Selena Gomez, l'EP in lingua spagnola e le big tech: «Basta disinformazione» | Rolling Stone Italia
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Selena Gomez, l’EP in lingua spagnola e le big tech: «Basta disinformazione»

La star racconta il nuovo ‘Revelación’, la sensazione di non essere considerata una vera artista, le lettere aperte indirizzate ai capi di Twitter e Facebook. «Non ho più paura di prendere posizione»

Selena Gomez

Foto press

C’è voluto un decennio perché Selena Gomez riuscisse a finire Revelación, il suo primo EP in lingua spagnola. Ne ha parlato per la prima volta nel 2011 in un tweet in cui raccontava l’idea ai fan. Poi la vita e la carriera si sono messe di traverso, ma non ha mai messo da parte quel sogno. «Se fosse uscito allora non avrebbe avuto lo stesso impatto», dice.

L’influenza più grande del suono dell’EP arriva dalla sua omonima, l’icona Selena Quintanilla-Pérez, che Gomez ha già celebrato cantando Bidi Bidi Bom Bom allo Houston Rodeo del 2010. Revelación contiene anche brani prodotti dall’hitmaker reggaeton Tainy e un duetto con Rauw Alejandro. L’EP arriva alla fine di un anno particolarmente impegnativo per Gomez: dopo l’uscita di Rare, nel 2020, ha collaborato con le Blackpink, presentato un cooking show e lanciato una linea di prodotti per il make-up (Rare Beauty). Presto tornerà in TV, il primo ruolo dai tempi della Disney, insieme a Steve Martin e Martin Short nella serie comedy di Hulu Only Murders in the Building. «Vado dove mi porta il cuore, prendo le mie decisioni sulla base di quello che ho visto e imparato», dice la ventottenne. «Continuerò finché potrò».

Hai detto che ti sembra di cantare meglio in spagnolo e che hai dovuto reimparare la lingua. Com’è andata?
L’ho parlato frequentemente fino ai 7 anni. Quello che volevo dire è che sento mia quella lingua. Mi sento meno giudicata. Forse dipende dal fatto che per anni la gente mi ha detto che non sono una vera artista. Esplorare questo lato di me è stato semplicemente straordinario. Mi ha permesso di portare la voce in direzioni diverse. Cantando mi sentivo molto sicura. Spero che il pubblico se ne accorga.

Come pensi che la gente ti veda, in quanto artista? Quanto è diverso da quello che vorresti?
Quando ero più giovane non avevo idea di quello di cui parlavo. Cantavo e in un certo senso stavo costruendo un personaggio. È divertente fare una cosa che piace così tanto ai più giovani. Era il mio obiettivo. Poi ho capito che non volevo più vivere in quella narrazione… So di non essere la cantante migliore, ma racconto delle storie. Sono emotivamente connessa alla mia musica. È una cosa importante per me, tanto quanto essere la cantante migliore in assoluto.

Hai lavorato a due stagioni di un cooking show per HBO Max, Selena + Chef. Qual è la cosa più importante che hai imparato dagli chef con cui hai collaborato?
La pazienza. Mi arrabbio spesso con me stessa. Lo show è ovviamente montato per dare risalto ai momenti più caotici. Io sono davvero così, un po’ una matta. Ma nel mezzo c’erano anche momenti più silenziosi, intimi, davvero speciali.

Hai provato a cucinare quelle ricette da sola?
Sì, ci ho provato. Devo essere onesta: senza indicazioni non sono così buoni, ma mi diverto un sacco. La produzione mi ha anche dato un piccolo libretto con tutte le ricette che ho provato. Insomma, non vengono fuori piatti terribili, ma è bello avere qualcuno che ti guida.

Stai girando una serie con due delle persone più divertenti del mondo: Martin Short e Steve Martin. Com’è stato tornare sul set?
È stato molto normale. Sono anche produttore esecutivo, quindi partecipo a tutto il processo. Mi mancava stare sul set. Steve è molto dolce, mentre Martin è puro caos. È una bella combinazione. Ho avuto l’occasione di lavorare con delle leggende e ascoltare le loro storie. Amo passare il tempo con loro.

Qual è il loro personaggio che preferisci?
Mi piacciono le cose di Marty a SNL. Ho visto fantamilioni di video. E adoro Il padre della sposa.

Di recente hai richiamato pubblicamente l’attenzione dei capi delle big tech come Mark Zuckerberg e Jack Dorsey circa la diffusione della disinformazione sul Covid-19 e sulla rivolta del Campidoglio. Cosa ti ha spinto a pubblicare queste lettere aperte?
L’incazzatura. Ho mollato i social media tre anni fa. Ora è il mio team che posta: io scatto la foto, scrivo la dida e stop. La gente crede a certe cose, è pazzesco. È fuori dal mondo reale, fa paura constatarlo. Mica potevo stare a guardare. Magari un tempo avrei avuto timore a prendere posizione, ma ora non c’è reazione che mi possa ferire. Non m’interessa, voglio prendere le difese di milioni di persone.

Hai accusato le grandi piattaforme di “fare i soldi col male” giacché hanno pubblicato pubblicità contenenti menzogne sulle elezioni. Che cosa ti ha spinto a prendere posizione in modo tanto diretto?
Non è stato facile, ma ne avevo abbastanza. Un tempo l’idea di prendere posizione mi terrorizzava. Quando sei molto giovane non sai ancora quali sono le cose giuste per cui cosa battersi. Non sono mai stata tanto esplicita e a ripensarci mi sale una rabbia… Ma tutto sommato sono anche contenta di non averlo fatto prima: pensa, se non avessi avuto le giuste informazioni. Ma una volta che ho capito che troppe cose non vanno per il verso giusto, ho dovuto farlo. Gente che ha contribuito alla nostra società viene considerata straniera o alla stregua di assassini… ma che senso ha?

Il tuo messaggio ai dirigenti di Facebook finiva con la frase «spero di avere presto vostre notizie». Ne hai avute?
Posso dirti che è tutto molto politicamente corretto. Ma non mi fermerò. Vedrete, tornerò ad affrontare il problema.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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