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Sem&Stènn: «È più oltraggioso un bacio gay che un uomo sui tacchi»

Dal nuovo video con Manuel Agnelli fino al concerto con gli Afterhours, in mezzo un album per non diventare artisti "usa e getta" e qualche barriera da sgretolare.

Sem&Stènn indossano le felpe Levi’s Sportswear e 501 Jeans bianco. Foto di Silvia Tofani.

La notizia bomba giornaliera è la paternità di Fedez? Forse, ma non soltanto, perché, rimanendo in tema più strettamente musicale – e meno gossipparo –, dopo la ‘svolta italiana’ del lontano 1995 fatta con i suoi Afterhours per l’album Germi, oggi Manuel Agnelli è tornato a cantare in inglese, almeno per una volta, almeno per i suoi ‘figliocci’ Sem&Stènn.

La coppia che ha travolto l’ultima edizione di X Factor torna oggi con un nuovo singolo, Baby Run, realizzato proprio insieme al loro ex-giudice e leader degli Afterhours, per l’occasione trasformato in un Jack Torrance in total black, tra corde e inseguimenti paranoidi, tra ville rubate a ‘Kubrick’ e riarredate a pallettes e ammiccamenti synth, tra Depeche Mode o Dead Or Alive. Dopo il video decisamente fuori dagli schemi realizzato per il primo singolo The Fair, Levi’s è tornata a vestire i nuovi paladini della dark wave Made In Italy anche per Baby Run, nuovo estratto dal loro album di debutto intitolato Offbeat, in uscita il prossimo 6 aprile: un ritorno alle atmosfere più cupe degli anni ’80 dopo le luci del talent, per una coppia che potrebbe diventare qualcosa di più che una semplice band.

Baby Run (Official Video) by Sem&Stènn & Manuel Agnelli on VEVO.


Il mondo dopo X Factor: come cambia la musica fuori dal loft?
Sem: Finché sei a X Factor è tutto molto bello, abbiamo avuto la fortuna di poter lavorare, in primis, con Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo ma anche con un team incredibile, dal vocal coach al trucco. Quando esci c’è uno sbalzo allucinante, un calo di attenzione per cui devi ripristinare tutto e tornare a faticare come facevi prima, da artisti indipendenti, anche se con qualche follower in più (ride, nda). Siamo contenti di com’è finita: siamo risuciti a produrre un album per un’etichetta come INRI, mettere in piedi un tour e portare avanti un duetto con Manuel… siamo molto soddisfatti e sappiamo di essere molto fortunati.

Stènn: Poco dopo l’uscita dal programma abbiamo avuto alcune proposte da diverse etichette, anche importanti. Non era quello che volevamo, non sembravano molto interessati alla nostra musica ma più al nostro ‘personaggio’, all’immaginario che si era creato attorno noi: eravamo visti come gli artisti da mandare nelle discoteche a fare casino, non c’era il minimo interesse discografico. Abbiamo scelto un mondo, come quello delle etichette indipendenti, più consono a quello che facciamo.

Sem: Quando abbiamo capito che della nostra musica non importava quasi nulla ci siamo detti “dobbiamo uscire da qui il prima possibile”, e ce l’abbiamo fatta.

Erano interessati più alla vostra immagine per come era percepita a X Factor?
Stènn: Volevano sfruttare l’attenzione mediatica del programma invece che costruire un progetto discografico. Sappiamo che i casting della nuova edizione sono già iniziati quindi avremo avuto una vita brevissima.

Sem: Siamo all’undicesima edizione, sta per partire la dodicesima, abbiamo già alcuni esempi dal passato di concorrenti trattati come ‘usa e getta’. La nostra fortuna è stata di aver già dall’inizio programmato le varie possibilità di un post-X Factor, avevamo già un piano su come muoverci.

C’è stata molta attenzione per voi ma anche molto hating, soprattutto sui social, per aver portato in televisione un tema ancora ‘proibito’ come l’omosessualità. Come avete vissuto questa insensata pressione mediatica?
Stènn: Durante le audizioni potevamo ancora accedere ai social e nei primi trenta minuti dopo il nostro provino, in cui abbiamo letto i commenti, ci siamo amareggiati. Eravamo comunque preparati, era la stessa cosa – seppur ingigantita dalla nostra performance in televisione – di quanto succedeva durante le nostre esibizioni da artisti indipendenti.

Sem: Credo che ciò ha dato più fastidio a un certo tipo di spettatore sia il fatto che fossimo una coppia omosessuale italiana in un programma italiano. Finché ci arrivano dei miti, delle icone dall’estero, il problema non persiste. Se è qualcuno lo fa in Italia, invece, diventa tutto improvvisamente molto ‘strano’: qui siamo abituati a una serie di cliché, anche a livello musicale, eravamo difficili da collocare.

Credete che la vostra visibilità potrà contribuire a rompere delle barriere?
Stènn: Penso che, almeno in parte, questa barriera abbiamo iniziato già un po’ a scheggiarla, quando, ad esempio, ci siamo baciati durante la trasmissione. Paradossalmente è molto più oltraggioso un gesto del genere piuttosto che vedere un uomo sui tacchi: è più rassicurante assimilare una persona gay a quello stereotipo, a quella macchietta, piuttosto che vedere un gesto normalissimo come un bacio.

Parliamo del nuovo video: è curioso come un artista musicalmente agli antipodi rispetto al vostro suono come Manuel Agnelli si sia prestato così tanto al vostro progetto.
Sem: Sicuramente siamo su due correnti diverse, ma non così tanto come si crede. Manuel è cresciuto con Cure e Joy Division, band che sono tra i nostri riferimenti, per cui spesso ha detto che in noi rivede le sue origini. Lui negli anni ’80 ha vissuto a Londra e a Manchester, ha visto da vicino quella scena cui noi ci ispiriamo, e forse noi siamo stati la sua ‘occasione’ per rivendicare quella sua ‘sfumatura’ che nell’immaginario comune non è subito riconducibile a Manuel Agnelli. Alle audition eravamo molto spaventati, soprattutto per il suo giudizio, poi ci ha supportato tantissimo ed è nato un rapporto stupendo, umano e artistico.

Stènn: Manuel ci fa fare quello che vogliamo con lui, è un po’ il nostro ‘pupazzo’, nel video ha fatto tutto quello che gli abbiamo chiesto di fare. Durante le riprese si è subito calato nella parte e si è divertito tantissimo. L’abbiamo messo in condizioni difficili, ha patito un sacco di freddo ma ha tenuto botta (ride, nda).

Parlando di Offbeat, dobbiamo aspettarci le sonorità dark e synth wave cui ci avete abituato a X Factor?
Sem: In parte, ma non solo. Ad esempio nel disco sarà presente anche un’altra collaborazione, con Populous, un producer molto distante da noi, con un sound che rimanda al Sud del mondo mentre noi ammicchiamo più con la musica del Nord Europa. È stato curioso vedere cosa poteva nascere da questa collaborazione: abbiamo lavorato a distanza, ci mandavamo idee come fosse un ping pong e ci siamo conosciuti a brano finito. Per questo lavoro siamo molto esaltati, ci ha permesso di mettere in luce un lato di noi che spesso non emerge.

Il 10 aprile, invece, vi aspetta il Forum, in apertura al super concerto con cui gli Afterhours festeggeranno i trent’anni di carriera.
Sem: Manuel lo annunciò prima della nostra ultima performance a X Factor. Eravamo già in postazione, sdraiati su un ammasso di corpi seminudi, eravamo abbastanza scomodi (ride, nda). In quel momento Manuel ha sganciato la bomba, noi non lo sapevamo fino a quell’istante. Durante la performance eravamo gasatissimi.

Stènn: Il Forum noi l’abbiamo sempre vissuto da spettatori, non sappiamo che effetto farà su di noi. Per come siamo fatti rendiamo molto di più tanto più è numeroso il pubblico che abbiamo davanti anzi, per il tipo di performance che facciamo, quando suoniamo in situazioni più intime diventiamo più timidi.

Fra i vostri ex colleghi di X Factor, invece, c’è chi si è già esibito al Forum, i Måneskin, durante la finale del programma. Loro hanno fatto un percorso molto diverso dal vostro, cavalcando l’enorme successo del programma per partire subito in tour, mentre voi avete preferito chiudervi in studio per un album. La loro vi sembra una scelta azzardata?
Stènn: Penso sia logico da un punto di vista del marketing. Credo che tutte le loro mosse siano perfettamente giuste per cavalcare l’onda il più possibile. Noi abbiamo avuto l’esigenza di andare in tour con qualcosa che ci appartenesse, con la nostra musica, come abbiamo sempre fatto. Loro hanno preferito un’altra strada, che magari non dipende neanche da loro ma da un sistema più grosso che si è creato intorno a loro. Per questo dopo X Factor abbiamo preferito cercare chi si interessasse prima di tutto alla nostra musica, poi al resto.

Magari loro hanno accettato ciò che voi avete rifiutato.
Sem: Per i finalisti magari è diverso, però credo che cavalcare l’onda sia giusto fino a un certo punto. È più importante proporre la propria musica altrimenti il rischio è quello di diventare un progetto ‘usa e getta’. Sappiamo che stanno scrivendo quindi gli auguriamo il meglio.

Dopo il Forum partirete anche voi in tour, con la prima data fissata per il 24 marzo a Napoli. Cosa vi aspettate? Che tipo di pubblico vi troverete davanti?
Stènn: È difficile prevederlo, quando dopo il programma abbiamo incontrato chi ci ha sostenuto ci siamo trovati difronte a persone molto diverse tra loro: da ragazze adolescenti a bambini – “accompagnati dai genitori”, scherza Sem – che cantavano con noi Marilyn Manson fino a persone che ci guardano con nostalgia, perché gli ricordiamo la musica che ascoltavano in giovinezza. Stiamo studiando una performance ben strutturata, tra luci, acrobazie e glitter in the air (ride).

Da X Factor eravate usciti quasi come degli outsider dal mondo patinato della televisione, invece ecco che un brand celebrato come Levi’s scommette su di voi. Ve lo aspettavate?
Stènn: In realtà non ce lo aspettavamo per niente anche se, devo ammetterlo, abbiamo sempre saputo di essere i più fashion di questa edizione di X Factor (ride, nda).

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