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Rosa Chemical pensa di essere meglio di Eminem

Ok, forse era ironico. Di sicuro è stufo di chi continua a paragonarlo ad Achille Lauro. Quattro chiacchiere con il trapper sull'album di debutto 'Forever' e su ambiguità, machismo, sesso. «Non fermatevi all’apparenza»

Rosa Chemical. Foto: Riccardo Cagnotto

È da un po’ che le classifiche sono zona ostica per i puristi della lingua italiana. Bandi sopra il Booster, Bling Blaow come i Beatles, bibbi: bisogna aggiornare il lessico. Basta farsi un giro in FIMI (la classifica ufficiale, non quelle ‘giovani’ di Spotify o TikTok): Tedua, Ghali, Marracash, tha Supreme, Psicologi, DrefGold. Difficile trovare qualcosa che non sia rap o trap, tra vecchie leve o beginner. E da due settimane in classifica c’è pure Rosa Chemical, classe ’98 from provincia di Torino. Uno degli ultimi arrivati, al debutto con l’album Forever e dopo quel feat. con Taxi B che l’ha reso celebre. Non se l’aspettava manco lui che il primo disco debuttasse alla 8. «Non ci credevo quando me l’han detto. Il sogno di una vita».

Se ancora non lo conoscete, lui si definisce «cantante, artista, grafico, illustratore. Cerco di prenderla a 360 gradi». Aggiungeteci tatuaggi in faccia, look androgini, testi al limite del nonsense. Niente che non si sia già visto, ma «non fermatevi all’apparenza o al primo ascolto», precisa. Gli chiedo di raccontarsi come se dovesse raccontarsi a sua nonna, che più o meno siam lì: «Faccio musica contemporanea italiana». Mi sembra la risposta più sensata del mondo, soprattutto se torno a guardare le classifiche di cui parlavamo prima.

Chemical infatti è solo l’ultimo esponente di quella corrente di giovanissimi trapper che si esprimono attraverso slogan, slang, linguaggi che diventano meme ed entrano di diritto nello urban dictionary dei fan. Vogliamo vederci una componente futurista? Vogliamo, sì.

Intanto, per mettere un po’ più a fuoco il personaggio bisogna sapere che il suo moniker arriva da Rosa, nome della madre, sommato a un tributo ai My Chemical Romance, e che dopo alcuni singoli più ‘cazzari’, «li scrivevo a sentimento», è arrivato Forever appunto, dove cerca di mettere in mostra anche un lato più intimo e riflessivo: «Volevo fosse un concept album, ho mischiato un po’ tutte le mie influenze». Si sente dal primo estratto, Boheme, una canzone d’amore – decisamente non classica – in cui rallenta il ritmo rispetto a pezzi come Tik Tok insieme a Radical, Polka ma pure ABC, nel cui video si traveste da prof, bidella, e da un sacco di altre cose. E su base zarrissima dice: «Sopra i tacchi sono bitch».



I più appassionati si ricorderanno di lui insieme a Taxi B, dicevamo prima. Ma ora Rosa vuole prendersi la scena. E per questo ha pubblicato Forever che è un disco «piramidale», che va ascoltato in assoluto ordine, con i bangers all’inizio e i pezzi più intimi in chiusura. E in cui ha coinvolto Rkomi, Wayne Santana, Mace, Dani Faiv. E lo fa anche parlando, a modo molto suo, di temi sociali. «Parlo di cose scomode come razzismo e omofobia. Vengo da un paesino di provincia, quasi in montagna (Alpignano, in provincia di Torino, ndr). Sono sempre stato la pecora nera. Capelli biondi e lunghi, vestito da donna. Facile farlo quando diventi famoso, meno quando nessuno sa chi sei e ti giudica solo per come ti vede». E in fatto di ambiguità ci siamo: «Nessuno saprà mai cosa mi piace. Sono fatti miei. Non nascondo che mi piace fare sesso, ne ho sempre fatto tanto». Beato lui, aggiungo. Si definisce ‘sesso italiano’, ma niente di sovranista: «Sono rinomato per i festini dopo i live. Hai presente il film dei Mötley Crüe? Ovviamente non ai quei livelli, ma ci diamo dentro. Mi piace il carnale». Gli piace pure il fetish, come avranno notato gli osservatori più attenti dei suoi video. Sul web, intanto, le fan (e i fan) impazziscono per lui e per quella libertà che lo fa essere un giorno quello che gli pare. Ballerina, uomo d’affari, Laura Palmer. In tanti lo paragonano ad Achille Lauro, ma «è diverso. Io ho la mia versione uomo e la mia versione donna. È un ragionamento più profondo. Il mio riferimento è Bad Bunny, che ha ucciso il machismo nel reggaeton».

Rosa Chemical. Foto: Riccardo Cagnotto


E la scena musicale com’è? Machista? «C’è ancora tanto, tanto da lavorare. Ma lo faremo», mi risponde. «Siamo una minoranza che sta facendo cambiare le cose». Gli faccio notare che nelle canzoni dice fr****: «Reprimendo queste parole le fai diventare ancora più tabù. Per me l’omofobia non esiste. Se non c’è odio dentro le parole perché esorcizzarle?».

Nelle sue frasi c’è tutta la sana convinzione dei vent’anni (ripetiamo, è del 1998). Anche quando, guardando le sue story di Insta, un giorno si mette a dissare Eminem. «Sono meglio di lui». Io ho riso, ma forse non a tutti ha fatto lo stesso effetto. Gli chiedo se gli capita spesso di doversi spiegare meglio perché la gente non lo comprende: «In realtà penso davvero di essere meglio di Eminem». A posto così. «Il fatto che lo abbia “dissato” è ironico. Stavo nel letto a poltrire, scorro e vedo una story di Eminem. Mi è scattata una roba nel cervello, sono impazzito. Ho avuto 30 minuti di blackout, volevo dissarlo e l’ho fatto. Poi certo, il mio linguaggio è ironico, va interpretato. A volte lo spiego ai miei fan, di sicuro non a chi mi critica». E forse il segreto è tutto lì, nella generazione che più di tutte quelle venute prima non ha paura di mostrarsi per quello che è. Esagerando, facendo casino. Mi resta solo da chiedergli chi siano i suoi preferiti, di certo non Eminem: «Calcutta e Cesare Cremonini, li amo. Sono gli unici feat. che vorrei fare in Italia. Ogni tanto li taggo nelle stories, Calcutta qualche volta risponde». E Cremonini? «No, lui no». Sono sicuro sia solo una questione di tempo.

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