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«Non sono neanche così seria», Sophie Auster su amore e cani

Non è solo una bellissima figlia di. Il suo nuovo album "Dogs and Men" è limpido, ma con una vibrazione sinistra, come le migliori relazioni

sophie auster

sophie auster

Sophie Auster ha una sola paura. Quella di essere considerata «Troppo dolce,» dice. «Sai, la tipica cantante donna che suona la chitarra con la voce delicata e i capelli davanti agli occhi?». Difficile per una cantautrice e modella che è già diventata un’icona di stile a New York, è stata paragonata a Fiona Apple ed è figlia di due intellettuali come lo scrittore Paul Auster e la poetessa Siri Hustved.

Comunque lei ci prova e se non ci riesce per niente quando risponde via Skype dal suo appartamento di Manhattan appena sveglia e in accappatoio rosso («Ho fatto tardi ieri sera. Scusami, non mi sono truccata. Questa sono la vera io,» dice cercando invano di giustificare la sua bellezza), le cose vanno molto meglio nelle tracce del suo terzo album, Dogs and Men e nel videoclip del singolo Bad Manners, in cui interpreta in modo divertente un uomo perseguitato da una donna rifiutata che lo insegue ovunque cantando il ritornello: «Ti prenderò, ragazzo». «Quando abbiamo finito di girare sono andata in un bar vestita da uomo e sono stata abbordata da parecchie donne. Un vero successo», racconta lei «L’ho scritta provando a mettermi nei panni di un ragazzo che non si rassegnava ad avermi perso. Il messaggio è che tutti, sia uomini che le donne, possiamo diventare ridicoli quando soffriamo per amore. Mi piaceva anche l’idea di fare vedere chi sono veramente. Non sono una modella, e non sono neanche troppo seria».

La cantante intellettuale e bellissima nata e cresciuta a Brooklyn che non vuole essere considerata troppo dolce ha anche una vibrazione inquieta e sinistra nella voce, un elemento oscuro in contrasto con la musicalità dei pezzi, che salgono e scendono in modo irregolare tra ballad e pezzi veloci e nervosi, e con la limpidezza delle melodie.

È questo a rendere notevole e scintillante Dogs and Men, un album di canzoni dal cuore infranto che non consolano per niente. Ottimo risultato per una che alla musica è arrivata quasi per caso. Sophie Auster (che a undici anni già recitava nel film diretto da suo padre Lulu on the Bridge) ha esordito a sedici anni collaborando con la band One Ring Zero («Ma solo nel weekend e durante le vacanze, perché andavo ancora al liceo» racconta) recitando le opere dei poeti surrealisti francesi tradotti da suo padre.

Il secondo disco invece, Red Weather uscito nel 2012, era un Ep scritto di getto quando l’uscita del primo album in Europa ha attirato l’attenzione su di lei prima che se ne rendesse conto (è più famosa in Francia e in Scandinavia che negli Stati Uniti, e lei stessa ammette di preferire un tour in Europa ad uno nel Midwest americano). «Sono alla ricerca dell’eclettismo, voglio sempre fare qualcosa di diverso. Mi sento coraggiosa e rilassata. Sarebbe stato un ottimo titolo per il disco». Ha scelto Dogs and Men, invece, perché gli uomini rappresentano le relazioni, l’amore e il dolore, i cani invece sono l’elemento del sogno per lei imprescindibile. «Gran parte della mia ispirazione arriva dai sogni» dice Sophie, «Tutto è cominciato quando ho sognato Jack, il mio cane da piccola, un membro della mia famiglia che nessuno ha dimenticato. Ho scritto il primo pezzo, A Dream About Jack e poi ho cominciato a comporre. Alla fine avevo trenta canzoni che parlavano più o meno di amore e ne ho scelte undici». Quelle più romantiche? «No, quelle più interessanti» risponde lei con un sorriso. La sua città, New York, l’ha già scelta come musa e lei non risparmia dichiarazioni di amore: «È il posto più bello in cui tornare dopo essere stata da qualche parte nel mondo». L’aspetta l’Europa con date a Copenhagen, Berlino e Stoccolma. Suo padre Paul Auster le ha dato un solo consiglio: «Suona ogni giorno, scrivi ogni giorno, canta ogni giorno» e lei sembra averlo seguito alla lettera: «Mi piace mettermi alla prova. Non avere paura è l’unico modo per essere creativi».

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