Sascha Goetzel: «La musica classica è come un cibo mai provato, poi non ne farai più a meno» | Rolling Stone Italia
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Sascha Goetzel: «La musica classica è come un cibo mai provato, poi non ne farai più a meno»

Per la prima volta in Italia, il direttore d'orchestra ci ha spiegato in che modo possiamo valorizzare l’enorme patrimonio culturale del nostro Paese: «Dobbiamo rendere tutti partecipi e non creare elitismi»

Sascha Goetzel

Foto press

Dopo il successo del Don Giovanni al Teatro Petruzzelli di Bari, il direttore viennese Sascha Goetzel sarà impegnato in due concerti al Teatro Comunale Claudio Abbado con la European Union Youth Orchestra fino al 22 settembre, nell’ambito di Ferrara Musica. Visto che per la prima volta si trova in Italia a dirigere un’opera – ma in passato ha collaborato con Rolling Stone per Imagine, la nostra campagna in cui l’arte sosteneva l’arte – ne abbiamo approfittato per fare il punto con lui sullo stato di salute della musica classica post pandemia, visto che ha avuto anche la possibilità di collaborare con l’EUYO, una orchestra composta da giovanissimi e validi musicisti.

Perché mai un ragazzo o una ragazza dovrebbe avvicinarsi a questo genere del 2021?, lo abbiamo provocato. E lui ha risposto candidamente prendendo spunto dal cibo: «È come quando vai in Giappone e, oltre ai soliti piatti di sushi e sashimi, sperimenti il katsuobushi che è così buono che non potrai più farne a meno». Mentre se potesse decidere con chi collaborare al di fuori del suo mondo, non ha dubbi: «Malika Ayane, perché è una delle artiste più eleganti, sincere e autentiche del pop, che non ha paura di uscire dalla comfort zone dei precedenti successi».

Qual è lo stato di salute della musica classica nel mondo?
Tutta l’industria delle performing arts ha attraversato forse la più grande crisi dalla sua esistenza. Per certo abbiamo perso almeno il 30% della diversità, perché molti musicisti freelance sono stati costretti per poter vivere a cambiare lavoro. La speranza è che possano tornare alla musica appena la situazione si stabilizzerà di nuovo, ma la stessa domanda resta anche riguardo al pubblico. Sicuramente ancora non è chiaro quale sarà il risultato di questo momento storico.

Perché secondo lei un giovane dovrebbe scegliere la musica classica nel 2021?
La musica classica è come qualsiasi altra musica: è cibo per l’anima. Si possono avere dei gusti precisi, ma come dopo ogni viaggio magari in terra straniera, una nuova scoperta culinaria ti sorprende e diventa una new entry tra i favoriti. Immaginiamo ad esempio di andare in Giappone. Lì, oltre ai soliti piatti di sushi e sashimi, sperimenti per la prima volta il katsuobushi (fiocchi di Bonito essiccati) e questo piatto esotico va a finire che ti piace così tanto, che d’ora in poi non potrai più farne a meno. Lo stesso vale per il menu della classica. Ci sono così tante opzioni oltre a Mozart, Beethoven o Tchaikovsky che ognuno può trovare qualcosa che cambi il suo gusto, entrando nel suo menu musicale preferito.

A dimostrazione della qualità dei giovani musicisti di oggi, possiamo citare la European Union Youth Orchestra con la quale lei collabora e che sta dirigendo in questi giorni al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara. Qual è la forza di questo progetto?
L’EUYO rappresenta l’essenza dell’essere uniti attraverso la diversità. Tutti i suoi giovani musicisti formano un modello per una società pacifica e moderna in cui la diversità culturale è riconosciuta come ispirazione per creare bellezza. Anche per questo è stata premiata nel 2020 come Cultural Brand della Comunità Europea proprio come rappresentazione dell’universalità del linguaggio musicale e dello spirito della nostra società.

I giorni precedenti, invece, ha diretto il Don Giovanni al Teatro Petruzzelli di Bari. Cosa ci insegna, ancora oggi, quest’opera?
Tutti i personaggi delle opere di Mozart sono ambivalenti. Mentre i loro testi e la loro prosa sono per lo più chiari, è attraverso la musica che Mozart ci fa sentire i loro conflitti interiori. Le sue opere riguardano le relazioni e, in via prioritaria, il rapporto con se stessi. La tragedia sta tutta in quell’ossimoro: “Dramma giocoso”. Perché la vicenda di Don Giovanni che gioca con la vita degli altri e i sentimenti delle donne, non può che finire in dramma. Per un’opera così complessa, così ricca di simbolismi e sfumature non bastano poche righe, data anche l’attualità di una figura così controversa: il conquistatore meschino, vile, bugiardo e abusatore che per assurdo durante tutta l’opera non conquista, di fatto, nessuna delle sue vittime. Ma se vogliamo vederla per quel che è la sua morale, ad un essere come Don Giovanni, la giusta punizione per la sua riprovevole condotta alla fine arriva, perché dove non può la giustizia umana è quella divina a farsi largo: “Questo è il fin di chi fa mal”.

L’Italia ha una grande tradizione ma a volte sembra, così come in altri ambiti culturali, che non riesca a valorizzarla. Che consigli si sente di dare a chi dovrebbe salvaguardare questo patrimonio?
L’Italia ha uno dei più importanti e grandi patrimoni artistici e culturali nel mondo. Già partendo da questo sembrerebbe ovvio e facile riuscire a valorizzarlo, a renderlo intoccabile. Purtroppo, però, non è semplice come dirlo. Preservare il patrimonio culturale di una nazione, qualunque esso sia, significa condividerlo all’interno delle comunità e con gli altri, proprio perché il sentimento più forte tra gli umani è il sentimento di comunità. Ci dà un legame inconfutabile con il passato, con certi valori sociali, credenze, costumi e tradizioni, permettendoci di identificarci con gli altri approfondendo il nostro senso di unità, appartenenza ed orgoglio nazionale. L’unico strumento che mi sento di consigliare è quello di tener viva la memoria e la sua identità, educando con semplicità alla cultura e l’arte, non creare elitismi, renderne tutti partecipi, condividendola con orgoglio e spirito di appartenenza, solo allora sarà naturalmente capita e protetta.

È noto il suo impegno nell’esplorazione del suono e del repertorio attraverso programmi e progetti dinamici. Quali sono le nuove frontiere della musica nel 2021?
L’importanza di nessun confine tra i generi. Questo concetto così attuale dovrebbe essere una delle priorità principali quando si parla del futuro di una scena musicale e artistica moderna.

Lo scorso anno decise di sostenere Imagine, la campagna di Rolling Stone in cui l’arte sosteneva l’arte. Quanto è importante che nella valorizzazione della cultura non ci si divida tra generi o diversi ambiti artistici?
Quando mi è stato chiesto di aderire al progetto Imagine ho detto subito sì, avendo avuto la visione di un nuovo arrangiamento eseguito dal vivo con un gruppo di musica da camera tradizionale viennese, davanti al famosissimo quadro di Gustav Klimt Il bacio nel museo del Belvedere. Un messaggio di vicinanza e calore in un momento dove l’essere vicini non era possibile. Il presentare tutto digitalmente ci ha permesso di costruire un ponte non solo tra diverse forme d’arte, ma anche tra diversi tempi dell’arte – dalla fine del XIX secolo, passando per il timeframe della creazione di Imagine fino ad oggi. Per sperimentare il vero valore della musica e dell’arte per le nostre comunità, dobbiamo trovare il modo di riportarlo nella routine della vita quotidiana, una comprensione mirata alla necessità di un cambiamento nel processo di presentazione di nuove sinergie; la deframmentazione tra i generi, il libero scambio di idee e un processo unificato di pianificazione, magari con una discussione pubblica, aiuterebbero a riportare quotidianamente le scene musicali nelle nostre comunità, nella quotidianità del nostro stile di vita moderno.

Imagine è anche e soprattutto un brano di John Lennon, che ha appena compiuto cinquant’anni ed è considerata la più bella canzone di speranza e pace mai scritta. A livello musicale, cos’è che la colpisce di più di questo pezzo?
Come per ogni masterpiece, non c’è un elemento specifico o uno strumento che lo renda come in una pozione magica, un capolavoro riconosciuto. Quello che permette che ciò avvenga è la capacità di essere fuori dal tempo, ovvero quando il suo significato e l’impatto sugli ascoltatori continuano per generazioni e generazioni. Imagine parla direttamente alla mente ispiratrice dentro di noi. Il linguaggio della musica è fluttuante, calmo e sobrio ma innesca una pulsazione inarrestabile – il battito del tempo, in modo universale. Il bisogno di fare qualcosa, di cambiare, di rendere davvero il mondo un luogo per tutti, dove stare in pace. Con una delle intro per pianoforte più semplici ma allo stesso tempo più famose al mondo, si aprono le porte all’immaginazione infinita di armonia – uno dei più grandi desideri di tutti gli esseri umani. Per me, uno degli esempi più belli di come la semplicità in un linguaggio musicale, possa creare i sentimenti più profondi di connettività, oltre ogni confine di tempo, spazio o cultura.

Oltre al mondo della musica classica, c’è qualche artista con il quale le piacerebbe collaborare?
Naturalmente! Infatti, proprio ora mi sto preparando a partecipare a uno dei festival jazz più importanti d’Europa, con un’orchestra sinfonica al completo. In Italia, ho particolarmente rispetto del lavoro come interprete e cantautrice di Malika Ayane. Credo sia una delle artiste più eleganti, sincere e autentiche del genere pop, che non ha paura di uscire dalla comfort zone dei precedenti successi, ma è sempre alla ricerca di nuove sfide e vie di espressività e stile. Sarebbe meraviglioso sviluppare un giorno insieme un progetto in cui il nostro ed altri generi si incontrano, senza cadere nella trappola di un crossover stucchevole, ma sviluppando un’idea nuova, capace di creare un’esperienza “hybrid concert” unica.

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