"The Wrestler", Rudolf Schenker e i cinquant'anni degli Scorpions | Rolling Stone Italia
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“The Wrestler”, Rudolf Schenker e i cinquant’anni degli Scorpions

A Milano c’erano anche un sacco di giovani per il compleanno delle leggende dell'hard rock. L'intervista al fondatore e chitarrista

Il “Return to Forever Tour” è finalmente arrivato a Milano e noi c’eravamo. Potevamo mancare al tour d’addio degli Scorpions?

Il “Return to Forever Tour” è finalmente arrivato a Milano e noi c’eravamo. Potevamo mancare al tour d’addio degli Scorpions?

Da qualche anno, un certo tipo di rock melodico anni ‘80 ha iniziato a essere riscoperto come preciso oggetto di interesse, anche se spesso solo da un punto di vista ironico: una forma di snobismo hipster al contrario di cui tutti ci siamo resi colpevoli, a un certo punto. Forse il momento più memorabile di questo fenomeno è rappresentato dalla definizione che ne fa Mickey Rourke in The Wrestler di Aronosfky: «Questa sì che era musica… poi però è arrivato quel frocio di Cobain e ha rovinato tutto».

Tra gli innumerevoli esempi, ci sono almeno due film indipendenti americani che utilizzano Wind of Change degli Scorpions per enfatizzare alcuni momenti chiave: Gentlemen Broncos (2009) di Jared Hess (la sequenza che racconta i dolori del giovane protagonista) e The Interview (2014) con James Franco e Seth Rogen (il finale in cui la Corea del Nord si apre al mondo e all’amore yankee). Il fatto che siano due film comici non è del tutto secondario.

Alla fine del 2015, però, sia l’ironia che gli hipster sono diventati roba vecchia – quando anche i tassisti di Milano ostentano jeans skinny e lunghe barbe curate, significa che è proprio arrivato il momento di voltare pagina. Il recente concerto milanese che ha celebrato i 50 anni di carriera degli Scorpions è stato, quindi, un’occasione perfetta per rientrare in contatto con quella realtà che in tutti questi anni ha continuato a scorrere imperterrita sotto i venti mutevoli del nostro gusto.

gli Scorpions hanno un pubblico in continuo ricambio

La prima verità è che gli Scorpions hanno un pubblico in continuo ricambio. Al Mediolanum Forum di Assago – pieno – c’erano anche un sacco di giovani. Un colpo d’occhio molto variegato, da cui selezioniamo solo due immagini: 1) un sacco di magliette degli Iron Maiden, a conferma della solida reputazione hard rock degli Scorpions, nonostante le non rare concessioni alla melodia 2) un sacco di giovani donne, titolari di un rapporto evidentemente non problematico con il proprio corpo, a prima vista un po’ fuori posto al concerto di una band di ultrasessantenni.

L’altra, semplice verità, è che difficile trovare lo stesso livello di energia e di divertimento che gli Scorpions regalano durante i loro show in una band più giovane. Una volta sarebbero venuti in mente gli Arcade Fire, anche se oggi sembrano più impegnati a escogitare travestimenti random per i loro concerti (qualcuno dovrebbe suggerire loro di darsi una calmata). Gli Scorpions appartengono a quella categoria di vecchietti del rock (insieme agli Stones, a Bruce Springsteen, ecc.) che fa dell’entusiasmo e della durata atletica con cui arrivano in fondo ai loro concerti un vero punto d’onore.

Il culmine della serata, manco a dirlo, è stato il momento in cui l’intero palazzetto ha cantato ogni strofa di Wind of Change, facendo oscillare romanticamente la modalità torcia dei propri telefonini. In quell’istante la realtà ha scavalcato l’ironia, e si è riappropria del suo posto nel mondo. È stata anche la dimostrazione del motivo per cui gli Scorpions sono ancora oggi – cinquant’anni dopo – una cazzo di rock band leggendaria.

SCORPIONS

Prima del concerto avevamo scambiato quattro chiacchiere con Rudolf Schenker, fondatore e chitarrista della band:

Vuoi una birra? Italiana o tedesca? (beh, offre lui)
Tedesca, grazie.
Ecco. (Mi passa un Warsteiner) Sai come la chiamo io? Pissteiner! Perché non mi piace la parola War! (Ride. Lui prende una Menabrea, forse solo per senso di ospitalità, ma non ne fa che un sorso).

Nel videogame GTA, hai presente? Tutti i personaggi bevono una parodia di birra tedesca che si chiama Pisswasser.

Pisswasser? (Ride)

Ti ricordi della prima volta che avete suonato a Milano?

Fammi pensare… sì! Eravamo in un teatro, un posto del genere.

Un teatro? Adesso probabilmente non esiste più. Che anni erano?

Primi anni ’80, credo.

Se all’epoca qualcuno ti avesse detto che nel 2015 avreste ancora riempito le arene, cosa avresti risposto?

Il fatto è che non abbiamo mai guardato troppo avanti in quello che facciamo. Ci piace vivere nel presente: quello che facciamo ci diverte tantissimo, e tutto il resto viene da sé. Quando ci siamo messi a programmare qualcosa, come il tour di addio, qualche anno fa, i fan non ce l’hanno permesso. C’è sempre una nuova generazione che ci aspetta. L’80% dei nostri fan di Facebook hanno tra i 16 e i 28 anni.

In effetti ci sono un sacco di giovani stasera.

E sai perché? Perché non ci vedono vecchi! Forse sanno che lo siamo, ma noi non ci comportiamo come dei vecchi. Le canzoni di successo che abbiamo fatto negli anni ’80 ci hanno come cristallizzato nel tempo. All’epoca, insieme agli AC/DC, ai Def Leppard, ai Judas Priest, agli Iron Maiden, eravamo in cima al mondo. E il tempo è passato in un lampo: un giorno, nel 1965, mio padre ci ha prestato i soldi per comprare gli strumenti, e un attimo dopo qualcuno fa: «Ehi, sono passati 50 anni! bisogna festeggiare!». Questo tour va avanti fino alla fine del 2016. Non ho idea di quello che succederà dopo. Non mi interessa! Magari vado in vacanza.

Il titolo di quella canzone dell’ultimo album, Out With a Bang… sembrava un vero annuncio. Non riesco a vedere un uscita di scena più potente di un tour come questo.

Quando abbiamo annunciato il tour di addio eravamo seri, ma adesso ci stiamo divertendo così tanto che non vogliamo fare più piani. Penso a quando ho fondato la band, nel 1965… cinque anni dopo, la gente mi diceva: «Ancora con questo sogno della musica? Trovati un lavoro vero» I miei conoscenti erano tutti diventati tecnici, ingegneri… Mi dicevano di tornare a studiare per ottenere un buon lavoro e fare soldi. E io gli dicevo: «Fanculo ai soldi, io voglio fare musica». Mi davano dello stupido per questo. E invece abbiamo trovato la nostra strada, e abbiamo mostrato al mondo che c’era una nuova generazione di tedeschi che non voleva fare la guerra, ma veniva armata di chitarre e portava pace, amore e rock’n’roll. Gli Scorpions rappresentano questo: Still Loving You è l’amore, Wind of Change è la pace e Rock You Like a Hurricane è il rock’n’roll!



Oggi il rock può ancora essere uno strumento politico, per essere utilizzato come avete fatto voi alla fine degli anni ’80 in Russia e in Germania? Forse oggi è la volta del rap?

Oggi la musica ha perso valore, nessuno vuole più pagare per la musica. Una volta essere commerciali era il peggior insulto possibile, oggi non so. Le band sono sparite, la musica è diventata invisibile. Credo che quello che i giovani vedono in noi sono cinque tizi in carne e ossa che si divertono un sacco.

Non ci sono in giro tante band con la vostra stessa energia… specialmente le giovani band. È come se non fosse cool, divertirsi in una band.

Non è che ne veda più tante così, è vero. È il motivo per cui abbiamo davanti tre generazioni di persone ai nostri concerti: noi diamo tutto, e il pubblico restituisce la stessa energia. Ci fomentiamo a vicenda.

È difficile vivere come una rockstar, man mano che gli anni passano?

C’è stato un momento negli anni ’80, quando abbiamo raggiunto il successo, in cui ho dovuto imparare a gestirlo. Capire che cos’è il successo, cosa significa per te, e cosa i fan significano per te. È il motivo per cui persone come Steve Tyler e Keith Richards sono molto gentili: perché hanno imparato a controllare il loro successo. Adesso forse faccio un po’ più di fatica, fisicamente, ma per fortuna lavoro con persone fantastiche, siamo tutti amici. E questo rende le cose molto più facili.

Hai mai visto un film che si chiama Gentlemen Broncos?

No!

È un film indipendente americano. C’è una scena fantastica in cui il protagonista, uno sfigato, passa attraverso un momento difficile accompagnato dalle note di Wind of Change… io ho riscoperto la potenza degli Scorpions grazie a quel film, e come me un po’ di altre persone, credo… non molte, il film è stato un flop.

Ora che ci penso qualcuno me ne ha parlato… dovrò vederlo.

Te lo consiglio. È un po’ assurdo, ma fa ridere, ed è anche commovente… Ora che ci penso forse è meglio se non lo guardi, non credo che ti piacerebbe. Parlami invece del tuo libro, Rock your life. È una specie di manuale per vivere, giusto?

È un manuale per ispirare le persone a seguire le proprie passioni. Vuoi fare qualcosa? Fallo! Non pensare ai soldi e fallo. Fai quello che ami, e non pensare alle conseguenze. I soldi arriveranno. Io sono l’esempio vivente che è possibile vivere così e avere successo. Il problema è che la gente vuole essere sempre qualcun altro. È ciò che rende infelici le persone. Ognuno deve trovare ciò che di speciale ha in sé. Per me è avvenuto attraverso lo yoga e la meditazione. Questo più o meno è il messaggio del mio libro.

Tutto questo è evidente, trasmetti molta serenità.

Sono anche diventato padre due settimane fa, guarda (mi mostra le foto del figlio sul telefono). Questa è mia moglie. È russa! Klaus Meine ha preso dalla Russia l’ispirazione per Wind of Change, e io ho preso una moglie. E questo è mio figlio. Ha già delle pose da rockstar, vero? Si chiama Little Richard. Mi sembrava giusto, dopo 50 anni di rock’n’roll.

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