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“Rock-the-casah”, la quarantena di Mike Scott dei Waterboys


Il rocker racconta il suo isolamento, l’assemblaggio del suo nuovo studio e perché ha bisogno di un musica che parli di comunità: «Sono fortunato, perdere i concerti estivi non distruggerà la mia carriera»

Artwork: Stefania Magli

Mentre il mondo combatte la pandemia, abbiamo contattato alcuni dei nostri artisti preferiti per fargli qualche domanda su come stanno vivendo l’isolamento e questo periodo senza precedenti. Ecco cosa ci ha raccontato Mike Scott dei Waterboys.

Come passi le giornate a casa? 

Sono con mia figlia, che ha sei anni. In isolamento il nostro mondo si è ridotto alla casa e al mio studio, che è a due strade di distanza. È nuovo, l’ho finito poco prima dell’inizio del lockdown, quindi sto aprendo pacchi, montando strumenti e casse, appendendo foto e incollando roba sui muri. Non so per quale motivo, ma sono tutte immagini in bianco e nero: Brian Jones, Dennis Hopper, Andy Warhol e la Factory. Sono loro che mi ispirano adesso.

Sto anche lavorando alla mia musica e ai prossimi album dei Waterboys. Passo così i pomeriggi e le serate, quando mia figlia dorme. Al mattino la aiuto a fare i compiti – un po’ di matematica, letture, esercizi di grammatica –, poi andiamo in giardino per fare esercizio.

Devo anche farle da modello per provare nuovi smalti e fare esperimenti di make up, oppure fare l’attore nei suoi giochi immaginari. Stiamo anche sistemando la sua stanza, e come tutti i bambini, mi sta insegnando tutte le cose che imparavo alla sua età. Ci divertiamo molto. Adoro stare con lei tutto il giorno e tutti i giorni, non succedeva da tanto tempo – va a scuola o all’asilo da quattro anni. È il lato positivo del mio isolamento.

Passo anche il tempo a cucinare e mettere a posto la casa, a tenere in piedi le nostre vite, a fare FaceTime con sua madre (abita qui vicino, e per questa settimana starà lei con la bambina, quindi resterò per conto mio per sette giorni e cercherò di riempire i vuoti suonando e leggendo), con mia madre, che è in Scozia, con i compagni della band, con mia moglie e suo figlio che saranno a Tokyo fino a maggio. Non so se riusciranno a tornare. Chissà come sarà la situazione dei viaggi.

Che musica ascolti per trovare conforto nella quarantena?
Ascolto molto Leon Russell, lo sto riscoprendo di brutto. Mi piace la musica con un’anima e un senso di comunità, soprattutto in momenti come questo. Ascolto il jazz degli anni ’50. Mi piacciono gli Hiss Golden Messenger – in questo momento sul giradischi c’è Hallelujah Anyhow – e piacciono anche a mia figlia.

Cerco di tenere conto anche dei suoi ascolti. Va pazza per Haschak Sisters e Gee Sisters. A me non dispiacciono. Guarda i loro video su YouTube e ora che ha il suo primo lettore mp3 (comprato online) lo stiamo riempiendo con le loro canzoni.

Film e serie, invece? 

Guardo molti film per bambini con mia figlia. I Croods, un film d’animazione sugli uomini delle caverne di qualche anno fa, e altre cose che ricordavo dalla mia infanzia: Citty Citty Bang Bang, La carica dei 101. Il prossimo sarà Elf – Un elfo di nome Buddy.

Non guardo molti film da solo, anche se qualche sera fa ho visto l’ultimo di Dennis Hopper, The Last Film Festival. È stato divertente, è stato grande rivedere il vecchio cast in forma anche a 70 anni, poco prima che morisse.

Libri… sto leggendo una gigantesca biografia su Andy Warhol di Blake Gopnik. È fantastica. Per il mio sostentamento spirituale, invece, leggo The House of Fulfillment di L. Adams Beck, un romanzo degli anni ’20 ambientato in Himalaya. Ogni pagina è piena di grazia.

C’è qualcos’altro che vorresti dire ai tuoi fan? 

Sono fortunato. Ho soldi a sufficienza e nonostante la cancellazione dei concerti dell’estate non finirò in mezzo a una strada. È una cosa per cui sono molto grato. Milioni di persone sono colpite in modo asimmetrico da questa situazione, sia in termini economici che nello stile di vita. Imprese, aziende, interi Paesi potrebbero crollare. Credo anche che presto tutti conosceranno almeno una persona morta per il virus. A me è già successo. Tutto il mondo è in stato precario. Spero e credo che il centro reggerà, come direbbe W.B. Yeats. Sto osservando.

Il coronavirus mostra abitudini, atteggiamenti sociali, valori fondamentali, sistemi e società sotto una nuova luce. Ci permette di osservare meglio i nostri leader: possiamo vedere con più chiarezza chi sono quelli autentici e chi invece è un ciarlatano. Dobbiamo restare al sicuro e proteggere le persone che amiamo, e fare quel che è giusto per la comunità locale, nazionale e globale. C’è molto da imparare. È una delle nostre responsabilità. Quando ne usciremo ci saranno molte cose da cambiare e dovremo fare leva su quello che avremo imparato.

Le puntate precedenti: Buzz Osborne, Margo Price, Kesha, Henry Rollins, Ian Anderson, Young Signorino, Cristina Scabbia, Ketama126, Frah Quintale, Max Pezzali, Cristiano Godano, Gazzelle, Tutti Fenomeni, Generic Animal, Anastasio, Calibro 35, Coma_Cose, Dente, Boosta, Bugo, Ghemon, Kiss

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