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Shel Shapiro, i Beatles e il deep web

«Il web sostituisce in qualche modo anche la droga», dice il frontman dei Rokes

Shel Shapiro all'opening della mostra "Nothing is Real" al MAO di Torino

Shel Shapiro all'opening della mostra "Nothing is Real" al MAO di Torino

Con i Rokes aveva portato il beat in Italia, con l’accento inglese che si è leggermente affievolito con il tempo. Ma Shel Shapiro resta una sorta di santone del rock di casa nostra. E incontrarlo alla mostra Nothing is Real, inaugurata a Torino per ricordare il viaggio dei Beatles in India, è l’occasione giusta per partire da quel viaggio e parlare di molti altri. Tra droga, beat generation e deep web.

beatlesmao

Secondo te questo viaggio ha davvero cambiato molto nel mondo musicale?
È molto difficile valutare, di sicuro ha aperto il cervello a nuove forme di musica. Questo sì. Però… hai un disco indiano a casa?

No,non credo.
Vedi? Da un punto di vista realistico, di pragmatico, non ha cambiato nulla. Ha sicuramente fatto conoscere Ravi Shankar, e di riflesso ci ha fatto conoscere Norah Jones che ha avuto successo anche perché sua figlia. Ma da un punto di vista strettamente musicale non ha dato un vero input sul lungo periodo.

E quelli che sono venuti dopo di loro, che hanno mantenuto comunque un’estetica simile?
Bah, se leggi un giornale indiano, un quotidiano di oggi, non c’entra un cazzo con l’amore, la pace e il pacifismo. Quello è il mondo del fumetto, la realtà è un altro discorso. Non c’è dubbio, però, che l’India a quel tempo ha offerto un’alternativa al buco. Non voglio essere assolutista, però ha offerto la possibilità a molta gente di guardare altrove, per scappare da una realtà che non andava bene.

Cosa ha offerto ai Beatles secondo te?
Ha cambiato la percezione della gente nei confronti dei Beatles. Se Ringo Starr dopo 12 giorni voleva già andarsene allora vuol dire che effettivamente non sono cambiato molto. Lennon probabilmente è cambiato, Harrison era già cambiato perché è stato lui a voler questa cosa. Tutto è nato dal suo amore per Ravi Shankar: è nato da un desiderio musicale e poi hanno scoperto un mondo nuovo e affascinante. Graficamente assomigliava molto alla psichedelia, i manifesti psichedelici sembrano quasi indiani. Quello ha significato molto.



È stata forse il legame più superficiale che spesso è stato indicato…

In realtà è una storia molto lunga, che arriva dalla Beat generation, comincia negli anni Cinquanta, quando i Beatles avevano 10 anni. Alcuni della generation, Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Fernighetti hanno percepito il bisogno di cambiare qualcosa. Neal Cassidy, eroe di Kerouac e amico dei Grateful Dead fa sì che diversi gruppi di persone si uniscano. Da lì comincia il degrado, arriva l’LSD, ma anche l’eroina. Questa fa paura a tutti. I Beatles, come tutti noi, hanno avuto degli amici che sono morti di overdose. E l’India e la meditazione, se volevi cercare qualcosa di diverso, allora quelli erano dei mondi dove scappare.

E oggi? Non mi sembra che ci sia una grande ricerca spirituale…
Non c’è bisogno, ormai c’è tutto dentro il web. Puoi trovare tutto quello che non trovavi prima. C’è l’obvious web e poi il deep di cui noi sappiamo poco, magari ci sono delle cose anche non prettamente criminali. Il web sostituisce in qualche modo anche la droga: non hai bisogno di farti per trovare un mondo nuovo, devi soltanto sapere come arrivarci.

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