Questo disco è stato inciso dai detenuti del carcere più malfamato del Camerun. Ed è una bomba | Rolling Stone Italia
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Questo disco è stato inciso dai detenuti del carcere più malfamato del Camerun. Ed è una bomba

È uscito il primo album prodotto dalla Jail Time Records, l'etichetta nata all'interno della prigione di Douala: una miscela eterogenea che ibrida rap, afrobeat, afro-trap, trap, drill ed afro-house e che racconta il potenziale di redenzione della musica

È il 2018 e Dione Roach, artista italo–australiana, si trova in Camerun per svolgere il primo anno di servizio civile con la ONG nostrana Centro Orientamento Educativo, che opera nel carcere di Douala organizzando corsi e attività formative per i detenuti.

New Bell – questo il nome della struttura – è uno spazio gigantesco ed estremamente sovraffollato: le persone dormono un po’ ovunque e la sicurezza interna è appaltata quasi interamente ad alcuni detenuti arruolati e calati nei panni di secondini. Dobbiamo liberare la mente dalle divisioni rigide e le separazioni severissime che rappresentano i tratti distintivi dei carceri italiani. New Bell è differente: è più simile a una sorta di gigantesco villaggio ordinato da principi un po’ anarchici, quasi di autogestione: un paesino di cemento con tanto di viuzze, mercati, bancarelle e botteghe (tutti praticano qualche mestiere).

Durante un evento, Dione sente rappare alcuni detenuti e rimane impressionata dal loro talento: da lì l’idea di alzare l’asticella e provare produrre la loro musica, magari sistematizzandola in un disco. «Ho pensato che l’esperienza potesse espandersi: il talento non mancava, la musica era una passione comune a molti dei prigionieri di New Bell», spiega Dione. «Ho capito che, forse, sarebbe stato possibile capitalizzare in maniera positiva su queste attitudini». Come? Aprendo uno studio di registrazione all’interno del carcere: «Le autorità della struttura hanno accettato subito, l’ONG ha finanziato l’operazione e, così, abbiamo dato inizio all’allestimento dello studio».

Questo il mito di fondazione della Jail Time Records, l’etichetta nata nella prigione più dura e creativa del Camerun. «L’etichetta è nata grazie all’impulso di Steve Happi, un ingegnere del suono che, al tempo, stava scontando la sua pena a New Bell: ha gestito lo studio sin dal primissimo giorno e, per fortuna,  ci siamo ritrovati sulla stessa lunghezza d’onda. Lavoravamo giorno e notte, abbiamo registrato centinaia di brani e prodotto decine di artisti afferenti a generi diversi, di età ed estrazioni sociali diverse. Più tardi il progetto si è strutturato ulteriormente: videoclip, copertine e una mission di reinserimento sociale da mettere al primo posto».

Per la Jail Time Records, quella di oggi è una giornata speciale: il collettivo, infatti, esce con JAIL TIME VOLUME 1, un doppio album con 24 brani che spaziano tra rap, afrobeat, afro-trap, trap, drill ed afro-house. Dall’interno del cupo terreno carcerario, la musica permette agli artisti di superare i limiti della loro condizione e diventa espressione di speranza, conforto: un ideale comune da difendere, un punto di (ri)partenza inestimabile e un’urgenza espressiva incontenibile che si può evincere dall’ascolto di ogni singola traccia. Qui sotto potete ascoltare Offline di D.O.X. ft. Vidou, uno degli estratti. L’album, invece, potete godervelo cliccando qui.