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«Riprendiamoci l’alternativa» nel nome di Freak Antoni

Il geniaccio degli Skiantos sarà ricordato stasera, nel decennale della morte, con Largo all’avanguardia, tributo diffuso in una decina di locali. Qui invece Davide Toffolo, Johnson Righeira e Bebo dello Stato Sociale raccontano il loro Freak perché «la fortuna dei morti dipende dai vivi»

Foto: Morena Brengola/Getty Images

In quest’epoca di ristampe, anniversari e revisioni, omaggiare Roberto “Freak” Antoni non è solo giusto, è decisamente doveroso. Dispiace un po’ constatare che, a 10 anni dalla morte, la sua figura sia rimasta sostanzialmente underground, menzionata raramente per metterne in risalto la genialità e la capacità rara di mischiare tragico e comico tenendole insieme con un sapiente mix di ironia e cinismo.

In occasione dei dieci anni dalla scomparsa (che probabilmente lui definirebbe «altri dieci anni sulla cresta dell’onta»), un manipolo di artisti a lui devoti ha deciso di ricordarlo oggi con l’iniziativa Largo all’avanguardia, una serie di tributi a ingresso gratuito in giro per i più noti club italiani (dal Monk di Roma al Bloom di Mezzago passando per l’Arci Bellezza di Milano e il Cage di Livorno). Tra questi, Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

«La fortuna dei morti dipende dai vivi. Per questo motivo abbiamo messo in piedi questa festa che coinvolge tante città, tanti artisti e tanti locali», dice Toffolo. «Io suonerò a Pordenone, al Capitol. Per l’occasione ho organizzato una specie di supergruppo transgenerazionale che comprende il cantante e il batterista dei Super Hipe, il primo bassista dei Tre Allegri, il muralista Marco Gortana, le sorelle Romanov, io e la critica d’arte Paola Bristot. Se non c’era gusto ad essere intelligenti in Italia prima, di questi tempi diventa indispensabile esserlo».

L’amore di Toffolo per Freak è nato nei primi anni ’80, quando l’onda lunga della Bologna del ’77 influenzava ancora i ragazzi anche al di fuori dei confini emiliani. «L’ho incontrato la prima volta dentro una Panda che faceva da juke-box per un gruppo di post adolescenti nella periferia di Pordenone credo nel 1980. E poi nei disegni di Paz, quello dove mostra il culo fuori dal finestrino sui viali di Bologna. Mi sono sempre piaciuti più i comici dei cantanti e i gli spettacoli comici che ho fatto negli ultimi anni, parlo di quelli legati ai miei libri a fumetti, Graphic Novel Is Dead, Andrà tutto benino e L’ultimo vecchio sulla terra dedicato a Remotti, hanno un debito evidente con Freak».

Un rapporto consolidatosi nel tempo, che ha attraversato tutte le fasi artistiche e di vita del leader degli Skiantos. «Ricordo quando venne all’InformaGiovani di Pordenone a leggere i suoi testi a una trentina di ragazzetti. Con la sua faccia palliduccia e il suo sguardo comico e tragico assieme. Spettinato e alieno, vestito come fosse stato una festa in smoking la notte prima e non avesse dormito. Mi sa che era la sua condizione. Reduce da una festa, sempre. Successivamente l’ho incrociato varie volte nei festival in giro per la penisola e con gli Skiantos lo vidi suonare a San Donà di Piave nei primi 2000, dove esibì una grossa ernia ombelicale che gli deformava la pancia. Una specie di esposizione da circo americano. Formativo».

La sua Bologna, quella che lui chiamava una metropoli di provincia, non poteva astenersi e tra i protagonisti della serata al Locomotiv ci saranno alcuni membri de Lo Stato Sociale, tra le band che più di altre hanno provato a portare lo spirito di Freak nel nuovo millennio, quantomeno filosoficamente. Un po’ come Elio e le Storie Tese, i ragazzi de Lo Stato Sociale si sono sempre mossi su territori cari a Freak, cercando quel connubio tra ironia e messaggio che lui stesso provò sempre a proporre.

«Pur non avendo mai goduto del successo popolare, gli Skiantos hanno seminato così tanto a livello culturale e artistico che in un modo o nell’altro è arrivato fino a noi», dice Bebo. «Magari ha cambiato forma e linguaggio, ma è sempre lo stesso messaggio. Mentre per anni sono stati relegati a semplici macchiette».

A loro va anche il merito di essere riusciti in qualche modo a fare giustizia a Freak a Sanremo, dove ha cercato a lungo di andare. Un’occasione persa, che continua a gridare vendetta. E pensare che la sua prima uscita dal gruppo era avvenuta proprio a causa di dissapori legati al Festival, dove Freak sognava di portare Fagioli. Per non parlare degli ultimi anni, dove Freak si vide rifiutare così tanti pezzi da vari direttori artistici, da arrivare a scrivere uno dei suoi ultimi manifesti: Porto Dio.

«È ampiamente risaputo che Massimo Martelli, uno dei massimi autori di Sanremo, abbia sofferto tantissimo per tutte quelle esclusioni. Fu proprio lui a chiamarci e a dirci di provare a mandare un pezzo che potesse rompere un po’ con gli schemi imposti da un’istituzione come Sanremo. Nella serata dei duetti, Paolo Rossi a un certo punto tirò fuori un cartello. Quello fu un momento molto Freak. Anche arrivare secondi, perdendo come diceva di aver fatto lui tutta la vita, in qualche modo lo fu».

Il tema della sconfitta, del solito insuccesso è sempre stato uno dei più utilizzati da Freak, che però allo stesso tempo era causa di grande sofferenza. «Rideva ma soffriva molto, e con quel modo quasi fantozziano fu il primo a mostrarsi pubblicamente come un essere umano fragile».

A Torino, all’Hiroshima, una delle più celebri destinazioni delle scorribande piemontesi degli Skiantos, sarà presente un musicista che a Freak deve molto, Johnson Righeira. «Mi piace sempre citare lui e i Krisma come i più grandi esempi di artisti che non hanno goduto del successo che meritavano. Così in vita che dopo la morte. Ho condiviso tanto con lui, mi ha aiutato agli esordi, ho cercato di assorbire l’attitudine di cui lui e gli Skiantos erano permeati. Ho persino dormito spesso a casa sua. Ho un ricordo vivido di quanto fossero snobbati anche agli esordi».

Freak non ha mai amato definirsi punk, convinto che l’accezione con cui gli Skiantos venivano inseriti in quella scena non li rappresentasse assolutamente. «Loro erano profondamente punk», continua Johnson, «ma non quel punk cui faceva riferimento la stampa, quello inglese. Lo erano nell’attitudine e proprio per il fatto di non scimmiottare quello d’oltremanica. Era punk italiano fino al midollo, sia culturalmente che politicamente. Ed era profondamente colto, tanto da usare un linguaggio demenziale di difficile comprensione per gli intellettuali. Anche la sua arte successiva era altrettanto ostica e resta incompresa, perché la forma scelta era quasi dadaista».

In effetti, se lentamente ma in modo costante pubblico e soprattutto critica sono arrivati a comprendere sempre meglio la visionarietà degli Skiantos (clamoroso in questo senso Iggy Pop che, estasiato, trasmette Eptadone durante la sua trasmissione radio), più ardua appare ancora la riscoperta dell’ultimo Freak. Per certi versi ancora più estremo del precedente. «Lo ricordo durante i tour degli anni zero, quando girava con Alessandra Mostacci», ricorda Toffolo. «Portava in giro uno spettacolo di musica “contemporanea alternativa”, come lui la definiva. Parole, comicità e musica contemporanea. Dadaismo e avanspettacolo».

Insomma, la domanda resta quella di sempre: arriverà prima o poi il momento della vera rivalutazione? Johnson Righeira non ha dubbi: «Ci si arriverà, ma non so quando. Il distacco emotivo aiuterà in questo senso, come accaduto anche per la musica degli anni ’80. O almeno è quello che spero. Quando iniziai mi nutrivo di quell’energia. I miei primi brani nascevano da quell’humus, da quella verve completamente delirante. Sarebbe bello potesse tornare ad avere un po’ di quella influenza». Molto materiale, molti libri e film sono usciti negli ultimi anni, aggiunge Bebo: «Il suo genio forse viaggia sottotraccia, ma farà sempre proseliti».

«Oggi manca l’“alternativa”», dice Toffolo, «Una parola che gli piaceva molto. Quindi in suo nome riprendiamocela. Troviamo altri modi di fare musica, arte, in generale di essere. Freak ha lasciato dischi e libri e se li cerchi ancora li trovi. Paola Bristot, professoressa di storia dell’arte che reciterà le poesie con il supergruppo, ha dichiarato che, quando sarà Ministro dell’Istruzione, renderà obbligatorio nelle scuole l’uso di un libro come Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti e io sottoscrivo. Viva Freak, viva noi».

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