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“Rock-the-casah”, la quarantena dei Coma_Cose


Fausto e California raccontano come vivono l’isolamento, tra l’uscita dell'EP ‘DUE’, la voglia di trasformare rabbia e solitudine in «risorse preziose per scavarsi dentro» e il desiderio di fare due chiacchiere con Guccini

Artwork: Stefania Magli

«Oggi come non mai solitudine e rabbia sono concetti attuali, per noi sono delle risorse preziose per scavarsi dentro e diventare più propositivi», dicono i Coma_Cose di questo periodo di isolamento forzato. Il 20 marzo hanno pubblicato l’EP DUE, che contiene due canzoni – Guerre fredde e La rabbia – prodotte da Stabber. «Abbiamo scritto i brani ben prima di queste settimane, in un periodo in cui questi sentimenti ci sembravano solo nostri», dicono Fausto e California. «Oggi, a riascoltarli nell’attesa che diventino di tutti, suonano in modo imprevisto. Cinque mesi fa “La tua solitudine è perfetta così” sembrava diverso da oggi, ci fa riflettere come certe sensazioni ci abitano dentro a prescindere».

Dove e come passate queste giornate di isolamento?
Fausto: Siamo a casa qui a Milano e tra una diretta streaming e il buttare giù idee per nuove canzoni alleviamo un po’ la quarantena. In questi giorni poi è uscito DUE e il feedback della gente ci sta dando tanta soddisfazione e tenendo molto occupati.

Quali dischi state ascoltando, quali libri state leggendo, quali film o serie state guardando?
California: Sto ascoltando molta musica psycho-garage. Due nomi: Los Growlers e  Fat White Family. Sul comodino ho Cos’hai da guardare di Bobo Rondelli, mentre la TV, a parte i TG, la sto tenendo pressoché spenta.

C’è una canzone in particolare che amate ascoltare in solitudine?
Fausto: In generale la musica mi piace ascoltarla da solo a prescindere, sia per concentrarmi sulle emozioni che trasmette, ma anche per decifrarne meglio tutti gli aspetti tecnici. Ultimamente sto ascoltando molto un artista che si chiama Atlas Sound, se dovessi scegliere un brano che mi suscita sempre un senso di solitudine direi Le rane dei Baustelle.

Quale artista del presente o del passato, italiano o straniero, vorreste avere lì con voi per fare musica? E perché lui/lei?
California: Francesco Guccini ha sempre suscitato in me una sensazione paterna e in questi giorni in cui ogni mancanza è più intensa che mai, anche quella familiare si fa sentire quindi sarebbe bello avere qui il Guccio per farci due chiacchiere.

Là fuori l’atmosfera è pesante. Quando scrivete musica l’umore collettivo ti influenza?
Fausto: Forse la parola giusta non è “influenza” ma “ispira”. Riflettevo ieri su quanto le nostre ultime due canzoni siano attuali in questi giorni anche se scritte lo scorso autunno. Alcune sensazioni abitano in noi a prescindere, il lavoro dell’artista è fissarle, il concetto di “attuale” non mi è mai interessato, mi interessano i meccanismi dei sentimenti.

Le puntate precedenti: Dente, Boosta, Bugo, Ghemon, Kiss

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