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Samuel e il suo chissenefrega di vincere

A Sanremo voleva solo godersi il momento e divertirsi, giura. E infatti non ha vinto, ma la sua “Vedrai” è diventata all’istante la preferita dalle radio. A posto così

Foto di Chiara Mirelli

Foto di Chiara Mirelli

«Ho appena preso una decisione difficilissima: ho capito in quale tonalità canterò a Sanremo». Queste sono state le prime parole di Samuel quando è arrivato in redazione qualche settimana prima del festival per parlare del suo disco solista, Il Codice della Bellezza. Non sembrava preoccupato, però. Sarà stato il fatto di esserci passato 17 anni fa con i Subsonica (quando presentarono Tutti i miei sbagli, pulsante riflessione sulle dipendenze, diventata una delle canzoni più importanti degli anni Zero), oppure, molto più probabilmente, lo spirito leggero con cui si stava preparando a salire sul palco dell’Ariston, in inedita versione solista. «La prima volta eravamo giovani, ci stava esplodendo il mondo tra le mani, ci scivolava addosso tutto, non ce ne rendevamo neanche conto. Questa volta ci sono andato solo perché volevo cantare, volevo divertirmi! È venuta fuori la mia parte nottambula, ho fatto un po’ di feste, qualche dj-set, anche se al mattino dopo avevo interviste e appuntamenti. C’era una bella atmosfera, me la sono goduta», mi ha raccontato a gara conclusa.

Faccio notare a Samuel che è cambiato anche il cappello, nel tempo. Alla “visiera a becco” degli inizi siamo passati a un cappello diverso, da signore. «Ma al primo Sanremo mica ce l’avevo il cappello, anzi. Mi ero rasato per la prima volta, per rispetto quasi. Questa volta mi hanno consigliato di non metterlo, soprattutto con l’abito elegante non stava bene. Ma mi sono preso questa “licenza poetica”, sono timido, lo uso per nascondermi».

E a battere la timidezza ci si è messo anche il tiro di Vedrai, una delle poche che ci faceva battere il piede ogni volta che arrivava dalla tv. «L’ho scritta per cantarla dal vivo, come tutte le canzoni che scrivo. Mi piace stare sul palco, quello dell’Ariston è un posto da rispettare, ma ci tenevo a dominarlo. Sono un animale da live. Non avevo altre velleità, non avevo altri interessi. Anche la gara, non è che contasse troppo». La conferma dello scarso interesse è stata l’alzatina di spalle all’annuncio del decimo posto, parecchio lontano dal podio. Come a dire, sono cose che succedono. E anche che gli interessi sono altri. «Negli stessi giorni abbiamo presentato il mini-tour di lancio de Il Codice della Bellezza, già in gran parte sold-out. Stiamo pensando a un’estensione, a fare qualcosa anche d’estate e in autunno».

E ci sarà una nuova band sul palco? «No, saremo solo io e Christian “Tozzo” dei Linea 77 alla batteria, la stessa formazione essenziale che avete visto a Sanremo nella serata delle cover. Io suonerò tutto quello che posso, chitarra, synth, tastiere… In più ci sarà una quantità di suoni sintetici. Ho anche pensato a una band, ma, ti dico la verità, poi non me la sono sentita».

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