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Shygirl: «Faccio sesso ascoltando le mie canzoni»

Il disco d'esordio dell'artista inglese, 'Nymph', è sexy e futuristico, perfetto per farci l'amore, ma, a quanto pare, anche per sposarsi

foto: Samuel Ibram

Ascoltando il primo album ufficiale di Shygirl, Nymph, è davvero difficile riuscire a incasellarlo in un genere musicale. Suona un po’ come se un gigantesco tir di caramelle gommose a forma di orsetto si fosse schiantato contro un camion carico di microchip e processori elettronici, il tutto sullo sfondo di uno skyline urban/industriale del 2700. E no, la descrizione non rende l’idea. «La mia musica è un esperimento, un’esplorazione», dice la diretta interessata in collegamento da Londra. «Non mi piace confinarla in un genere, perché non mi piace pormi dei limiti, in termini sonori o nella scelta delle parole che uso. Io stessa sto ancora scoprendo chi sono. Forse riuscirò a trovare una maniera di definirmi solo a posteriori». Le sembra di essere quel genere di persona che impara a fare le cose facendole, o guardando come le fanno gli altri, riflette quasi tra sé e sé. «L’immaginazione è una componente chiave, attingo dal subconscio per solleticare i sentimenti delle persone. Cerco di trasformare la nostalgia in qualcosa di futuristico e all’avanguardia».

La ventinovenne Blaine Muise – questo il suo nome all’anagrafe – ha origini caraibiche, è cresciuta a South London e si è fatta inizialmente conoscere nella scena underground grazie alle collaborazioni con molti dei produttori più interessanti degli ultimi anni in ambito elettronico e pop: Arca, Sophie, Sega Bodega, Mura Masa. Per parecchio tempo, la musica per lei è stata un progetto collaterale: dopo aver studiato fotografia all’università di Bristol ha lavorato come manager in un’agenzia di modelle (alcune fonti suggeriscono che fosse lei stessa una fotomodella, cosa che in effetti è plausibile data la sua bellezza non convenzionale, ma la diretta interessata nega educatamente). È proprio nei vari party dell’ambito moda che ha cominciato a fare musica, inizialmente nelle vesti di dj. «È l’unico ambiente dove sono disposti a metterti alla console anche se non sai neanche da che parte cominciare!» ride. «Ho cominciato a farlo sempre più spesso e ho capito che era una cosa che mi divertiva un sacco. È stato lì che ho rotto il ghiaccio: ho capito che avevo la capacità di trasmettere qualcosa con la musica».

Nel giro di qualche anno inizia a scrivere canzoni, unendo le forze con il meglio del clubbing locale. «Want More è stata una delle prime, e l’ho fatta uscire praticamente subito, nel 2016. Se guardo indietro, mi sembra pochissimo tempo fa» racconta. «Anche il mio pubblico ha cominciato quasi immediatamente a crescere, ed è stata una sorpresa per me: avevo appena capito che ero portata per la musica e non mi aspettavo che qualcuno cominciasse già ad ascoltarla». Anche da lì arriva il nome Shygirl, anche se in realtà non è affatto timida, dichiara. «Non avevo mai pensato che avrei fatto questo nella vita, ci sono finita per caso» ammette. «Così è stato anche per il nome, che mi è stato dato anche un po’ per scherzo. È una specie di fattore non intenzionale che è diventato intenzionale nel tempo». Sei anni dopo, oggi, esce il suo primo album ufficiale Nymph. «Non mi sembra un vero esordio, però, visto che dal 2016 a oggi ho pubblicato un sacco di singoli e due EP» obbietta. «Ho aspettato così tanto per realizzare un album per una questione di forma: non ti metti a scrivere un romanzo appena hai imparato un nuovo linguaggio. Per me il songwriting era un linguaggio nuovo, stavo ancora scoprendo come comunicare attraverso di esso».

Il titolo Nymph è riferito ai miti e alle leggende di cui le ninfe sono protagoniste, ma anche alle storie che scegliamo di raccontare, spiega Shygirl: «Come esseri umani cerchiamo di amplificare certe caratteristiche e certi tratti, e questo dice qualcosa di noi. Come donna e come artista ci sono molti temi che voglio veicolare, per iniziare una conversazione collettiva e inserirmi all’interno di una narrazione già esistente». Grande appassionata di letteratura, i libri in cui si immerge sono spesso una fonte di ispirazione, per lei. «L’ultimo che ho letto è Lust, una raccolta di racconti e saggi erotici scritti da Roald Dahl». Curioso pensare che abbia pubblicato qualcosa intitolato letteralmente “lussuria”, visto che Dahl è famoso in tutto il mondo come autore per bambini. «Anche io sono rimasta sorpresa quando ho scoperto che ha scritto a lungo per molte riviste per adulti, tra cui Playboy. È stato davvero interessante vedere in che modo affrontava questi argomenti, in modo giocoso ma comunque un po’ dark. Cerco di fare lo stesso anche io, nelle mie canzoni».

I suoi testi sono noti per essere sfacciatamente sexy: titoli come Come for me o Coochie (a Bedtime Story) lasciano poco all’immaginazione. «Sono la prima a fare sesso ascoltando le mie canzoni, anche se suona strano: forse sentire la tua voce in sottofondo nel bel mezzo dell’azione è la cosa più bizzarra in assoluto che possa succederti a letto!» ride. «Ma io voglio essere sexy, e mi piace esserlo. Quando mi sento in quel modo mi sento bene, e vorrei ricreare quella stessa situazione anche per chi mi ascolta. È bello sapere che sei parte di un momento così intimo di qualcun altro». E non si riferisce solo all’amore carnale, ma all’amore in senso lato: qualche giorno fa una coppia le ha scritto per comunicarle che si sono sposati usando la sua Cleo durante la cerimonia, cosa che l’ha resa molto felice. Ora deve solo aspettare che qualcuno concepisca un bambino ascoltando la sua musica, insomma. «Beh, nel mio merchandising c’è una linea di preservativi a nome Shygirl: se i miei fan li usano, non succederà!» sghignazza. Ha proprio pensato a tutto.

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