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Rettore: «Fatico a impormi perché non lecco il culo»

L’artista veneta si toglie un bel po’ di sassolini dalle scarpe: dalle radio al GF Vip, passando per Marcella, Zaia, Pillon, i talent e Ora o mai più. E chiamatela soltanto Miss Rettore!

«Sono Donatella Rettore, educatrice cinofila». Rettore, la cantautrice esplosa negli anni ’80 con cult del calibro di Kobra, Lamette, Splendido Splendente, mette subito le cose in chiaro: in questo momento è in pausa. Effettivamente questa intervista nasce dopo aver notato, sul suo Facebook, dei post abbastanza polemici. Alcuni facevano pensare, addirittura, a un eventuale ritiro dalle scene di Rettore. Così l’ho chiamata e abbiamo parlato, tanto. Donatella è una donna unica, che ha pagato e (a volte) paga ancora il suo essere schietta e sincera. Un’artista così, con un passato così, ha ancora tante cose da dire e sarebbe un peccato non darle la possibilità di esprimersi. Perché Rettore ha creato la trasgressione mattoncino su mattoncino, ha sempre avuto la mente aperta e non nasconde mai le sue fragilità. Una tipa così non si può che amare.

Miss Rettore, ma che è successo, ho letto qualche tuo post su Facebook.
Frequento poco i social, ma sono diventati piuttosto aggressivi. E visto che io sono per il peace & love, vorrei che i leoni da tastiera rimanessero tali. E non li paragonerei ai leoni, che sono animali fantastici: sono zecche da tastiera.

In un tuo post scrivi che sei brontolona, pignola…
È vero, lo sono, ma sono anche pragmatica, voglio le cose chiare, pulite, voglio capire.

In che senso?
Se tu pensi male di me, me lo devi dire in faccia, perché mi devo regolare.

A questo proposito, sempre tra i tuoi post, leggo che – parola testuali – ti hanno fatto molto male. Chi?
Nell’ambiente italico sono stata molto sottovalutata, cosa che non è capitata in Francia, Germania, Olanda e Giappone. Un po’ devo dare ragione a Gianna Nannini: gli stranieri rispettano di più il privato e le scelte di un artista. Io, invece, non vengo rispettata per niente.

Cosa ti hanno detto?
Che sono una pazza, ma magari chi l’ha detto è più pazzo di me.

Che hai fatto per meritarti un simile appellativo?
Ma non lo so. Io faccio un disco bellissimo e dicono «Ah, sì, geniale quella pazza della Rettore», perché comunque devono sempre abbinare la cosa che io sono matta. Evidentemente essere coerenti con sé stessi e con gli altri vuol dire essere anche un po’ fuori. Boh! Può essere!

Come hai reagito nel momento in cui hai capito che stavano girando certe voci?
Chiaramente a 20 anni te ne freghi, a 30 pure, a 40 cominci a romperti le balle, a 50 e 60 sei proprio esaurita da questa cosa, hai voglia di mandare a quel paese qualcuno. E siccome sono una che non conta fino a dieci, ce ne ho mandati parecchi a quel paese.

E come l’hanno presa?
Se la prendono. Nessuno fa mai un sano processo a sé stesso, un po’ di autocritica.

È per questo che ogni tuo progetto, ultimamente, fatica a imporsi?
Assolutamente. Il mondo delle radio sembra la Sacra Corona Unita, passano sempre quei soliti quattro e – Dio ce ne scampi e liberi – ma più di là non si va.

Hai provato a chiedere il perché?
Guarda io ho fatto dei dischi, tra l’altro, molto belli, ma che sono stati proposti non dalle radio commerciali, ma da quelle libere. Poi se vedi il mio rendiconto Siae e Sony, è pauroso quello che vendo all’estero. Non c’è paragone con l’Italia. E io vado una volta in Francia, una in Svizzera e una in Germania. Lì è un boato rispetto a quello che scaricano qui.

Questa situazione la vivi perché hai fatto un torto a qualcuno, vista la difficoltà?
Probabile. Però è un torto che può passare anche nel dimenticatoio, capisci? Invece vedo che i rancori continuano. Male perché sta male anche lui. O lei.

A chi ti riferisci?
Non vorrei fare nomi, anche perché è un sospetto, ma non si sono mai manifestati. Il problema è che il bastone tra le ruote me lo trovo quotidianamente.

Comunque non sei la sola.
Siamo in parecchi, la banda dei “non leccaculo” (e che dice quello che pensa) è la più martoriata. Uno si deve prostrare, verso chi, non si sa. Cioè, si sa, ma una volta non era così. Prima si poteva dimostrare il proprio dissenso. Ora viviamo in un periodo un po’ oscurantista.

Fammi un esempio.
Sabrina Salerno, oltre a essere una brava artista che nessuno conosce bene, lavora tantissimo in Francia e Russia, ma qui non lo sa nessuno. E non è giusto.

Anzi, vi sfruttano sempre per le solite cose tipo GF Vip.
Che palle! Che poi al GF Vip di vip pochi ce n’erano.

Non dovevi esserci pure tu quest’anno?
Dal primo Grande Fratello Vip – che è stato l’unico che mi hanno proposto – il mio nome rimane fisso, ma io soffro di claustrofobia. Diventerei matta lì dentro. Mi hanno anche proposto Ballando con le stelle, ma ho preferito lasciare stare.

Perché?
Fin da ragazzina ero molto amica di Bibi Ballandi: era un grandissimo impresario e uomo di spettacolo. Adesso che non c’è più lui, mi sembrerebbe quasi di fargli un torto.

Hai sentito che si parla di un ritorno di Music Farm?
Per carità! Presentato da chi?

I rumors vogliono la Ventura in pole position. Se per questo parlano anche di un ritorno del reality La Fattoria, che tu hai già fatto.
Quello era un bel format. Poi lo hanno danneggiato, però quando c’erano Daria Bignardi e Daniele Bossari, era l’unico format non sputtanante.

E infatti tu a quello hai partecipato.
Eravamo un po’ tutti nella cacca, nello sterco delle mucche, però era un reality reale. Non avevamo il sapone e l’acqua corrente. Era ambientato nell’800, noi dicevamo «Ragazzi, a quell’epoca morivano a 30 anni, qui li abbiamo tutti superati. Dateci una brocca d’acqua». (ride, ndr)

Ora o mai più lo hai visto?
No, vabbè. Mi piace molto Amadeus come conduttore, lo trovo garbato e simpatico. La trasmissione non era giusta, l’ho trovata stridula. Il fatto che dei cantanti giudicassero altri cantanti meno importanti di loro non era bello eh. Poi chi dice che io sono più bravo di te? E mi pare che fossero più bravi i cantanti che venivano giudicati, di quelli che giudicavano. (ride, ndr)

A chi ti riferisci?
In generale erano più bravi quelli che dovevano rifarsi una vita, piuttosto che quelli che avevano la vita perfetta. Che poi la vita perfetta non esiste, la vita è imperfetta.

A Ora o mai più c’era Marcella. Con lei avete fatto pace o la bagarre è ancora accesa?
Non c’è mai stata. Se c’è stata una rivalità è stata con Loredana Bertè. Che c’entro io con Marcella? Niente.

Perché ho letto di frecciatine varie.
Lei si parla e si risponde da sola, perché non fa parte della mia generazione e del tipo di musica che faccio. Secondo me è una cosa che fa per fare show, perché non c’azzecca niente con me.

Che mi dici di Sanremo?
È una trasmissione eccessivamente lunga, dovrebbero tornare alle tre serate classiche. È esagerato, un’indigestione.

Hai provato a partecipare?
Proprio no, bisogna essere convinti per partecipare. E le volte che l’ho fatto da big non ero convinta per niente. Lo ero solo quando ci sono andata da giovane.

Spiega un po’.
Sanremo è una strana cosa: se lo prendi come Ruggeri, cioè come viatico di promozione, è un conto. Se inizi a sentire polemiche e chiacchiericci, il capo-clac napoletano che applaude questo piuttosto che quell’altro artista, non mi piace. Deve essere una cosa più cristallina, più trasparente. È un pasticcio e a me piacciono le cose vere. Era meglio Un disco per l’estate. Si partiva da Saint-Vincent, poi si vedeva chi aveva venduto più dischi e vinceva il Festivalbar. Quella era una cosa più chiara.

Resta che a Sanremo non ci sei più andata.
Se mi invitano posso anche andarci, altrimenti no. Ho sempre pezzi fighi sottomano, ma nessuno che possa stare nella manifestazione sanremese. Non ho un …E dimmi che non vuoi morire, quel tipo di canzoni non le ho mai avute.

E come super ospite, andresti?
Non chiamano me, come super ospite. Dipende tutto dal management e io non faccio parte di nessuna famiglia. È una storia molto italiana questa, non faccio parte di nessun clan.

Che ne pensi della nuova formula del Festival in cui due ragazzi di Sanremo Giovani accedono tra i Big?
Bello, però devo capire. Sono come quelli che fanno X Factor e hanno già un contratto discografico. Sono cose che non mi tornano. Io ho fatto i concorsi per voci nuove, eravamo veramente dilettanti allo sbaraglio.

Vuoi dirmi che non faresti il giudice in un talent?
No, sicuramente non lo farei. Il coach lo farei volentieri. Mettermi lì come una cantante vecchia che deve giudicare un cantante giovane, quello no.

Ma cosa pensi dei talent?
Mi piaceva molto l’X Factor di Tommassini perché aveva un respiro internazionale, lui è uno che ha lavorato con Madonna. Adesso che non c’è più, mi sembra sottotono pure X Factor.

Amici non ti piace?
Non riesco a vederlo. È talmente ovvio che martoriano i ragazzi per fare audience. È tipo il pollice verso dell’imperatore dentro il Colosseo, dai. Rischia di diventate un flagello sociale. Tutti che vogliono andare a fa’ ‘sti talent e poi si sentono dire «Ma tu cosa ci sei venuto a fare, che non sei capace di fare niente?». È così eh.

Tra l’altro i ragazzi che escono da lì non hanno più il successo di prima.
I Måneskin sono usciti da X Factor.

Sì, ok, ma a parte loro, ultimamente chi altro è uscito?
Ah, non lo so, non mi ricordo.

Appunto.
Ma anche Sanremo non mi ricordo chi l’ha vinto o chi ci è stato. Perché la proclamazione arriva così tardi che ti sei già rotto le balle. Ti ricordi solo chi ti è piaciuto, ma non chi ha vinto.

Secondo te perché i ragazzi dei talent non hanno più il successo di prima?
Perché vanno cambiati i talent, le formule. Vanno davvero cambiate le trasmissioni televisive. Non va rifatto Portobello, non va rifatto Rischiatutto, non va rifatto Ieri, oggi e domani. Inventatevi qualcosa d’altro. Ora o mai più, era una novità. E mi sta bene, però può essere pure con gli attori, gli acrobati, i mimi. E non solo con i cantanti. Non deve essere legato solo a un cantante di musica leggera. Perché un tenore no? Perché un soprano no? Che sia globale, non solo sempre i soliti cantanti di musica leggera che fanno l’imitazione di Whitney Houston e i Coldplay. E poi c’è pure Tale e Quale Show per fare le imitazioni.

L’hai fatto pure Tale e Quale Show, ma sei andata via. Come mai?
Perché gli autori mi hanno fatto venire la febbre a 39, mi è venuto l’Escherichia coli, un batterio che mi ha preso anche i reni. Ho fatto l’ultima puntata perché non avevano da sostituirmi.

Che ti hanno mai fatto a Tale e Quale Show?
Avevo un contratto preciso. Ho studiato tutta l’estate 12 artisti da imitare, tra uomini e donne. Poi mi cambiano le carte in tavola. E io vado in esaurimento nervoso eh, non ho una grande fibra, non posso andare a fare uno spettacolo che richiede bravura, energia fisica e morale e avere una pressione tale. Mentre sei concentrato a fare una cosa, quelli che ti levano la concentrazione ti levano la vita, se sei dentro una persona e la filtri secondo il tuo essere artista. Per questo avevo scelto di imitare Patty Pravo, la Caselli, la Ferri, Monica Vitti, Anna Magnani, Sandy Shaw. Era il filo rosso delle cantanti scomode, di cui faccio parte.

Delle nuove leve chi ti piace?
Mi piace molto Caparezza e Sfera Ebbasta, che è un pazzo scatenato. Poi mi piace tanto anche Young Signorino.

In generale chi ti piace e chi no, tra i colleghi già affermati?
Chi non mi piace non lo ascolto. Mi piacciono Diana Krall e Tony Bennett, adoro Bublé sono molto gelosa della Pausini, perché credo che Bublè sia una persona meravigliosa. È anche di origine veneta.

E tra gli italiani?
Tra gli italiani mi piace Giorgia. È una grande interprete, sofferta e vera. E poi Mengoni e la sua grande innovazione.

Eppure mi sembra che il singolo Voglio di Mengoni abbia faticato un po’ a emergere all’inizio. Come se fosse stato poco capito.
Fatica a emergere perché siamo scemi. Non siamo colti, dovremmo leggere di più. Secondo me, Mengoni, è una persona coraggiosa, brava e avrà il successo che si merita. Devono passarlo le radio o andare sul web.

Passiamo alla politica. Il Veneto è una regione che non sembra proprio aperta.
Lasciamo stare. Io mi sto un po’ chiudendo, ma sbaglio. Con quei disastri nel bellunese parlano di autonomia del Veneto? Ma dove vai? Se non c’è unità da nord a sud, siamo tutti nella cacca isole comprese.

Che mi dici di Verona, dove è passata la mozione pro vita con iniziative di prevenzione dell’aborto?
Ma Dio, ma cos’è? Invece di andare avanti andiamo indietro? È giusto per far proliferare le mammare che procurano gli aborti e che ti ammazzano. Allora togliamo pure il divorzio no?

Be’ il senatore leghista Pillon, sembra non sia proprio lontanissimo da quest’ultima ipotesi.
Sono tutte cazzate per raccattare quattro voti di quattro scemi deficienti. E la cosa che più mi fa girare i coglioni è che coinvolgono tutto il Veneto, che non è affatto così. Se c’è una regione open minded è proprio il Veneto. I veneti sono i primi che sono andati in Australia, ma che stiamo a dire? Che ci stiamo a inventare? Perché lo dice un demente dobbiamo coinvolgere tutta Verona che è una città intelligente, aperta, bella, figa? È una città di giovani. E cerchiamo di tenerceli questi giovani, perché stiamo diventando vecchi.

Da icona gay che mi dice delle posizioni del Ministro della Famiglia e della disabilità che non riconosce le famiglie arcobaleno?
Voglio più dell’arcobaleno. Ma dico, vogliamo levare una cosa così avanti? Una cosa così bella come le famiglie arcobaleno? Ma vaffanculo! Non dimentichiamoci che negli anni ’70 c’erano i centri sociali – che ci sono tutt’ora – e le comuni. Non andavi d’accordo con tuo padre e tua madre? Andavi nella comune. Vogliamo rifondarle le comuni che mancano?

Arriviamo al discorso sulla caccia.
La caccia e il circo lasciamoli perdere. Credo che prima o poi un cacciatore mi sparerà nel culo, perché sono totalmente contro. Anche perché tutti i giorni c’è una disgrazia.

Pensa che ora, proprio in Veneto, è passato un primo “sì” per la legge sull’abbattimento dei lupi.
Ma che sei matto? Io c’ho pure il cane che si chiama Lupo. E ce ne ho pure uno che si chiama Orso. Io sono filo-Zanoni. Di Zaia non me ne può fregare di meno, con quelle orecchie a sventola…

Viste le tue idee progressiste, come vedi il Governo gialloverde?
Il Movimento 5 Stelle l’ho votato pure io. La prima volta hanno bloccato l’Italia, con Bersani che parlava e loro che non gli rispondevano. Mi hanno fatto così incavolare che non li ho più votati. Per cui se vogliamo movimentare questo Paese, che sembra una palude, i 5 Stelle non sono adatti.

E chi è adatto?
Io sono sempre stata per Emma Bonino. Sempre. Grande donna, grande politica, tutti devono imparare da lei. E io sono anche femminista.

A questo proposito, da femminista, che pensi del #MeToo e delle molestie?
Quella è una cagata eh! Perché, se tu lo dici 40 anni dopo, mi fai ridere. Dillo subito.

Magari ci sono altre questioni, se uno si tiene una cosa simile dentro.
No, no, no. Lo devi dire subito, non 20 anni dopo per accodarti a un movimento e avere visibilità. È una porcata.

E la questione Asia Argento come la vedi?
Mi fanno ridere. Questo (Jimmy Bennett, ndr) che dice di essere stato violentato da lei a 17 anni mi fa ridere. A 16 anni, in America guidano. Forse gli dispiaceva di essere stato mollato. Ma povera Asia Argento.

Senti, ma io ti ho chiamato per sapere se ti sei ritirata, come mi sembrava di avere inteso dai tuoi social.
Mi sono guardata intorno, dopo il tour, e sono in un limbo. Sto collaborando con un produttore di New York molto bravo e se son rose fioriranno. Mi sono presa del tempo.

Che progetto sarà?
È una cosa un po’ di lato, sono un outsider. Non seguo una tipologia.

Quindi ti rivedremo.
La mia carriera quarantennale è costellata di piccole e grandi eclissi. Quando sento che mi stanno sporcando le orecchie e portando da una parte che non è esattamente la retta via – anzi la “Rettore via” – io cambio strada e cerco di rimettermi in carreggiata. Se non lo faccio io, non c’è nessuno che mi dà una mano.

Ma che proposte ti hanno fatto per portarti fuori dalla “Rettore via”?
Per telefono non te le dico, te lo dico a voce. Canzoni che sono state cantate da altre.

Anche programmi tv?
Tantissimi. Ora o mai più mi era stato offerto l’anno scorso. Non mi posso mettere né da una parte né dall’altra. Sono out da queste cose.

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