Un bravo ragazzo in un brutto quartiere: intervista a Sfera Ebbasta

Approfittando di uno shooting al Sae Institute di Milano, abbiamo raggiunto il rapper di Cinisello per parlare di album, droghe e successo
Sfera Ebbasta - Foto Sha Ribeiro

Sfera Ebbasta - Foto Sha Ribeiro


Dopo quasi cinque ore ininterrotte di shooting fotografico (gli scatti di Sha Ribeiro sono qui sotto e sono davvero belli), Sfera mi chiede di poter fare l’intervista fuori: deve fumarsi la sua cannetta a tutti i costi. Si è anche preparato il suo drink post-canna mettendo una lattina e mezza di Sprite e un quarto di sciroppo viola alla codeina dentro una bottiglietta da mezzo litro vuota. Perché Sfera Ebbasta alla fine è così. Non gioca a fare il suo personaggio, lo è con tutti i vantaggi e gli svantaggi che comporta essere un rapper di 24 anni immerso in un successo di cui forse non si è ancora reso conto del tutto.

Stasera, 13 maggio, Sfera e i suoi soci Ghali e Charlie Charles si esibiscono per la prima volta ai Magazzini Generali, ma non è di sicuro il primo sold-out e, sono pronto a scommettere, nemmeno l’ultimo.

Charlie mi ha detto che non vivi più a Ciny.
No, ora sto vivendo a Corsico, mi sono appena trasferito. Se per “appena” intendi sei mesi. Diciamo che appena ho cominciato a fare strada con le mie gambe mi sono trovato casa da solo, la migliore che potessi trovarmi ora. Posso essere sincero, però? Mi sono mezzo pentito. Non tanto perché non sono più a Ciny ma più che altro perché non ho più la compagnia di amici. Ora esco di casa e vado in studio da Charlie, fine. È chiaro che ci si vede coi vecchi amici ma non più così spesso. Rimpiango i tempi di Cinisello: uscivo di casa a piedi, andavo al parco, mi fumavo venti canne e poi tornavo a casa.

Però i video continui a farli a Cinisello, giusto?
Questo credo che sia stato l’ultimo. Il discorso è che vorrei fare qualcosa di più interessante nella vita.



Dici che potresti risultare ripetitivo?
In America c’è gente che fa video nel suo quartiere dal primo all’ultimo, senza mai dover uscire da lì. In Italia invece dopo un po’ finisci col passare per ripetitivo e forse è il pubblico che si lascia influenzare un po’ troppo. L’anno scorso ne ho fatti quattro a Cinisello. Quest’anno se lo facessi mi accuserebbero di non avere più idee.

Prossimo video quindi montagne o deserti come Ghali?
Non mi piacciono le montagne, a me piace la roba urban. Ghali comunque ha spaccato con l’ultimo video e le strofe in arabo sono state un’ottima mossa.

L’auto della polizia nel video di BRNBQ immagino sia stata noleggiata.
Certo, si può avere tutto pagando. Però ammetto che sarebbe stato più gangsta se fosse stata vera. Magari con due sbirri chiusi dentro. Ma non rischio la galera per una stronzata del genere! È proprio quello che voglio far passare in questo video e negli altri: sono un bravo ragazzo in un brutto quartiere. Ma brutto è inteso come degrado, non voglio far passare Ciny per il Bronx. Nel video di Ciny non vedi pistole o droga ma solo bambini che giocano per strada.

E per quanto riguarda la musica?
La musica rimarrà sempre il rap e credo che non mi discosterò mai neanche dello stile attuale. Perché le cose che fai devono piacere a te stesso in primis. Devi essere convinto di ciò che stai facendo senza sentirti un coglione. Ovvio, il giudizio della gente ha un peso in tutto ciò, però sticazzi, oh, finché sarò fiero di ciò che sto facendo, continuerete a vedere Sfera Ebbasta per come lo conoscete. L’importante è rimanere coerenti con se stessi. Se decidessi domani di fare le canzoni d’amore, lo faccio. Basta che la decisione sia esclusivamente mia e non dettata da squallide mire espansionistiche. La musica è la mia, sono io che decido.

Cosa puoi dirmi del nuovo album?
Prima cosa, stiamo cercando di rimanere quelli che siamo. Stiamo sperimentando molto, questo comporterà anche sonorità nuove ed elementi a cui il mio pubblico è meno abituato. Ancora non si sa quali featuring potremo concederci, ma sicuramente stiamo puntando in alto, molto in alto. Charlie si occuperà sempre dei beat, magari aiutato da altri in qualche punto, come i francesi che producono SCH e Booba.

Tra l’altro sono l’unico featuring nel nuovo disco di SCH, su una co-produzione di Charlie. Ancora non ci credo perché non è stata una manovra fra label e manager. È stato proprio lui che ci ascolta sempre e ci ha voluto nel suo album. Siamo gli unici featuring nel suo album, capisci? Assurdo. Mi ha chiamato Shablo alle 3 di notte e mi fa: “Oh, guarda che domani devi partire per Parigi perché SCH ti vuole nel suo disco.” Io rispondo: “COSA?” E niente, qualche ora dopo ero a parlare con lui, che mi ha confidato di andare in giro in macchina per Marsiglia con Ciny a tutto volume. La stessa cosa che facciamo noi con le sue tracce. Alla fine, che cazzo te ne frega del testo? Questa è roba che puoi ascoltare in America, in Francia e—perché no?—anche in Giappone.



Dichiaro la domanda da sbirro: non pensi che i tuoi testi e i tuoi video possano influire in modo negativo su qualcuno di facilmente influenzabile?
Non ho mai fatto video o canzoni in cui faccio brutto, né tantomeno ho mai detto “dovete fare così o dovete cosà”. Molto semplicemente, rappresento il personaggio di me stesso e non sono un bad boy o cazzate del genere. Sono un ragazzo cresciuto in periferia che ha visto le stesse cose di migliaia di altri ragazzi, probabilmente anche meno. Al giorno d’oggi, puoi ritrovarti nei miei testi anche se vivi in Vittorio Emanuele, comunque troverai un testo o una rima che ti sembrerà familiare. E poi non esiste praticamente più una distinzione fra centro e periferia: facciamo tutti le stesse cose ormai. Ad ogni modo io sono solo un rapper e se decidi di prendere come esempio un rapper sono solo cazzi tuoi. Quando parlo di Sprite non sto facendo nessun inno alla codeina, sto solo parlando di me. Sarebbe assurdo che un ragazzino per rivedersi in me si facesse la codeina. Sarebbe come se…

Se qualcuno per rivedersi in Tupac si facesse sparare.
Bravo, o come se per rivederti in Fredo Santana uccidessi un cristiano. La musica è musica, io ho provato la codeina superati i 18 anni e con una testa sulle spalle, con una cognizione ben precisa dell’effetto che gli oppiacei hanno sul cervello e sull’organismo. Ci sono ragazzini che non sanno nemmeno il nome dello sciroppo da usare, di conseguenza i richi aumentano. Non puoi andare in farmacia e prendere il primo sciroppo per la tosse che trovi e metterlo nella Sprite, perché puoi farti davvero male e se succede sei un coglione. Ci siamo passati tutti per l’adolescenza e tutti sappiamo cosa si è disposti a fare per integrarsi ed essere accettati, ma se prendi la codeina per farti accettare significa che sei un fallito o frequenti falliti, o entrambi. Quindi, il consiglio che voglio dare è: non prendete le droghe come fossero una moda, leggere o pesanti che siano. Provare è giusto, perseverare sono cazzi tuoi ma l’importante è che sia tu a volerlo.

Grandi o piccoli che siano, sempre più artisti si legano a un brand di abbigliamento. Tu come la vedi?
Personalmente, mi lego al brand che mi piace. Mi spiego meglio: giro sempre con le Nike ai piedi? Se Nike mi propone una collaborazione diretta, io accetto. Non mi sto brandizzando, la scelta parte da me. Mi piacciono le magliette di Burlon ma non ho mai avuto un euro per comprarle, perciò quando Marcelo me ne ha regalata una sono stato felicissimo. Io non ero nessuno ancora e soltanto ascoltando la mia musica mi ha contattato, rendendomi davvero fiero. Sai, lui è uno che normalmente veste Future e Tyga, fai tu.

Quand’è che hai messo online il tuo primo video?
I primi saranno stati 4 o 5 anni fa, delle floppate pazzesche! Ovviamente non sono più online, sono stati rimossi saggiamente. Il primo in assoluto era proprio una merda, io ero ancora inesperto a rappare, ma il problema era proprio la clip: un video amatoriale fatto male da un ragazzino. Gli altri poi li ho tolti per questioni più pratiche, avendo aperto un canale ufficiale e cose del genere. Convogliare tutto su un unico canale è stata proprio una scelta di business.



Oggettivamente, come spieghi questo successo?
Partiamo dalla superficie. A livello di immagine secondo me posso piacere sia alle ragazzine che i ragazzini in cerca di un modello puramente estetico. I vestiti, i tatuaggi, i gioielli: sono tutte cose che comunque attraggono io sono la versione un po’ più cresciuta di questi ragazzini. Poi c’è il suono, perché fino a qualche anno fa in Italia non filtrava assolutamente nulla di ciò che fosse realmente apprezzato all’estero. Ci siamo sempre dovuti sucare dei surrogati di ciò che accadeva fuori dall’Italia ma ora non è più così e il resto del mondo è arrivato di colpo in Italia. Il fatto che io faccia una cosa che possa essere a livello di una roba francese o tedesca ha sicuramente giocato a mio favore. Infine i testi: come ti dicevo, le vite dei ragazzi di oggi sono tutte più o meno simili e proiettate verso un’attitudine da strada. Compagnia, motorini, fumo pacco dell’amico spaccino: chiunque può ricondurli a un’esperienza di vita vissuta, chi più e chi meno. Una delle cose che mi scrivono i più spesso, insulti quasi mai, è tipo: “Mi sembra che tu abbia scritto questa canzone apposta per me!” Non sai quanti me lo scrivono. Mi piace anche la parte integrativa della mia musica. Mi scrivono anche molti arabi e slavi che vivono in Italia e questo non può che riempirmi di orgoglio.

Chi diamine è Vito?
Vito è un personaggio mitologico. Lui c’è e non c’è, esiste e non esiste allo stesso tempo ma purtroppo non posso dirti altro.

Ok, non insisto allora. Prima volta ai Magazzini?
Ai Magazza sì, ma per fortuna non è il primo sold out! [ride] In questo tour in quasi tutte le date è stato così, non ricordo nemmeno quante ne abbiamo fatte. Due o tre non sono andate troppo bene, credo che il motivo sia la posizione geografica dell’evento. Tipo Campobasso non è andata un granché, 200 persone, ma conta che per arrivarci è un calvario. In compenso, alla prima data al Limelight c’erano 2000 cristiani, quando l’ultima volta che ci avevo suonato, di persone, ce n’erano 8 e tutti amici miei. Sono arrivato davanti al locale, ho visto la fila immensa e ho pensato: “Cazzo! Ma questi sono qui per noi?” Poi sono sceso dalla macchina e c’è stato un boato. I brividi.

Quindi devo dire a mia madre di non preoccuparsi se vado ai Magazzini venerdì?
No, dille di preoccuparsi eccome. Sai come entri ma non sai come esci, sempre se ci riesci.

Si ringrazia il Sae Institute di Milano per la gentile ospitalità