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Sanremo, Carolina Crescentini intervista gli Zen Circus

Il debutto sul palco dell'Ariston, il duetto con Brunori (a cui hanno lanciato un raudo), le groupie e le polemiche inutili contro Baglioni: una chiaccherata notturna tra Carolina e il leader della band Andrea Appino

Io e la tecnologia abbiamo sempre avuto un rapporto bizzarro, ma quello che è successo questa volta ha dell’incredibile. Avevo intervistato Andrea Appino, leader degli Zen Circus, il giorno prima del loro esordio al Festival di Sanremo, ma il mio registratore ha deciso di compromettere il file come se il Millennium Bug fosse arrivato con 20 anni di ritardo. Le emozioni di Andrea di quella sera rimarranno sempre tra di noi, ormai si sono esibiti, ma i suoi occhi buoni e il suo sorriso gentile mi permettono di riprovarci. Ci incontriamo di notte su una terrazza nel suo unico giorno libero con un doppio registratore per combattere la maledizione di Agata e la tempesta.

Negli ultimi 20 anni avete suonato su ogni tipo di palco. Club, teatri, di fronte ai citofoni, in macchina, in piazze gigantesche. Come ci si sente sul palco dell’Ariston?
Prima di salire, mentre aspettavamo nella red room, mi sono isolato con le mie cuffie che eliminano i suoni dell’esterno e mi sono messo a cantare come un pazzo, mi guardavano tutti un po’ perplessi. Poi incredibilmente sono salito sul palco con una tranquillità totale e mi sono concentrato sull’idea che mi trovavo in un club piccolino.

Avete suonato con un’orchestra di 55 elementi. Come ci si sente con una band ancora più grande?
È fighissimo. Per anni siamo sempre stati noi tre, poi negli ultimi due anni la band si è allargata e abbiamo capito quanto è bello suonare con altre persone. Con l’orchestra siamo diventati un vero circo. Il brano è nato da un mio delirio di onnipotenza che sognava l’orchestra.

E l’idea degli sbandieratori?
Quella è arrivata dopo. Il ritmo è assolutamente marziale, ci sono i rullanti da marcia militare e così ci siamo detti: perché non portiamo quelli che Piero Pelù ha definito i Blackblock dell’amore? Volevamo portarci una milizia e le bandiere nere e rosse. In realtà, se ci fai caso, sopra le bandiere ci sono un emoticon felice e uno triste, un omaggio alle maschere del teatro greco ma nell’era dell’emoticon.



Venerdì rilancerete duettando con Brunori, che non ha mai partecipato a Sanremo…
Io e Dario ci conosciamo da 10 anni, siamo gli opposti e lo stimo tantissimo. E pensare che la prima volta che ci siamo conosciuti gli abbiamo tirato un raudo…

Un raudo?
Era un periodo in cui eravamo in tour sempre con i petardi… tutti ci parlavano di questo talentuosissimo Brunori e così ci aprì un concerto. Perché la cosa bellissima è che in quegli anni tutti hanno suonato con noi, era quasi un obbligo della musica indipendente.

È difficile convincere un cantante che non si è mai esibito al Festival a duettare a Sanremo?
Dario no. L’ho chiamato chiedendogli se gli andava di cantare con noi e lui mi ha detto subito di sì. Era emozionatissimo. Lo è stato anche quando abbiamo fatto le prove ed è stato meraviglioso. Mi ha raccontato che alcuni membri della sua famiglia quando hanno saputo che andava al Festival hanno brindato. Riarrangeremo il pezzo con lui, l’abbiamo fatto completamente diverso e questo è bellissimo.

La platea che hai di fronte è diversa da quella che di solito assiste ai vostri concerti?
Io sinceramente non l’ho vista, ero perso nel mio mondo, ma Ufo ha suonato guardando solo Valeria Marini.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’essere una band quando si affronta un festival come questo?
I vantaggi sono tanti, qualsiasi cosa succeda siamo insieme. Il contro è la democrazia obbligatoria, e magari quando dobbiamo prendere una decisione ci mettiamo un’infinità.

Quindi anche una band è una dittatura?
La band è una dittatura in democrazia, e io credo che una democrazia sia una dittatura.

Se poteste rubare uno dei cantanti in gara per un duetto dopo Sanremo?
Mi piacerebbe fare un nostro concerto con Achille Lauro. Io sono un amante della scena trap e rap e lui ha una sfrontatezza che mi piace. Mi sembra di vedere Ivan Cattaneo a Sanremo.

Tu sei anche produttore e hai prodotto diversi gruppi. Su chi ti piacerebbe mettere le mani artisticamente?
Mi piacerebbe tantissimo lavorare su un brano di Ultimo, perché a livello di energia mi garba da morire. Mi ricorda me quando ero piccino. È scuro, mi incuriosisce.

C’è stata una polemica inutile su quello che disse Baglioni alla prima conferenza stampa. Alle sue parole hanno risposto “Pensa a cantare”. Cosa ne pensi?
Canta che ti passa. C’è stata una strumentalizzazione dell’arte in nome di un colore politico. Bocelli non si è opposto all’uso della Lega delle sue canzoni nelle loro manifestazioni e quindi ora viene esaltato, ma se avesse detto qualcosa di diverso lo avrebbero massacrato e gli avrebbero detto: canta che ti passa.

Domanda frivola, ma di rito. La cosa più assurda che ti è successa con una groupie.
Incontro una ragazza a un concerto, la seguo in macchina fino al suo paese che era a un’ora di distanza dal luogo dell’evento. Mi assumo la responsabilità e decido che il giorno dopo avrei raggiunto gli Zen in treno il giorno dopo. Passo la notte con lei e quando arrivo al dunque inizia a suonare in continuazione il suo telefono. Non smette più, finché fuori la porta di casa si sente qualcuno urlare. Era il suo fidanzato furente. Mi vesto e scappo su un divano a dormire. La mattina dopo mi sveglio e conosco sua madre, e capisco che mi piaceva molto di più la madre. Ci provo come un matto ma non ci riesco e mentre prendo il treno per tornare un numero sconosciuto mi chiama. Qualcuno mi chiede scusa per avermi rovinato la serata ieri, era il fidanzato della groupie.

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