considerazione sul fatto di essere stufo della scena groupie, poi decide di dirigersi subito a New York. Matt Sorum e Dizzy Reed si danno da fare per intrattenere una successione di ragazze con addosso tantissimo trucco e pochissimi vestiti.

Izzy Stradlin, chitarra ritmica della band, come sempre è introvabile. Di solito è più facile incontrare il suo cane, un tranquillo pastore tedesco che possiede il suo personale pass per il backstage. Come il chitarrista spenda il suo tempo libero è oggetto di discussione all’interno della band, perché l’unico momento in cui è possibile vederlo è quando si trova sul palco. («L’obiettivo di Izzy», dice Rose, «è diventare Mr. Invisibile»). Stradlin una volta è stato arrestato – ai tempi di Appetite for Destruction – perché, dovendo utilizzare con urgenza il bagno di un aereo e trovatosi di fronte una lunga fila, ha deciso piuttosto di battezzare la cucina di bordo. L’impresa gli ha fatto guadagnare una multa spropositata,diverse prime pagine di giornale, e un soprannome piuttosto imbarazzante, gentile regalo dei suoi spiritosi compagni: Whizzy (“Piscione”, ndr). Oggi, comunque, Stradlin è sobrio, misurato e arguto; è probabilmente l’unico membro dei Guns N’ Roses in grado di condurre una vita più o meno normale. Ha passato il periodo di pausa tra un disco e l’altro viaggiando in Germania, Spagna e Inghilterra, con le immancabili fermate a Parigi e Amsterdam. Stradlin dice che viaggiare è l’aspetto del successo che ama di più, seguito a breve dalla possibilità di incontrare i Rolling Stones («È stato magnifico»). Di tutto il resto può fare a meno – incluse quelle droghe che erano così dominanti, nei primi giorni di vita della band. Il chitarrista dice che si è concesso l’ultimo drink un anno e mezzo prima, ed era in buona compagnia – Keith Richards e Ron Wood. «Una volta facevamo un sacco di cose assurde», dice Stradlin, «ma quel periodo non mi manca. Non c’è niente come vomitare fuori dalla porta di un tour bus che sta andando a 100 km all’ora».
Il bassista Duff McKagan, l’anima punk dei Guns N’ Roses, ha una sorta di problema di immagine. «La cosa più sbagliata che è mai stata scritta su di me», dice, «è che sono una specie di ubriacone a cui non frega un cazzo di niente». Anche se è noto per alzare ancora il gomito ogni tanto, è ben lontano dagli standard dei due litri e passa di vodka al giorno che si scolava ai tempi degli esordi con la band.

Non è difficile intuire quale sia la camera di Slash – basta seguire il suono di “One” dei Metallica che filtra attraverso la porta

McKagan ha passato dei momenti difficili qualche anno fa, quando il futuro dei Guns sembrava incerto; dice che il fatto di non sapere se la band sarebbe sopravvissuta era una delle cause del suo alcolismo. Quando le cose hanno cominciato a sistemarsi, McKagan ha smesso di bere per 71 giorni di fila; e conta un giorno di tornare all’astinenza completa: «Non berrò più definitivamente quando avrò dei figli», dice McKagan. «Non voglio fare come mio padre, cazzo. È una cosa che ho capito quando avevo 7 anni». Le sue maniere da elefante-nella-cristalleria danno l’impressione che McKagan non metta troppo cervello in quello che fa. Invece è capace di sorprendere. Tanto per cominciare, non è affatto stupido. Era uno studente modello prima di mollare il liceo per andare in tour con diverse band punk, aprendo ai concerti di gente come Black Flag e Dead Kennedys; un giorno, dice, vorrebbe riprendere da dove aveva lasciato. «Ho parlato con un consulente», dice, «dovrei fare un anno di junior college; ma se va tutto bene e ottengo voti alti, potrei riuscire a entrare ad Harvard. Di questi tempi amano avere tipi strani, da quelle parti».

The Royalton Hotel, New York 16 giugno, 1.00 a.m.

Rose ha organizzato su due piedi una cena per tutta la band; intorno alle dieci di sera, i Guns N’ Roses e il loro entourage sono partiti per una steakhouse di nome Old Homestead, dove in questo momento stanno accumulando un conto da 3.000 dollari in champagne e piatti unici con bistecca e aragosta. Tutti, tranne Slash.

Rose ha concepito il ritrovo come un evento informale, ma quando l’invito è arrivato, a Slash dev’essere sembrato un ordine. Come risultato, il chitarrista ha deciso di boicottare l’evento.

«Non sono certo un angelo», dice Slash, «ma so che non posso tornare sotto con la droga»

Non è difficile intuire quale sia la camera di Slash – basta seguire il suono di One dei Metallica che filtra attraverso la porta. Il chitarrista, con i capelli ancora bagnati dalla doccia e indosso un paio di pantaloncini, apre la porta e dice: «Non so proprio di cosa dobbiamo parlare». L’introverso chitarrista, che si nasconde dietro i capelli perché non vuole che nessuno veda i suoi occhi, sa anche essere di compagnia, a patto di riuscire a rompere il muro protettivo che ha eretto intorno a sé. Slash è divertente e stimolante, e di questi tempi tutti quelli che parlano con lui rimangono sorpresi dalla sua lucidità. All’inizio del 1990, Slash ha regalato a un altrimenti noioso American Music Award il suo unico momento veramente rock&roll, quando ha utilizzato ripetutamente la parola “cazzo” durante il discorso di ringraziamento. Oggi il chitarrista sarebbe meno propenso a ripetere un simile passo falso alcolico.

«Non sono certo un angelo», dice Slash, «ma so che non posso tornare sotto con la droga, perché non fa per me. È una cosa che ti aliena, punto. Quindi me sono stato tranquillo. Abbiamo tutti un casino di lavoro da fare, sia io che Axl, che Duff. Quando qualcosa deve essere fatto, ci mettiamo lì e lo facciamo». Slash sembra avere accettato come fisiologici gli occasionali scontri causati dalle differenze tra la sua agenda e quella di Rose; è chiaro che vede questa tensione come un male necessario, la scintilla che accende il combustibile al cuore della loro collaborazione creativa. Ma è chiaro anche che non dà per scontato Rose, né alcun altro membro della band. «Amo questa band con tutto il mio cuore, cazzo», dice Slash. «Voglio dire, arriveremo a un punto in cui tutto questo finirà, il tour finirà, dell’album non fregherà più niente a nessuno, ma io continuerò a suonare con la gente con cui amo suonare. E poi ci metteremo semplicemente a fare un altro album. Non credo che esista qualcosa che potrebbe separarci davvero. «A volte mi viene da dire: “Perché cazzo lo sto facendo?”», continua Slash. «Ma poi mi guardo intorno, e non trovo un posto verso cui fuggire. Siamo in ballo da così tanto tempo, e se tutto finisse e dovessimo fare un disco come solisti, ci sentiremmo tutti davvero persi. Perché non sarebbero i Guns. Nessuno di noi potrebbe replicarli. Axl ha così tanto carisma – è uno dei migliori cantanti in circolazione. È tutto merito della sua personalità. Lui sì, potrebbe fare qualcosa da solo. Quello che mi spaventa è pensare che se la band si dovesse sciogliere, io non sarei in grado di scrollarmi di dosso il fatto di essere l’ex chitarrista dei Guns N’ Roses. È un po’ come vendere la propria anima».

Il chitarrista è anche deluso dal fatto che il salto dei Guns N’ Roses, da morti di fame a vip pieni di soldi, abbia alimentato la percezione di loro come dei venduti, grassi e felici. «Jimi Hendrix ha detto che più soldi fai, più blues puoi suonare», dice Slash. «Non accetto che qualcuno venga a dirmi: “Adesso sei una rockstar, sei ricco e viziato”. Ma vaffanculo! Abbiamo vissuto in una fogna, in modi che la gente normale non sopporterebbe nemmeno per due minuti. Ci siamo fatti il culo per arrivare qui,e ci facciamo il culo tutti i giorni anche adesso. La mia mentalità non è cambiata, ancora oggi vado sempre in giro senza un soldo».

Nassau Coliseum, Uniondale, New York 17 giugno, 11.10 p.m.

«Scusate il ritardo», dice Axl Rose, che è appena saltato giù da un elicottero con cui è arrivato al concerto con due ore di ritardo. «So che è una merda», dice ai 18mila fan che, per tutto questo tempo, hanno aspettato che i Guns N’ Roses salissero sul palco. «E se anche voi pensate che sia una merda, fate una bella cosa: scrivete una lettera alla Geffen Records, e ditegli che mi devono mollare, cazzo!».

La band parte subito con Mr. Brownstone. Alla fine della canzone, Rose si rivolge ancora alla folla. «C’è un numero di Rolling Stone in uscita con noi in cover. Fatemi un favore: non compratelo. Se volete leggerlo, piuttosto rubatelo».

È noto che non si possa dire di avere davvero fatto la conoscenza di Axl Rose, se non si ha avuto la tentazione di mandarlo affanculo almeno una volta

Rose non si ferma qui. È chiaramente su di giri, e quando si arrabbia ha un’ottima memoria. Riserva qualche parolina speciale alla session fotografica con Herb Ritts che si è tenuta il giorno prima (Rose non voleva essere scattato il giorno prima di un concerto, ma ha dovuto acconsentire, perché era l’unico momento disponibile nella fitta agenda di Ritts, ndr) e da lì risale fino al primo servizio fotografico dei Guns per RS, del 1988 (quella volta il fotografo li aveva tenuti chiusi dentro un bar di motociclisti fino all’alba, anche se avevano in programma un concerto). È noto che non si possa dire di avere davvero fatto la conoscenza di Axl Rose, se non si ha avuto la tentazione di mandarlo affanculo almeno una volta. Quelli che lo conoscono bene, però, raramente lo fanno. Perché è evidente a tutti coloro che hanno passato un po’ di tempo con lui che, al netto di tutta la sua rabbia e le cattiverie che pronuncia, e di tutto il tempo che passa a prendersela con il resto del mondo, il vero oggetto delle sue battaglie di solito non è altro che se stesso. «Credo di incazzarmi per una forma di paura che ha a che fare con le mie debolezze», dice Rose. «Ognuno ha le sue, e le mie vengono fuori in quello che faccio. Che poi è cantare, correre, farmi fare delle foto. Niente di tutto questo è naturale, a parte l’istinto di cantare». «Una volta ero solito mollare tutto ogni tre giorni», aggiunge, «e non dicevo tanto per dire. Ma oggi cosa potrei fare? Andare a Parigi e scrivere poesie? Lavorare in una pompa di benzina? Più di una volta sono stato pronto a farlo. Poi qualcosa in me scattava, e mi faceva dire: “Ok, ce la puoi fare ad affrontare questo, adesso”. Gran parte della mia rabbia deriva dal fatto che, a volte, ho soltanto bisogno di tempo, e invece ricevo pressioni per fare servizi fotografici e interviste». Le persone che lo circondano giurano che la terapia ha permesso a Rose di fare grandi progressi. Per cominciare, l’ha aiutato ad affrontare la depressione che in passato ha causato in lui tendenze suicide. «Per oltre due anni», dice, «ho vissuto dentro una stanza nera. Tende nere, pavimenti neri, muri neri. È quello che avevo sempre creduto di desiderare; e a volte era davvero cool, mentre altre volte era un incubo. E dopo due anni, ho lavorato per sistemare la mia mente e cercare delle risposte, perché non vedevo un ragione per restare vivo. Finalmente, oggi, sto iniziando a trovare posto dentro la mia esistenza. A partire da quel momento, anche se è stata dura, ho saputo di essere entrato nella mia vera vita. E in tutto questo, andare in tour è come entrare in una zona di combattimento».

St. Louis 2 luglio

I Guns N’ Roses salgono sul palco, e immediatamente Rose inizia a sentirsi nervoso a causa della security del concerto. Vede un membro dello staff spintonare un fan. Vede numerose bottiglie e macchine fotografiche tra il pubblico; alcune bottiglie vengono lanciate verso il palco, due delle quali colpiscono McKagan. Intanto, una gang di motociclisti in prima fila sta mettendo paura agli altri fan. Uno di questi motociclisti inizia a fare casino, urla il nome di Axl Rose e cerca di ottenere la sua attenzione. Rose si accorge che il motociclista sta scattando delle fotografie. Chiede alla security di confiscare la macchina fotografica, ma, quando questo non avviene, si getta in mezzo alla folla per provvedere personalmente. Mentre è avvinghiato al motociclista, uno della security salta addosso a Rose; Rose reagisce mollando uno schiaffo al tipo in questione. Le guardie del corpo recuperano il cantante dalla mischia e lo riportano sul palco.

Mentre è avvinghiato al motociclista, uno della security salta addosso a Rose; Rose reagisce mollando uno schiaffo al tipo in questione

Ha perso una lente a contatto, non riesce a vedere bene ed è furente per essere stato maltrattato da quegli stessi uomini che erano stati ingaggiati per proteggerlo. Rose abbandona sdegnato il palco. Il resto della band lo segue. Dieci minuti più tardi, quando le luci vengono accese, i fan iniziano a spaccare tutto. I Guns N’ Roses si offrono di suonare qualche altra canzone, ma a quel punto la situazione è irrecuperabile. Ricevono il consiglio di lasciare l’edificio. La polizia impiega diverse ore per far tornare la calma – e il risultato è 60 feriti, 16 arresti, 200mila dollari di danni al teatro appena inaugurato, e la perdita della maggior parte della strumentazione dei Guns N’ Roses.

Dallas 8 luglio

Rose – agitato alla prospettiva di fronteggiare 20mila texani ubriachi, per il primo concerto della band dopo la rivolta di St. Louis – anche questa volta è in ritardo di due ore. Appena sale sul palco pronuncia queste parole: «È difficile capire per quale motivo continuiamo a salire su un palco, perché a volte è divertente, ma altre volte serve tutta la nostra cazzo di energia fisica per venire qui sopra e fare quello che dobbiamo fare per vivere.

«Negli ultimi giorni ho guardato la CNN, e ho letto le stronzate sui giornali di St. Louis che dicono che ho incitato una rivolta, e cose tipo: “Nella band c’è anche un ex eroinomane; e una volta Axl Rose è stato visto guidare una jeep mentre dal finestrino urlava oscenità alla sua ex moglie”. Cosa cazzo c’entra tutto questo con St. Louis?

«E ho realizzato che non importa cosa facciamo stasera, se suoniamo bene o male: ci sarà probabilmente una persona della stampa a cui, per qualche ragione, lo show non piacerà; e quando ne scriverà parlerà d’altro, e dirà un sacco di bugie.
«E anche se questa cosa non avrà conseguenze su Dallas, come non dovrebbe averne su di me, in generale incasinerà per bene questa roba chiamata rock&roll. Perché, chi sono le persone che vengono a vedere questi concerti e leggono questa merda? Hanno tutti 40 o 50 anni, e se ne stanno seduti lì a mangiare la loro cazzo di crusca e a bere caffè. «Non sto dicendo che chi diventa vecchio è uno stronzo. È un fatto della vita: a meno che uno non muoia prima, è destinato a invecchiare. Ma solo perché sei vecchio, non significa che devi negare ai giovani la loro umanità. E quindi c’è un sacco di gente che legge queste cose negative sui Guns N’ Roses, e quando i loro figli dicono che amano i Guns N’ Roses vengono presi a botte, solo perché per i giornali è una cosa sbagliata.

«E questo mi fa dire: “Cazzo, ma allora qual è lo scopo?”. Ve lo dico io qual è lo scopo. Noi qui stiamo facendo una cosa che in America sta morendo – di solito resta una cosa underground e non ha il successo dei Guns N’ Roses. E non è altro che esercitare la nostra libertà di espressione. In fin dei conti è questo che siamo, cazzo. I Guns N’ Roses sono soltanto un fantastico esempio di libertà di espressione, cazzo!».

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