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Rosalía, la nuova indipendenza latina

Ha firmato uno dei dischi migliori del 2018, rivoluzionando le regole del flamengo senza badare alle critiche, e ora la nuova stella spagnola potrebbe atterrare a Hollywood con Pedro Almodóvar

Foto Peninsula Work

Quanti colori può contenere una singola sillaba musicale? Per Rosalía Vila Tobella, 25 anni, le possibilità sono praticamente infinite. Il suo disco di debutto del 2017, Los ángeles, era dipinto con gradazioni di grigio, mentre il suo nuovo album flamenco-pop El Mal Querer è pennellato di rosso, oro e giallo zafferano. «Rispetto la tradizione del flamenco», dice Rosalía negli uffici della Sony Music a Manhattan. Indossa tuta e sneaker e si alza spesso dalla sedia mentre parla, travolta dalla sua genuina passione per la musica. «Adoro il flamenco, è una musica molto difficile da cantare, ma per me i generi sono come delle palle di neve. Non piacciono a nessuno quando sono ferme: devi muoverle, tirarle e vedere come esplodono in mille pezzi».

Rosalía ha usato la forma d’arte del flamenco andaluso come sfondo per costruire canzoni che raccontano storie drammatiche, cambiando la percezione del pop in lingua spagnola rispetto alla celebrazione sfacciata della sensualità e al puro divertimento dei generi di origine caraibica come il reggaeton e il dembow. Ma il suo scopo non è andare contro l’ascesa di questo nuovo tipo di suono “urban” nel mainstream, anzi.

Nei suoi pezzi usa molti dei suoi elementi principali, dall’hand clap alle percussioni della drum machine Roland 808, fondendoli in modo armonico con il suo stile tradizionale di canto. Nata e cresciuta in Catalogna a pochi chilometri da Barcellona, Rosalía è stata criticata per essersi presa troppe libertà con un genere folk così radicato nel sud della Spagna, nato dall’amalgama delle cultura Rom, araba ed ebrea. Lei però insiste sul fatto che la sua reinterpretazione non voglia in nessuno modo essere irrispettosa, ma nasca dalla sua naturale curiosità verso quella storia musicale: «Ho imparato tutte le regole della tradizione». Ha studiato flamenco per otto anni insieme alla leggenda spagnola José Miguel “El Chiqui” Vizcaya, e durante i suoi studi alla Escola Superior de Música de Catalunya: «Ma penso di dover essere trasparente riguardo al modo in cui interpreto il flamenco nel presente. Lo faccio in base a chi sono, alle mie influenze, alla mia età e al momento che sto vivendo. Le basi sono importanti, ma ho bisogno di sentirmi libera».

Una formula creativa non convenzionale che ha funzionato benissimo: il singolo Malamente in cui ha messo insieme hip hop e flamenco è stato premiato con due Latin Grammy Awards (dopo aver raccolto ben cinque nomination) come Best Alternative Song e Best Urban/Fusion Performance, superando Mi Gente, la superhit globale del fenomeno reggateon colombiano J Balvin. Nessun rancore tra i due: Rosalía ha collaborato con J Balvin nel suo album Vibras, ai primi posti in classifica in tutto il mondo.

Per creare El Mal Querer Rosalía si è rivolta al suo ex fidanzato, il rapper madrileno C. Tangana, che l’ha aiutata a scrivere otto tracce su undici e poi ha contattato il produttore pop-psichedelico canario Pablo Díaz-Reixa, “El Guincho”. «La maggior parte degli uomini con cui ho lavorato non danno il giusto peso alle artiste donne, vogliono avere il pieno controllo artistico. Pablo invece mi ha detto: “Tu sei il produttore, tu guidi il progetto”».

Quando ha accettato il secondo Latin Grammy a Las Vegas, Rosalía ha ringraziato non solo i suoi collaboratori ma anche le sue artiste preferite, Kate Bush, Lauryn Hill, Missy Elliott e Björk. «Mi hanno aperto la strada», ha detto ai giornalisti nel backstage, stringendo i suoi premi tra le dita dalle unghie pericolosamente lunghe e ricoperte di brillanti. «Voglio combattere finché negli studi di registrazione non ci sarà lo stesso numero di uomini e donne».

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Foto Peninsula Work

Rosalía è una sostenitrice del “woman power”, non solo nella musica. Il suo team è interamente femminile: la sua manager Rebeca León, sua madre e sua sorella Pilar, meglio conosciuta come Daikyri, che cura la sua immagine. «Ci siamo sempre divertite a giocare con i vestiti e a scattare foto» dice Rosalía. Insieme le due sorelle amplificano la loro idea di femminilità molto forte, divertente e leggera ma anche incredibilmente motivata, capace anche di fare qualcosa di folle ogni volta che si presenta l’occasione. Rosalía e la sua troupe di ballerine marciano sempre sul palco indossando sneaker e calzettoni bianchi nascoste dietro nuvole di tulle, piume e gioielli. Durante il concerto di presentazione del suo disco in Plaza de Colòn a Madrid, le ragazze sono arrivate a bordo di un fuoristrada sulle note di De Aquí No Sales. Rosalía è salita sul tetto e ha versato persino una lacrima quando ha acceso il motore e l’ha fatto rombare per i suoi fan in delirio: «Super aggressive» ha detto in inglese, aggrottando le sopracciglia per aumentare l’effetto.

L’idea di El Mal Querer risale alla sua tesi di laurea: l’album è una rivisitazione di Flamenco, un romanzo spagnolo del 13° secolo che parla di una giovane sposa tenuta prigioniera in una torre da un marito possessivo: “Tremo al pensiero di sapere che cammini in strada / Perché tutti possono vedere le fossette sul tuo volto”, canta in Pienso En Tu Mirá, scritto secondo il punto di vista sia dell’amante geloso che della sua donna. Un testo forte accompagnato da immagini altrettanto forti: nel videoclip, diretto dal madrileno Nico Méndez, Rosalía viene assediata da un gruppo di gangster che la tengono sotto tiro con un arsenale di armi puntate alla gola, ma alla fine è lei che imbraccia un fucile e prende la mira con uno sguardo infuocato.

«Uso le immagini per sottolineare il mio approccio radicale alla musica», spiega Rosalía. «Mi piace usare tutti gli elementi dell’immaginario spagnolo, la cultura della società in cui sono cresciuta. La mia città in provincia di Barcellona era piena di industrie, i camion e i camionisti facevano parte della vita quotidiana. Mia nonna mi portava a messa tutti i fine settimana. Sono tutti ricordi che ho trasferito nel mio immaginario artistico».

Foto Peninsula Work

Nella sua musica ci sono anche influenze pop in lingua inglese: “Dì il mio nome / Quando non avrai intorno nessuno”, canta Rosalia in Di Mi Nombre svelando la sua passione per le Destiny’s Child (la citazione è da Say My Name). Per la melodia di un altro pezzo, Bagdad, ha citato Cry Me a River di Justin Timberlake, e l’ha contattato per avere il permesso: «È stata una gioia, perché solitamente non approva mai nulla». Un’altra traccia, Maldición, contiene un sample di Answer Me del compositore d’avanguardia Arthur Russell. «Non ho alcun pregiudizio per quanto riguarda la musica», spiega Rosalia. «Ascolto Vivaldi, mi piace Nick Cave e anche Travis Scott, James Blake e Lola Flores. La musica ha tante funzioni diverse, e quindi io la ascolto tutta».

Rosalía è già una stella della musica, ma nel 2019 potrebbe diventarlo anche a Hollywood grazie a una scena (girata prima di pubblicare El Mal Querer) nel prossimo film di Pedro Almodóvar, Dolor y gloria. Il debutto sul grande schermo a fianco di icone del regista spagnolo come Antonio Banderas e Penélope Cruz la rende semplicemente entusiasta. Non vuole rivelare niente sul film, ma ha una storia da raccontare su Almodóvar, che l’ha scelta dopo averla vista dal vivo nel 2017: «Pedro è un amico», dice Rosalía. «Mi ha detto che si rivede molto nel modo in cui scrivo e interpreto la mia musica. Durante il tour spagnolo di Los ángeles veniva spesso a vedermi. In scaletta avevo un pezzo molto tradizionale, La Hija de Juan Simón, e mi ricordo di aver guardato tra il pubblico e di averlo visto piangere».

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