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Senza malinconia arriva il “Déjà Vu” di Giorgio Moroder. L’intervista

Il 16 giugno esce l'album di inediti del padre della Disco Dance. Il 24 e il 25 luglio dal vivo a Roma e a Milano e il 15 giugno a Firenze, per un evento privato per LuisaviaRoma

Georgio Moroder, foto di Anna Maria Zunino Noellert

Georgio Moroder, foto di Anna Maria Zunino Noellert

È un Déjà Vu quanto più positivo si possa immaginare quello di Giorgio Moroder. Il 16 giugno esce l’album di inediti del padre putativo della disco music che da poco ha compiuto 75 anni e che fa trasparire ben poca malinconia per l’epoca d’oro della dance. Soltanto in alcuni momenti. Tornerà in Italia per due djset: il 24 luglio sarà a Roma a Villa Ada, a “Roma incontra il Mondo”, e il 25 luglio a Milano, all’Estathé Market Sound. E un evento speciale privato: il 15 giugno sarà al Firenze4Ever (nato nel 2010 per festeggiare il decimo anniversario delle attività online di LuisaViaRoma.com).

Lui, rilassato, gentile e affabile, quanto solo i grandissimi sanno essere, ha incontrato la stampa e ha chiacchierato amabilmente della dance dei tempi passati e di quelli recenti. Da quando nel 2013 i due genietti del french touch, leggi Daft Punk, lo hanno tirato fuori a forza dal suo guscio, dove per altro non si stava trovando per nulla male, e lo hanno coinvolto nel pezzo dal titolo emblematico Giorgio by Moroder. «Dopo quel brano ho avuto tre proposte importanti dalle case discografiche e alla fine ho scelto la Sony. Da poco avevo incominciato a fare il dj».

Vorrà dire ri-cominciato?
«No, voglio dire proprio incominciato, quando lo facevo 50 anni fa era tutta un’altra cosa».

Prima non aveva pezzi nel cassetto che stava tenendo via?
No, credo che quando cè un pezzo nel cassetto questo pezzo non vada bene! (ride). A parte una volta con Donna Summer, quando le feci sentire un pezzo e non le piacque. Poi lo riascoltò dopo un anno e decise di pubblicarlo nell’album. Era On The Radio e ebbe il successo che tutti sappiamo.

Ecco, quando parla di Donna Summer, in diversi momenti della conferenza, Moroder cambia tono e si intuiscono affetto e stima, e in fondo un filo di nostalgia. «Con Donna abbiamo creato il Munich Sound, sicuramente, e il primo pezzo è stato Love to Love You Baby. Lì abbiamo deciso di portare il Four-on-The-Floor, la batteria 4/4 sul dancefloor. Poi tutti i suoni erano ottimamente amalgati e abbiamo creato quel suono unico che tutti conoscono», ricorda. Ma c’è sicuramente un’altra donna che lo ha colpito moltissimo, perché la cita continuamente, ed è Sia, la cantante della title track, che però Moroder non ha mai incontrato.

«Bravissima, l’avevo ascoltata nel pezzo con David Guetta Titanium e l’ho contattata io. Ma non sono mai riuscito a incontrarla. Oggi sembra sia diventata impossibile incontrare i cantanti: sono sempre tutti impegnatissimi». A chi gli fa notare come sembri strano che lui, Giorgio Moroder, non sia riuscito a incontrare Sia, anche quando non era ancora proprio famosissima risponde: «Lo so, oggi è così, è difficile incontrarsi, si lavora sempre a distanza! Le ho consegnato le basi e lei ha scritto il testo e alla fine mi ha consegnato il pezzo finito. E poi quanto tempo ci si mette? Alla fine ho impiegato due anni per lavorare a questo materiale, mentre ai tempi con Donna e gli Sparks, per dire, ci mettevamo 3 o 4 settimane e basta!».

Ma questa nuova fase della dance, ora EDM, sarà potente tanto quanto la rivoluzione della Disco Music degli anni ‘70?
Non credo, per quanto i dj di oggi siano bravissimi, però quella era una rivoluzione totale che riguardava anche il modo di vestirsi e di comportarsi. Ecco, anche un Calvin Harris è famoso e bravo ma forse non ha la stessa qualità di una Donna Summer. E poi la Disco Music è finita, mentre credo che la EDM andrà avanti ancora per molto.

GIORGIO MORODER_album 2015 cover bassa

L’album si chiama Déjà Vu, un pezzo s’intitola 74 Is The New 24… per lei in fondo si possono solo riprodurre i suoni del passato, senza inventare mai nulla di nuovo?
Un po’ credo di sì. Esistono milioni di suoni ma non credo che possa essere inventato uno strumento così innovativo come il sintetizzatore.

Ho composto un Inno italiano. A Berlusconi era piaciuto ma non se ne è fatto niente.

E il pubblico lo trova molto cambiato?
Sì, se ne intende molto di più rispetto a 20/30 anni fa perché, soprattutto i giovani, chiaramente s’informano online, però non vogliono pagare per la musica. Io avevo pubblicato Einzelgänger nel 1975, non aveva venduto moltissimo, anche perché non era un granché e io me lo ero pure scordato. Invece, ultimamente qualcuno mi ha detto che è andato a riprenderselo e che gli piaceva pure!

Che cosa stava facendo a Ortisei prima di essere chiamato dai Daft Punk?
Un sacco di cose! Avevo progettato una macchina a 16 cilindri, la Cizeta Moroder (per la casa automobilistica che inizialmente si chiamava proprio così, per un progetto suo e di Claudio Zampolli ndr), una macchina che costava 600mila dollari e di cui ne abbiamo vendute 7 o 8 (2 per il sultano del Brunei). Giravo molto (ora vive a Los Angeles da un po’ di anni ndr), giocavo a golf tantissimo e poi mi dedicavo a qualche progetto speciale ogni tanto. Come un pezzo per le Olimpiadi di Pechino, al quale ho dedicato due anni di lavoro.

È vero che aveva anche composto un nuovo inno italiano?
Sì! Me ne era venuto in mente uno e l’ho mandato a Silvio Berlusconi. Mi ha anche risposto: gli era piaciuto ma non mi aveva detto che si sarebbe fatto qualcosa. So che da alcuni sondaggi, a molti dicevano di voler cambiare il nostro Inno ma in fondo, in fondo nessuno voleva farlo veramente.

E se le proponessero di produrre un album per qualche artista importante?
Potrebbe essere, con Lana del Rey ci sentiamo spessissimo e ogni volta dice che vorrebbe lavorare con me.

Forse per questo album che uscirà a settembre è tardi?
Massì gli artisti dicono sempre a settembre. Chissà quando uscirà veramente. Intanto, per i Coldplay ho curato il remix di Midnight, vedremo se faremo altro. Anche Lady Gaga mi ha chiesto un pezzo per il nuovo album e pure con Pharrell, che è un amico, c’è questa intenzione.

E il cinema?
Certo c’è anche quello! Sto curando la colonna sonora di un film americano di alto budget di cui non posso dire il nome. E poi sto finendo la musica per il videogame di Tron. E quando torno devo incontrare un grande network che deve parlarmi di un talent-show.

Insomma Moroder non pensa proprio, al momento, di ritirarsi ancora in montagna a Ortisei.

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