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Sasso cerca la salvezza nella ‘Musica’

Dopo il duo con Andrea Laszlo De Simone e altre avventure sonore, Anthony Sasso torna con un album "analogico" in cui canta per se stesso e per i "ragazzi perduti" schiacciati dalla vita

Foto: press

Le fonti d’ispirazione sono innumerevoli e trasversali, si va dal progressive ai Daft Punk, dai Pink Floyd ai Kraftwerk, dai Tangerine Dream ai Soft Machine, dai King Crimson a Le Orme, dalla PFM a Piero Piccioni, da Morricone alla psichedelia al cantautorato italiano di grandi come Luigi Tenco, Ivan Graziani, Angelo Branduardi. Nel suo primo album solista Musica uscito il 24 febbraio, Sasso ha infilato e mescolato gran parte dei suoi ascolti e delle sue ispirazioni, ricavandone quella che definisce «un’autobiografia sentimentale, un passaporto emozionale, un viaggio sonoro e sensoriale sul significato profondo della mia esistenza».

Classe 1982, il polistrumentista torinese firma testi e musica, oltre alla produzione con Alberto “Crudo” Moretti, per un disco cui ha lavorato per quattro anni, ma che «ne racchiude 40», caratterizzato da un sapore rétro legato alla storia e alla personalità dell’autore. Il risultato è un affascinante sincretismo ottenuto passando per un’incessante esplorazione con l’intento di scovare la propria voce, il proprio sound, dice lui: «Qualcuno magari ci sentirà solo i Pink Floyd e le atmosfere vintage, ma in realtà Musica è un amalgama che si ispira anche ad artisti di adesso come Connan Mockasin, Ariel Pink, Sebastian Tellier. Amo il French touch più acido, vedi anche Mr. Oizo, che tra l’altro ha appena fatto un disco con un rapper italiano (Phra aka Crookers, nda). Certi suoni sono frutto di una ricerca approfondita, in particolare volevo qualcosa alla Daft Punk – di qui l’uso di Moog e sintetizzatori analogici come il Korg MS-20 – da mischiare con le chitarre e il rock inteso alla mia maniera. In fondo si tratta di catturare un immaginario sonoro, per poi renderlo attuale con i testi e con il proprio essere calati nel proprio tempo. O no?».

Non esiste una risposta univoca, di sicuro nella musica conta il cosa, ma anche il come, e da questo punto di vista Sasso ha fatto una scelta: queste otto tracce le ha volute suonare in analogico. «Ormai cosa c’è di nuovo? La musica oggi è quasi tutta campionata, volendo schiacci un pulsante e hai la base pronta. Succede da tanto, e non è che nel mio disco non ci sia quella componente di elettronica, anzi, prima o poi mi interesserebbe collaborare con un dj o far fare dei remix dei miei pezzi. Però a me piace suonare, sono un musicista, per cui per le mie canzoni mi suono anche le parti elettroniche, gli arpeggiatori e tutto il resto. Pazienza se nel 2023 può sembrare una roba da pazzi, sarò un nerd, ma sono convinto che un orecchio attento possa percepire la differenza. È stato un lungo percorso a condurmi sin qui ed era fondamentale per me portarlo avanti a modo mio».

Il riferimento è alle tante esperienze passate: avvicinatosi alla musica da bambino, vincitore di vari concorsi canori e di un Karaoke con Fiorello («Avevo 12 anni, ero grassoccio, con gli occhiali, cantai Acqua azzurra, acqua chiara»), Sasso ha fondato vari gruppi tra cui i Milena Lovesick e ottenuto un buon riscontro nel 2015 con l’unico disco degli ormai scioltisi Anthony Laszlo, duo messo in piedi con Andrea Laszlo De Simone. Poi è stata la volta di un tour al fianco di quest’ultimo, di un altro da turnista con i Ministri, ma intanto l’urgenza di pubblicare qualcosa di solo suo si faceva sentire. «C’è stato un periodo, dopo gli Anthony Laszlo, in cui andava tutto storto e ho pensato di smettere di suonare. Poi, però, ho avuto la chiamata».

Il tono è ironico, scoppia a ridere, ma il discorso è serio e riguarda molti bravi musicisti e songwriter che oggi faticano a sopravvivere non perché non entrino nel mainstream – chi ha detto che questo debba essere l’unico traguardo di chi fa musica? – ma perché sempre più in Italia mancano spazi di promozione e diffusione per chi si muove in altri territori. «Da qualche tempo sembra che basti fare grandi numeri per essere artisti e questo ha favorito uno stato di povertà intellettuale. Non posso che sperare che a un certo punto si arrivi a un livello massimo in cui la gente si stancherà».

Anche il caso Måneskin che lo ha visto coinvolto nel 2021, quando Damiano e soci sono stati accusati di aver copiato la loro Zitti e buoni dal pezzo degli Anthony Laszlo F.D.T. – Fuori di testa, ha rappresentato un passaggio significativo. «Al contrario dei media detesto speculare su queste cose, non posso sapere se i Måneskin abbiano sentito il nostro brano o meno, però so che quando fai musica è facile andare a ripescare cose già fatte e del resto i due pezzi sono simili, non uguali. Ho scelto di guardare al lato positivo della faccenda: se è successo quel che è successo significa che ciò che faccio come musicista vale qualcosa».

E tornando sulla questione citazionismo aggiunge: «Bisogna anche vedere che tipo di citazionismo è, un conto è citare la canzone dei Puffi, un altro è citare Serge Gainsbourg. Ma a parte questo le ispirazioni sono alla base della scrittura di canzoni; Gioco degli Anthony Laszlo, per esempio, aveva una strofa che partiva come Canzone per te di Endrigo, ma nessuno ci ha mai detto niente proprio perché era chiaro fosse una citazione. Tutti prendiamo spunto da ciò che ci piace e in quest’epoca tutto è già stato preso, tritato, ritritato, masticato, di veramente originale cosa c’è ormai? Possiamo fare delle belle contaminazioni, ma le note restano sette, non è uno scherzo. Semmai bisognerebbe dare più tempo e spazio agli artisti, perché se devi fare musica in tempi così stretti come si fa oggi è inevitabile che ci si appiattisca rischiando di dare vita a una bolla un po’ tutta simile e che rimanga solo quello che viene fatto come mero intrattenimento rivolto al business».

L’approccio di Sasso è indubbiamente diverso e in questa sua prima opera solista lo racconta tra le righe dei suoi testi. “La musica viene sempre in mio soccorso”, canta in Musica, pezzo lanciato online con un video di vecchi filmini montati ad hoc per mostrare il ruolo ricoperto dalla musica nella sua vita. «Questo disco parla del fatto che la musica mi ha salvato e continua a farlo, parla di verità, di amore, di rinascita. Dentro non manca un messaggio sociale sulla comunità, sullo stare insieme, un appello a non isolarsi e ad abbandonare l’aggressività e ogni atteggiamento giudicante a favore di uno sguardo empatico, solidale. Ma di base il mio canto è una voce dell’anima che parla a se stessa e che nel farlo si rivolge anche all’ascoltatore, perché non esiste musica senza dialettica tra chi la fa e chi la fruisce. Una voce interiore che si guarda indietro e dice “no, non sei morto ancora”, come avviene in Cercatrova, oppure “vivi, spera, sogna, ama”, “sei quello che sei, hai quello che hai”, per citare il prossimo singolo Sabba, che è un pezzo alla King Gizzard & the Lizard Wizard, un mantra arabeggiante strano».

In un’alternanza di brani più sfacciatamente rock e canzoni dalle melodie sinuose affiora anche il tema della relatività e ciclicità del tempo: è il caso di Giostra, con Stefano Piri Colosimo alla tromba e al flicorno ed Eleonora “Èlia” Ceria, cugina di Sasso, ai cori. Mentre in chiusura Aquila, con Enrico Gabrielli al sassofono, è «un invito ad andare oltre le restrizioni, oltre i propri limiti, ad ampliare le proprie vedute per osservare la realtà non solo con i propri occhi, ma tenendosi in contatto con gli altri. Inclusi i più deboli, che non sono mai dei perdenti».

Per ora non sono ancora stati annunciati concerti, ma in primavera-estate ci sarà modo di vedere Sasso sui palchi italiani. «Mi accompagneranno Zevi Bordovach alle tastiere e Francesco Cornaglia alla batteria, che hanno partecipato anche al disco. Poi Marco Gervino alla chitarra e ai cori e Alberto Moretti al basso. Abbiamo una voglia incredibile di suonare, sarà un grande live». Gli facciamo notare che il suo timbro vocale ricorda quello di Morgan nella fase Bluvertigo. «Me lo hanno già detto e se vai a riguardarti il video della sua The Baby scoprirai che alla batteria ci sono io. Sono un suo grande fan e spero che presto ci regali un album nuovo, perché al di là di tutte le polemiche mi manca, anzi, ci manca».

In tutto ciò l’impressione è che Musica sia un’opera nata da una sofferenza, ma al contempo da un forte desiderio di lotta, di resistenza. «E dalla convinzione che la musica, l’arte e in generale la creatività siano forme di evasione dalla realtà necessarie all’essere umano perché parte integrante della sua natura. Se non creiamo, se non scriviamo, se non produciamo qualcosa di artistico anche solo per noi stessi, finiamo per ammalarci. Ne parlo in Ragazzo perduto, di queste vite totalmente meccaniche che ti schiacciano. Mentre la musica… la musica, è un meraviglioso strumento per uscire da questi giochi, ti aiuta a tenere vivo il bambino che c’è in te».

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