Robert Fripp e Toyah Willcox: «Quando il gioco si fa duro, gli inglesi si rendono ridicoli» | Rolling Stone Italia
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Robert Fripp e Toyah Willcox: «Quando il gioco si fa duro, gli inglesi si rendono ridicoli»

Caveau, capezzoli e tatuaggi. Il chitarrista dei King Crimson e la moglie raccontano storia e senso dei loro video domenicali. Punto di riferimento: il Ministero delle camminate strambe dei Monty Python

Robert Fripp e Toyah Willcox

Foto: dal video di 'Toxic'

Il 5 aprile 2020, in pieno lockdown, chi era in cerca d’intrattenimento online s’è imbattuto in uno dei contenuti più bizzarri in una stagione di bizzarrie: Robert Fripp dei King Crimson e la moglie, cantante e attrice Toyah Willcox vestiti di tutto punto che ballavano al ritmo di Rock Around the Clock di Bill Haley and the Comets.

Filmato con l’iPhone di Willcox nella cucina della coppia, vicino a Birmingham, in Inghilterra, era solo il primo di una serie di video. Da allora, ogni domenica il Sunday Lunch di Toyah e Robert (chiamato a volte Lockdown Lunch) ha mostrato un nuovo clip della coppia che se la spassa chiusa in casa. Sempre allegra, Willcox canta e e fa la vamp indossando vestiti d’ogni tipo, dalla tuta da ginnastica al costume da cheerleader, mentre Fripp l’accompagna compassato alla chitarra elettrica.

I due ogni tanto ballano, ad esempio in un minuto di Lago dei cigni di Tchaikovsky, entrambi in tutù, ma nella maggior parte dei video suonano versioni brevi, di solito da uno a due minuti di durata, di pezzi che uno non s’aspetta di sentire dal chitarrista dei King Crimson: classici hard & heavy, da Smoke on the Water a Sweet Child o’ Mine, ma anche Tainted Love (per San Valentino), Smells Like Teen Spirit e Purple Haze (col testo cambiato in “excuse me while I kiss this guy”).

Alla gente piace. La loro Enter Sandman è stata vista più di 5,7 milioni di volte su YouTube, la versione di Toxic di Britney Spears va verso il milione. La scelta delle canzoni sembra riflettere la storia di Willcox. Emersa dalla scena punk inglese degli anni ’70, s’è fatta un nome come attrice (vedi il film tratto da Quadrophenia degli Who) e ha fondato la band Toyah prima di diventare solista negli anni ’80. Nella sua musica c’è di tutto: punk, hard rock, goth. Si è sposata con Fripp nel 1986 e negli anni ’90 hanno collaborato nella band Sunday All Over the World e nei dischi di lei.

Un anno dopo l’inizio del progetto, mentre Willcox sta lavorando a un disco di canzoni inediti chiamato Posh Pop che uscirà in estate, la coppia siede nella cucina dove vengono girati i video per parlarne via Zoom con Rolling Stone. «Siamo una coppia matura che si ama e si diverte», dice Fripp. «Incredibile, vero? E per di più a casa, in cucina». Del resto, aggiunge Willcox, «quale sarebbe l’alternativa se non ci divertissimo?».

Di chi è stata l’idea dei video?
Fripp: (Indica Willcox).
Willcox: È partito tutto da Rock Around the Clock. Volevo che Robert facesse un po’ di movimento. Col lockdown la gente ha smesso di muoversi e quelli della nostra generazione devono farlo. Gli ho insegnato come ballare Rock Around the Clock e l’abbiamo filmato. Era la prima volta che postavamo qualcosa del genere, il nostro prima passo in questa forma di social media. Nel giro di due ore è stato visto da un milione di persone, dalle Filippine all’Australia. Wow.
Fripp: Io la vedo così. Mia moglie ha insistito e gli artisti hanno la responsabilità di esibirsi in questo particolare momento, per tenere alto il morale della gente. È una tradizione culturale decisamente inglese. In sostanza, quando in Inghilterra le cose vanno molto male, si comincia a ridere e a fare cose stupide. Un buon punto di riferimento è il Ministero delle camminate strambe dei Monty Python. La nostra versione è: Robert che si mette il tutù e balla il Lago dei cigni in riva al fiume con la moglie.
Willcox: La gente era sola, disperatamente sola. E ci scriveva: «grazie, ero ero sull’orlo del baratro». Ci siamo resi conto che se avessimo continuato a pubblicare i video con continuità il messaggio non sarebbe stato: viviamo in una bella villa, sorseggiamo champagne e ci facciamo due risate. Sarebbe stato: siamo con voi e vogliamo condividere questa cosa. Ci ha dato modo di continuare a essere performer che creano una connessione col pubblico. In quanto al Lago dei cigni, lascerò che sia mio marito a parlarne perché non sono ancora stata perdonata…

In che senso?
Willcox: Una delle cose più divertenti che potevamo fare senza uscire di casa era andare in giardino e fare il Lago dei cigni. Avevo due tutù. Ne ho adattato uno e l’ho fatto indossare a Robert e abbiamo fatto tutto in un paio di riprese, non di più, senza alcuna prova. Lo guidavo io: «Robert, vai dall’altra parte», «Robert, imitami», «segui me», sai, col tipico senso dell’umorismo britannico e lui ha dato del suo meglio. Ecco perché è un bel video. L’abbiamo pubblicato e ha avuto un feedback positivo, ma in Europa qualcuno ci ha fatto un titolo dicendo che esibendo il nostro stile di vita prendevamo in giro la gente.
Fripp: Viviamo al centro di una bella città di campagna inglese, molto tradizionale, quasi modesta. Abbiamo un patio e un giardino che scende giù fino al fiume Rea. Siamo incredibilmente fortunati e non giochiamo a fare i privilegiati. Però qualcuno ha detto: «Guardate questi due che ostentano la loro ricchezza». Capisco che chi è chiuso in un appartamento e non può nemmeno andare al parco magari considera i nostri video come una forma di ostentazione, ma non è così. Abbiamo fatto quel che fanno gli inglesi in circostanze del genere: quando il gioco si fa duro si rendono ridicoli.

Immagino sia tu, Toyah, a scegliere le cover.
Willcox: Sì. Di solito do a Robert una lista di sei canzoni e lui sceglie quella che crede renda meglio fatta in quel modo. Le canzoni le scelgo io perché so come posso renderle dal punto di vista visivo. Ad esempio, per Girls, Girls, Girls ho dovuto mettere una barriera in mezzo alla cucina per non rompere tutto con le palline da tennis. La cosa interessante è che i testi nell’ultimo anno hanno assunto nuovi significati come Girls, Girls, Girls con la storia di Harry, Meghan e la famiglia reale, anche se con i Mötley Crüe aveva a che fare con l’oggettivazione delle donne. Ed ecco che nel giro di 90 secondi arriva una marea di commenti.
Fripp: Ha a che fare con le convenzioni culturali, le norme, i valori che ci sono a Los Angeles e in Inghilterra.

Altri testi diventati rilevanti?
Willcox: Smells Like Teen Spirit. Si avvicinava Natale e volevamo dire che lo spirito adolescenziale è vivo in noi, ma non si è incoraggiati a farne uso una volta superati i 30 anni. Vale anche per Rebel Yell, che ho cantato su un trampolino. Quello spirito ce l’abbiamo ancora anche se io vado per i 63 anni e Robert per i 74.

Hai dovuto convincere Robert a fare qualche canzone?
Willcox: Per Girls, Girls, Girls ci ho messo un po’. Ma è via via diventato più aperto, non ha mai detto di no a un pezzo, specialmente quelli più popolari. Sappiamo che queste canzoni fanno parte della vita delle persone, che le associano a un amore o magari al loro matrimonio. Hanno punteggiato le loro vite. (Si gira verso Fripp) Non dirai più di no, vero? Troviamo sempre un modo per farle.
Fripp: Io considero il lato tecnico. La posso fare alla chitarra? Regge con una chitarra sola? Sono in grado di fare onore alla musica? Se si tratta di una ballata orchestrale, non c’è proprio modo.
Willcox: Dev’essere un pezzo ritmato, di quelli che ti fanno muovere.
Fripp: Un po’ rock’n’roll.

Ma tu Robert avevi mai suonato prima Smoke on the Water o You Really Got Me? E com’è stato impararli?
Fripp: Per rispondere alla prima domanda, no, anche se tra il 1965 e il 1967 suonavo nella band in un hotel di Bournemouth e in quanto giovane chitarrista gli altri mi chiedevano quali erano le hit del momento che la gente voleva sentire. Se oggi, cinquant’anni dopo, coprissi ancora quel ruolo, dovrei conoscere tanti di quei pezzi, dagli anni ’80 in poi, e dovrei essere in grado di farli in pubblico. Che è un po’ quel che faccio ora. Non è passo enorme, anche se negli ultimi cinquant’anni il mio repertorio è stato sostanzialmente quello dei King Crimson.

Perché Enter Sandman, con Toyah sulla cyclette?
Willcox: Volevo far ridere mio marito. E ho pensato alla cyclette perché durante il lockdown i video online di chi fa esercizio fisico sono diventati popolari. L’idea era: eccoci qua, siamo entertainer, facciamo esercizio e intanto cantiamo e suoniamo come se fossimo su un palco. E in più, mi sono tolta il reggiseno per far ridere mio marito, un gesto innocente che le luci hanno trasformato in qualcosa d’altro. Ho mandato il video al mio team chiedendo se lo trovassero in qualche modo disturbante o sbagliato. E loro, che sono tutti maschi, hanno detto: «oh no no, ci piace un sacco».

Di quale canzone hai pensato: gran pezzo?
Fripp: Di quasi tutte. La mia preferita al momento è Enter Sandman.
Willcox: E Poison di Alice Cooper. Sono tutte forti!
Fripp: Sono tutte notevoli. I chitarristi delle versioni originali sono fenomenali. C’è stata un’evoluzione pazzesca del modo di suonare dalla fine degli anni ’70, inizio anni ’80, da Van Halen in poi. Steve Vai, Satriani, i Metallica, sono riff grandiosi. Prima di rifarle quei pezzi ascolto le performance originali, quelle dal vivo, le varie interpretazioni su YouTube. A quel punto cerco di rendere onore allo spirito della musica.

Robert, com’è che canti anche in When I Fall in Love di Nat King Cole?
Fripp: L’ho già fatta dal vivo in passato, con i King Crimson, al bar di un hotel in Giappone nel dicembre 1981 con Tony Levin al piano. Si faceva per ridere. Due anni e mezzo dopo, nel marzo 1984, eravamo in un altro hotel in Giappone, credo a Osaka, e Bill Bruford era al pianoforte: «Bill, Mi bemolle, per favore». Quella seconda volta c’erano anche gli Air Supply. Amo quel pezzo da quando l’ho visto cantare da Nat King Cole nel film Errol Flynn Istanbul. Cerco di imitarlo.

Toyah, è difficile cantare quei pezzi?
Willcox: Li facciano in 90 secondi perché ormai la soglia di attenzione si è incredibilmente ridotta. Devi catturare subito l’attenzione della gente. Qualche volta, raramente, mi capita di pensare che non ci riuscirò. Everlong, ad esempio, perché è centrata più sulla chitarra che sulla voce, e perciò ho portato con me un serpente vivo, per colpire la gente. So che in quanto interprete non riuscirei a tenere alta l’attenzione.
Fripp: Il serpente appartiene all’insegnante di chitarra di mia moglie, nonché mio studente di chitarra.

Ce n’è voluta per convincere Robert a farsi un finto tatuaggio sul volto per Paranoid mentre suonava in quel caveau?
Willcox: Il mio maestro di chitarra, che è anche allievo di Robert, è pieno di tatuaggi dalla testa ai piedi. Perciò ho detto a Robert: ti copriremo di tattoo. Li ho presi online, sono di quelli trasferibili. Volevo mettergli una corona sulla fronte.
Fripp: Ero lì dentro con mia moglie fuori, terrorizzato.
Willcox: Ma perché?
Fripp: Di solito sul palco suono in disparte, meglio se al buio. Lì invece ero in primo piano, in quello che è stato il caveau di una banca, con la porta chiusa. Claustrofobia a mille. È stata dura.
Willcox: Lo devo mettere in un angolo dove non sente troppo la presenza della camera. È fatto così. Non lo vedrete mai di fronte alla camera. Non gli va.

Robert, come hanno reagito i fan dei King Crimson vedendoti ballare o suonare Alice Cooper e Joan Jett?
Fripp: In breve: li ha colti di sorpresa. Se faccio questa cosa è anche per liberarmi dai luoghi comuni. E quelli su Fripp sono i seguenti: è tremendo, odia i suoi amici, è scortese con la gente, non ha cuore, s’arrabbia facilmente ed è venale, più altre sciocchezze. I Sunday Lunches mostrano un lato diverso di me che mia moglie voleva far vedere da un pezzo, il lato di Robert che nessun altro può vedere. Probabilmente non l’avrei mai fatto senza il lockdown.

C’è stata un’evoluzione nei video?
Willcox: Il venerdì decidiamo che cosa fare la domenica della settimana successiva. Proviamo lunedì, martedì e mercoledì. La sera di mercoledì facciamo una prova. A volte non dico a Robert che la filmo perché succede che la prima prova generale dia origine alla performance migliore. Per Poison ci sono volute 20 take. Succedevano tante cose in video e andavano ben organizzate. Col tempo ci siamo accorti che il pubblico cresceva e perciò abbiamo cominciato a provare di più. Le prime cover le abbiamo fatte in una o due take, senza nemmeno provarle.
Fripp: A volte le facevamo la mattina stessa di quando le avremmo messe online.
Willcox: Ma non lo facciamo più.

Per quanto ancora lo farete?
Willcox: Potremmo cominciare a farlo una volta al mese oppure ogni 15 giorni. Stiamo ragionando col nostro team su come mantenerci incisivi, ricordandoci che il virus non se ne andrà presto e che continueranno ad esserci persone chiuse in casa. Perché è per questo che abbiamo iniziato a farlo, per dire alle persone: siamo con voi, non siete sole. Non ci fermeremo mai davvero.

Siete sposati dal 1986. Avete imparato qualcosa di nuovo l’uno dell’altra facendo questi video?
Willcox: Coi King Crimson, Robert scrive musica in un certo modo, per far sì che il treno non deragli. Sa di essere il perno che tiene assieme tutto. Non è nella posizione di salire sul palco e semplicemente divertirsi suonando un assolone. E mi piace l’idea che sia sceso a compromessi per fare questi video e uscire dai binari, rompere le regole che lui stesso si è dato. E ha fatto tutto il necessario. Ha del miracoloso. L’ha fatto col cuore. Ha imparato le canzoni. Si è impegnato.
Fripp: L’esperienza ha confermato quel che già sapevo: ho una moglie che è una forza della natura. È lei che porta avanti la baracca. È una star. E c’è una cosa che mi fa incazzare, sempre più. C’è in corso un dibattito sul ruolo delle donne nel mondo e in particolare nell’industria della musica. Bene, mia moglie è una influencer culturale da fine anni ’70/anni ’80. Eppure è stata esclusa dalla storia in modo incomprensibile. Quelle che presentiamo noi due a casa sono le visioni di mia moglie.
Willcox: E io non ti ho pagato per dirlo.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.