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Rocco Hunt, esta vida nueva

Il rapper salernitano è diventato famoso in Spagna. C'entrano 'Temptation Island', la voglia di tornare in pista dopo tre anni in cui le cose non erano andate per il verso giusto e quel post in cui minacciava il ritiro: «È stato un gesto disperato e che rifarei»

Rocco Hunt. Foto: Uff. Stampa

Nel mio immaginario, diventare famosi in Spagna è un privilegio raro, roba che è concessa solamente ad artisti come Laura Pausini, Raffaella Carrà, Umberto Tozzi, Al Bano. Invece no, diventare famosi in Spagna succede anche nel 2020, se ti chiami Rocco Hunt. Aggiungerei insospettabile Rocco Hunt, visto che pochi si aspettavano che il nostro, con i suoi ritornelli in napoletano, sarebbe riuscito ad attraversare il confine. Invece, grazie a A un passo dalla luna, tormentone in coppia con la local Ana Mena, Rocco ce l’ha fatta anche nella terra del gazpacho. E in Spagna Rocco s’è portato a casa pure un disco d’oro: «Incredibile, tra l’altro ho saputo ora che abbiamo fatto disco d’oro pure in Svizzera». Ma la Svizzera è più vicina, fa meno effetto (parlo per me): «È incredibile che il mio periodo più bello di sempre corrisponda a un momento così di merda per tutti», mi dice al telefono. «Mi sembra sbagliato anche festeggiare alcuni traguardi, in un momento in cui la gente ha così paura».

Eppure mica è colpa sua se il pezzo è andato bene: «Credo che la forza di A un passo dalla luna sia stata che le persone l’hanno usata come valvola di sfogo dopo due mesi di lockdown». Piaccia o no, infatti, il pezzo è stato il più venduto dell’estate insieme alla voglia di ballare in spiaggia di Alessandra Amoroso. Pezzo, Karaoke, che comunque ha pure lo zampino di Rocco: «Sì, è qualche anno che scrivo pezzi estivi per altri. Ho collaborato anche a Roma-Bangkok, Mambo salentino, Moscow Mule. Ma quest’anno ho deciso che volevo scriverla per me».

E nell’ultimo anno e mezzo ne ha decise altre di cose, un pomeriggio addirittura che voleva ritirarsi. «Non ho proprio detto così, ho lanciato un campanello d’allarme. E, in effetti, da lì le cose sono cambiate. È stata più che altro una lamentela, uno sfogo che è servito a ricompattare un team, e ho capito delle cose. Su tutte, che la musica è l’arma principale. Puoi avere tutti contro, ma poi parla quella. Io l’ho dimostrato: dopo tre anni che il mio nome non si sentiva più, sono riuscito a tornare. Le persone che tre anni fa mi hanno chiuso porte in faccia, dopo son venute da me. Ho imparato che bisogna stimare le persone per quello che sono, non per i momenti di hype. Tutti dicono che la musica è un settore tosto, brutto. Io dico che, se uno pensa alla musica e se ne sbatte dei paletti, le cose possono funzionare diversamente». E, a chi lo aveva accusato fosse una mossa di marketing non particolarmente felice, risponde: «No, è stato un gesto disperato e che rifarei».

Viene facile da credere che lo rifarebbe, visto che da lì è tornato in classifica con milionate di views. Dal pezzo con J-AX, Ti volevo dedicare, fino a quest’estate da tormentone, passata in viaggio tra Italia e Spagna. «Ci vado una volta a settimana, più o meno. Ho fatto promozione in diversi programmi». Ma il viaggio più importante è stato quello nei sentimenti: «Hanno passato il pezzo durante una puntata di Temptation Island (che in Spagna si chiama in maniera decisamente più caliente: La isla de las tentaciones, nda) e siamo subito andati alla numero 1 di iTunes. Poi ci hanno invitato in trasmissione a cantare, e da lì il brano è esploso».



Qualche anno fa magari manco ci sarebbe andato, in un programma del genere: «Assolutamente no, ma mi sono reso conto che alle persone piaccio quando sono pop. Mi riempie d’orgoglio dare soddisfazione alla mia famiglia, a mia nonna, ai miei genitori, con canzoni che non parlano male di nessuno. Ho voluto essere vero. Ora ho una famiglia, mi rivolgo anche a loro. Non potrei parlare di fame, di strada, ora. Me le son lasciate indietro anni fa». Ma di mesi nell’anno ce ne sono dodici, mica si campa solo di bachaton. «Ho due binari, Adesso torno con una roba urban in napoletano».



E non potrà, come tutti, godere del traino dei concerti: «Avevo due sold out a Napoli, ne stavamo facendo un terzo. Non voglio mettermi nei panni di Ultimo, credo sia l’artista più colpito a livello emotivo. Fai per la prima volta un tour negli stadi, arrivi a quel risultato, e la pandemia ti toglie tutto. Un peccato, la gente ha fame di concerti». E sulla situazione generale aggiunge: «Bisognerebbe aiutare le persone su due livelli, psicologico ed economico. Per poter chiudere bisogna avere le spalle coperte. Altrimenti è un casino. Al primo posto c’è la salute, ma senza sussidi per le persone che ne hanno bisogno e che hanno un’attività il problema è enorme». Come si dice problema enorme in spagnolo?

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