Rettore a Sanremo: «Detestavo il pubblico del Festival» | Rolling Stone Italia

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Rettore a Sanremo: «Detestavo il pubblico del Festival»

Ha dato spettacolo, ha litigato, ha fatto parlare per il look, ha bersagliato le prime file con un lancio di caramelle. Ora torna all'Ariston per cantare 'Splendido splendente' con La Rappresentante di Lista

Non azzardatevi a chiamarla Donatella: lei è e sarà sempre solo e unicamente Rettore. Icona gay e anni ’80, ha pubblicato chicche Italo disco e pop-rock come Kobra, Lamette e Splendido splendente, canzone che (ri)canterà insieme a La Rappresentante di Lista nella serata delle cover di questa edizione di Sanremo.

La tagliente cantautrice veneta, provocatrice per vocazione, non le manda certo a dire. E nelle sue quattro partecipazioni alla kermesse canora più amata (e odiata) dagli italiani non si è fatta mancare proprio nulla. Così, appena 21enne, nel 1974, per la sua prima volta sanremese fu spedita fuori mano, all’Hotel Golf, per la paura (dei discografici) che parlasse troppo con i giornalisti.

Come passavi il tempo rinchiusa in albergo?
Non facevo altro che mangiare. Ricordo che non mi entravano neanche più le scarpe: quella settimana ingrassai come un cinghiale. Per cantare la mia Capelli sciolti, mi sono presentata alla serata finale del festival, che si teneva al Casinò di Sanremo, con i sabot.

Ma la tua etichetta ti confinò per timore di quello che avresti potuto dire?
Dicevo quello che pensavo. Ciononostante i giornalisti arrivarono per le interviste e, per tutto quello che avevo trangugiato, mi autoproclamai una debuttante debordante. Un giornale riportò questa cosa, sottolineando l’autoironia. Credo fosse TV Sorrisi e Canzoni: aveva un direttore molto attento.

Tre anni dopo sei tornata al Festival di Sanremo con Oh Carmela.
È stato il primo anno in cui ho portato il mio gruppo sul palco del Teatro Ariston. Ero sempre tra i debuttanti, però lì cominciava a cambiare qualcosa.

Che cosa?
Ero famosissima in tutto il Nord Europa, sapevo stare sul palco, facevo spesso dei concerti sia in Germania che in Svizzera. Quindi non era un problema cantare con la mia orchestra dove, tra le altre cose, figuravano anche Tullio De Piscopo e Natale Massara, grandissimo arrangiatore.

In quell’occasione sei passata alla storia perché lanciasti caramelle al pubblico.
Detestavo il pubblico di Sanremo e poi, le prime file, sono le più antipatiche, quelle degli ospiti vip. Così tiravo loro le caramelle come fosse una sassaiola. E vedevo queste persone che, con le mani, cercavano di ripararsi in ogni modo (ride).

Quasi dieci anni dopo, nel 1986, porti all’Ariston, tra i big, una delle tue hit: Amore stella.
Già, ma ricordo soprattutto che rincorsi Sting, tra i superospiti stranieri di quell’anno.

Cioè?
Nonostante fossi una star in Inghilterra e Germania, ho avvicinato Sting e mi sono fatta fare l’autografo sulla musicassetta di The Dream of the Blue Turtles. Mentre firmava, mi disse: «Complimenti, hai degli ottimi gusti musicali».

Molti di noi collegano quell’edizione alla tua litigata con Marcella Bella durante un collegamento del tg.
Non era una litigata. Ero io che non stavo bene, non ero tranquilla. Ero emotivamente disturbata.

Da cosa?
Mah, che lei mi interrompesse mentre Vincenzo Mollica mi stava intervistando. Per cui ammisi che a Sanremo non ci volevo venire, che mi ci aveva mandato la casa discografica perché io non avevo bisogno di quel palco.

Quando un imbarazzatissimo Mollica, per uscire dall’impasse, disse che eravate due prime donne tu ci tenesti a sottolineare che, di prima donna, ce n’era una sola. Poi però con Ora o mai più, dopo 34 anni, avete fatto pace…
Ci siamo chiarite e adesso guai a chi mi tocca Marcella. Ci vogliamo molto bene. Dopo una litigata mostruosa è nata una solidarietà e un’amicizia.

Arriviamo alla tua ultima partecipazione (per ora). Era il 1994 e cantavi Di notte specialmente.
Siccome avevo quasi sempre cantato verso mezzanotte, e avevo l’ansia tutto il tempo, chiesi a Pippo Baudo di potermi esibire in anticipo durante la finale. Pippo mi accontentò e l’ultima sera del festival mi fece cantare per prima. Ricordo che Anna Oxa, co-conduttrice di quell’anno, mi presentò molto bene. Quando entrai in scena il pubblico rimase sbalordito e sentii un «Oh».

Che avevi fatto?
Era per il mio vestito del brand Complice, disegnato da Dolce e Gabbana: un nude look gotico che ebbe un enorme successo. Infatti mi diedero il premio come cantante più sexy, elegante e innovativa.

Da qualche parte ho letto che odi le scale di Sanremo…
Fortunatamente, visto che la scenografia cambia sempre, quando ho partecipato io non c’era solo qualche gradino. Nel Sanremo del 2009, la povera Annie Lennox rischiò di rompersi l’osso del collo. E ricordo che Bonolis la andò a salvare.

Arriviamo a oggi. Nella serata dei duetti accompagni sul palco dell’Ariston La Rappresentante di Lista. Com’è nato il tutto?
Mi hanno chiamato perché, da piccoli, ascoltavano le mie canzoni. La mamma era una rettoriana, una rockettara per cui sono una cantante di famiglia. Infatti non abbiamo avuto alcun tipo di difficoltà a parlarci per telefono, a pensare di usare il kazoo. È stato un incontro basato sulla collaborazione, sul divertimento, perché ci divertiamo a cantare. Se di questi tempi non ci divertiamo nemmeno più a cantare sarebbe grave, eh?!

Come sarà l’esibizione?
Una cosa gioiosa: siamo in tanti sul palco e voglio si vedano tutti. Siamo quattro donne, c’è il doppio batterista, il doppio bassista, il fonico, le ragazze suonano il kazoo, è una cosa corale e bella. La definirei il mio canto libero.

Quindi come ti sembra questa nuova Splendido splendente?
È una rilettura di Veronica ed è giusto che sia così, ma non si differenzia poi tanto dall’originale. Sono entrata nel loro mondo e loro sono entrati nel mio. Due universi che si incontrano e si sposano senza fare a cazzotti. Poi loro stanno sul palco molto bene, non sono dei cialtroni o degli improvvisati. È tutto molto ben organizzato.

Nel 2021 Splendido splendente cosa rappresenta?
Continua a rappresentare me e un momento di grande ispirazione mio e di Claudio (Rego, nda). Un momento in cui, alla fine degli anni ’70, si stava aprendo una porta: arrivavo dalla Francia, dalla Germania, dall’Inghilterra, stavano arrivando il punk, il post punk, i capelli colorati, la fantasia iniziava a galoppare, tutti volevano fare di più. Adesso siamo indietro. Ora siamo arrivati un punto morto, forse è utile per ricominciare. “Ma un’altra primavera”… (intona Erba di casa mia di Massimo Ranieri, nda).

“Chissà quando verrà”, cantava Ranieri.
Adesso, deve venire adesso.

Senti, ma come farai a esibirti senza nessuno davanti, come la vivi?
Tutti i cantanti, in ogni caso, fanno dischi, un modo per arrivare al pubblico senza live. Arriveremo come una volta, quando c’erano solo radio e tv.

La Rappresentante di Lista è una realtà, una factory molto attuale e vicina a diversi temi, non a caso fanno queer pop, sono anche molto vicini alla comunità Lgbtq+.
Eh cavoli! Quello era fondamentale. E poi sono molto attenti all’ambiente, alla dimensione umana, anzi, bestiale: adorano gli animali, sono attenti con la plastica. Fanno di tutto per essere ecosostenibili nel rispetto e nel bene di tutti.