Home Musica Interviste Musica

Se la pandemia e 29 ore di blackout non hanno fermato Alison Mosshart, niente può farlo

La cantante dei Kills e dei Dead Weather spiega come sta vivendo il momento più prolifico della sua carriera: il nuovo singolo solista 'It Ain't Water', un altro album con Jamie Hince, un libro dedicato alla vita on the road

Alison Mosshart

Foto: Alison Mosshart, David James Swanson

Il lockdown la sta costringendo a uscire il meno possibile dalla sua casa a Nashville, ma Alison Mosshart non ha alcuna intenzione di starsene con le mani in mano. Semmai il contrario: la voce dei Kills – il duo formato a Londra nel 2001 con il chitarrista Jamie Hince – oltre che dei Dead Weather dell’istrionico Jack White sta vivendo uno dei momenti più prolifici della sua carriera. Forse il più importante, dato che a inizio aprile la fascinosa rocker americana ha pubblicato il suo primo singolo da solista, Rise, registrato con Lawrence Rothman per la serie di Facebook Watch Sacred Lies, e ora è pronta per il bis con It Ain’t Water, brano realizzato con la complicità di Alain Johannes (Queens of the Stone Age, PJ Harvey). Le due nuove canzoni vanno ad arricchire un percorso artistico multidisciplinare fatto di musica, sì, ma anche di pittura, scrittura e adesso pure di regia, dato che Mosshart, 41 anni, ha diretto i video sia di Rise sia di It Ain’t Water. Che sia l’inizio di un percorso lontano dalle sue band? Lei dice di no, di non avere in programma nessun album solista, almeno per ora: «In realtà sto lavorando al nuovo disco dei Kills», spiega a Rolling Stone in collegamento audio su Zoom.

A proposito di Rise hai dichiarato che si tratta di una canzone che avevi nel cassetto dal 2013. E It Ain’t Water?
L’ho scritta a Los Angeles più o meno un anno fa (Mosshart vive tra Los Angeles, Nashville e Londra, nda). Ricordo che ero nel mio appartamento, stavo suonando la chitarra e bevendo del vino da sola e da lì è nato tutto. In effetti la canzone parla di stare da soli, di bere… (ride, nda). E anche di quel che accade quando si ha una sorta di scissione della personalità: hai presente quando non vedi né parli con qualcuno per un lungo periodo e ti ritrovi faccia a faccia con te stessa e i tuoi sentimenti? Non importa di quale natura siano, a volte nella solitudine è come se tutto quello che hai dentro fosse aggrovigliato in una matassa e d’un tratto esplodesse; in quel caso ne è venuta fuori una canzone: non prima la musica e poi le parole o viceversa, ma tutto insieme. Il bello è che da quel giorno ogni volta che mi ritrovo bloccata in una situazione simile me la canto, la canto per me stessa: è diventata un sostegno, come un’amica.

So che sei rimasta bloccata a Nashville dopo essere volata lì all’inizio di marzo per votare alle primarie presidenziali dei Democratici…
Sì, è andata così, ci tenevo a votare, il piano era di stare qui due settimane per poi tornare da Jamie a Los Angeles, ma purtroppo ci si è messa di mezzo la pandemia: boom! Ma sono fortunata, qui a Nashville ho il mio studio, passo le giornate creando, suonando, scrivendo, disegnando, realizzando sculture con oggetti che trovo in giro. In più sto imparando a destreggiarmi con il mezzo video. C’è davvero una lista infinita di cose che amo fare, sono le mie passioni, non posso lamentarmi. Anche se qui è successo di tutto, il giorno in cui sono arrivata, il 2 marzo, c’è stato pure un tornado e una settimana fa ne abbiamo avuto un altro, una tempesta assurda che ha spezzato e buttato giù alberi, piante, oltre a lasciarci senza elettricità.

Cioè ti sei ritrovata in quarantena con un black out in corso?
Esatto, ma mi è andata bene, ho amici che sono rimasti al buio per quattro giorni, io almeno mi sono fermata a 29 ore. Non riuscivo a crederci, ma sai, la natura non è al nostro servizio, fa quel che le pare e noi non possiamo che adattarci.

Pittura e disegno fanno parte della tua vita da tempo, hai esposto le tue opere in varie gallerie: che cosa ti danno di diverso dalla musica?
La musica è qualcosa di incredibile soprattutto nella sua dimensione live, proprio per il fatto che la puoi proporre dal vivo davanti a un pubblico. Non ora, certo, ma… Quel che voglio dire è che c’è questa dimensione live insita nella musica che nell’arte visuale non hai, si tratta di due attività differenti da questo punto di vista, ma che a me piace portare avanti insieme. Insieme nel senso di contemporaneamente: di solito disegno o dipingo mentre sto lavorando a una canzone o a un disco; mi si può immaginare mentre giro in tondo in una stanza, imbraccio una chitarra, suono per un po’, poi mi giro e comincio a dipingere. È come un flusso in cui arte e musica si stimolano a vicenda.

Sei sempre stata così creativa?
Sin da piccola. Molto piccola. Mia madre insegnava arte in un liceo, quindi sono cresciuta circondata da stimoli, anche perché capitava spesso che mi lasciasse da sola a giocare con matite e quant’altro, lo faceva apposta per spingermi a creare e io mi divertivo molto, forse era la cosa che mi piaceva di più fare da bambina. In pratica è da una vita che realizzo disegni e dipinti e anche se la musica ha preso il sopravvento l’arte visuale è rimasta un mio grande amore. Per la mia prima mostra, però, ho dovuto aspettare fino a una decina di anni fa.

Prima dicevi che per te musica è sinonimo di performance dal vivo: ora, con la pandemia, che si fa? Hai sentito dei concerti in formato drive-in che si stanno organizzando in vari Paesi?
Non mi dispiace l’idea del drive-in, non potremo fare grandi concerti e festival per un bel po’ ed è giusto così, non sarebbe sicuro per la nostra salute, per cui l’unica è inventarsi soluzioni alternative. Dopodiché la mia idea è di sfruttare questo tempo per continuare a fare quello che ho sempre fatto, per sperimentare e migliorarmi. La musica comunque non si ferma, l’importante credo sia trovare modi interessanti per promuoverla e per comunicare con i fan. Certo, adesso gira tutto sui social e io non sono una da computer, tutto ciò che è virtuale, digitale, non mi piace, non lo trovo divertente: se sono diventata una cantante è per l’energia e l’adrenalina che mi sento in corpo quando sono su un palco davanti a una platea che mi ascolta. Insomma, è strano, sono una performer, posso suonare qualcosa su Instagram, ma non è lo stesso e sono sicura che non lo sia nemmeno per il pubblico. Al di là di quello che si farà nei prossimi mesi, la verità è che non vedo l’ora di tornare a fare il mio lavoro come prima.

Intanto stai per rieditare CAR MA, raccolta di opere, fotografie, poesie e racconti che si presenta come una lettera d’amore per la vita on the road e le automobili, altra tua grande passione. In particolare, so che vai matta per le cosiddette muscle car, è vero? Chissà quanti ti hanno detto che è roba da uomini.
È verissimo. Ed è roba ottima anche per le donne. Adoro quel tipo di macchine perché adoro la velocità. Lo devo a mio padre, che per mestiere vendeva auto usate, ci sono cresciuta in mezzo. In più una parte della mia famiglia è di Detroit, città importantissima per l’industria automobilistica, e anche questo mi ha condizionata. Delle muscle car amo tutto, ne possiedo due, non sono una collezionista, non ne ho bisogno, ma ne sono affascinata da sempre, le trovo bellissime e sexy, mi piace mettermi al volante e guidarle a tutta velocità, mi sento protetta e al tempo stesso mi danno adrenalina. Ho deciso di ripubblicare CAR MA perché la prima volta, poco più di un anno fa, lo avevo fatto uscire solo in poche copie. La nuova edizione sarà disponibile da agosto con abbinato a una specie di spoken word record.

Ossia?
Visto che il libro comprende un sacco di scritti, racconti e simili ho pensato di divertirmi a leggerli, ma il risultato non è un tradizionale audiolibro, perché ho usato anche effetti sonori, musiche, canzoni: è qualcosa di più, è arte, è qualcosa di strano che non so spiegare (ride, nda). Ma non vedo l’ora che esca.

Il coronavirus non ti ha abbattuta, sembri piena di energia. Credi che la pandemia cambierà questo mondo in meglio?
Non saprei, se penso agli Stati Uniti spero che sia l’occasione per dare al Paese un migliore sistema sanitario. E un nuovo Presidente… Di sicuro stiamo vivendo qualcosa di unico perché lo stiamo vivendo tutti in tutto il mondo, è pazzesco, è qualcosa di potente che spero ci spinga nella direzione di un mondo più solidale. Non posso sapere se accadrà, può darsi sia un’utopia, ma è la mia speranza.

Altre notizie su:  Alison Mosshart