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“Rock-the-casah”, la quarantena di Galeffi

Il cantautore, che ha da poco pubblicato il secondo album ‘Settebello’, racconta il suo isolamento, spiega perché chi scrive musica è una «spugna verso l'altro», dice con chi avrebbe voglia di suonare

Artwork: Stefania Magli

«Credo nella magia che hanno le canzoni di farci evadere dalla realtà e trasportarci da un’altra parte», diceva Galeffi a un passo dall’uscita di Settebello, il suo secondo album arrivato alla fine di marzo, nel pieno dell’emergenza coronavirus. A tre anni dall’esordio Scudetto, Galeffi ha allargato l’orizzonte dei suoi suoni – incorporando nel pop un po’ di jazz e rock, perché «di dischi monotoni ce ne sono tanti in giro», come ha detto in un’intervista –, ma purtroppo la promozione era limitata, come tutto, alle quattro mura del suo appartamento, a Roma, dove passa l’isolamento con il suo coinquilino. «Sono un ragazzo che ama stare a casa ed esce poco o niente, pensavo di reggere meglio la quarantena. E invece è dura». 

Abbiamo contattato Galeffi e gli abbiamo chiesto di raccontarci meglio come sta vivendo questo periodo.

Dove e come passi queste giornate in isolamento?
A Roma, casa mia. Per fortuna non sono solo, mi fa compagnia il mio coinquilino e insieme stiamo sperimentando vari modi per andare avanti. Avere così tanto tempo a disposizione mi fa strano e sto cominciando ad accusare. Di base sono un ragazzo che ama stare a casa ed esce poco o niente, quindi pensavo di reggere meglio la quarantena a livello emotivo. E invece è dura…

Quali dischi stai ascoltando, quali libri stai leggendo, quali film o serie stai guardando?
Ho finito un libro di Sartre che avevo un po’ abbandonato. Per quanto riguarda la serie tv ho incominciato Ozark, ma preferisco i film in generale, e in questi giorni mi sono chiuso coi film coreani e mi sto guardando tutta la filmografia dei principali registi. Ovviamente tanta PlayStation e un po’ di divertimento ai fornelli. Musica a dire il vero poca.

C’è una canzone in particolare che ami ascoltare quando sei solo?

Sinceramente non saprei, però ultimamente mi sono ascoltato parecchia roba strana, tipo Gus Dapperton o Oliver Tree.

Quale artista del presente o del passato, italiano o straniero, vorresti avere lì con te per fare musica? E perché?
Vorrei scrivere una canzone con tutti coloro che amo, è difficile scegliere. Ovviamente sarebbe un sogno farlo con John Lennon ma è chiaro che non si può, quindi ti rispondo con due nomi: Cesare Cremonini e Pete Doherty.

Là fuori l’atmosfera è pesante. Quando scrivi musica l’umore collettivo ti influenza?

L’umore collettivo attuale è ovvio che influenzi, noi che scriviamo canzoni siamo come spugne verso l’altro, altro inteso come persona o collettività o anche un semplice oggetto o dettaglio. Quindi sì. Poi questo non si traduce per forza con apatia nello scrivere o frenesia, ognuno la vive a modo suo.

Le puntate precedenti: Colin Meloy, Francesco Bianconi, Warren Haynes, Mike Scott, Buzz Osborne, Margo Price, Kesha, Henry Rollins, Ian Anderson, Young Signorino, Cristina Scabbia, Ketama126, Frah Quintale, Max Pezzali, Cristiano Godano, Gazzelle, Tutti Fenomeni, Generic Animal, Anastasio, Calibro 35, Coma_Cose, Dente, Boosta, Bugo, Ghemon, Kiss

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