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Quando finisce un amore, esce un nuovo album di Låpsley

Scrive canzoni da cameretta che nascono dalla sofferenza. Nel suo disco etereo, “Long Way Home”, racconta com’è la vita dopo una lunga storia. «Oggi sono serena e infatti non sto scrivendo nulla»

Låpsley è nata a Southport (UK) nel 1996. Foto: Harvey Pearson

Låpsley è nata a Southport (UK) nel 1996. Foto: Harvey Pearson

Canzoni da cameretta, eteree e minimali, nate davanti a un computer per sfogare la tristezza del- la fine di una storia d’amore. Potrebbe essere la storia di una qualsiasi 20enne inglese che aspira a diventare cantautrice. Però Holly Låpsley Fletcher, in arte solo Låspley, che 20 anni li compirà il 20 agosto e viene da Southport (UK), ha sicuramente una marcia in più. Messa sotto contratto dalla XL Recordings (la stessa etichetta di Adele) dopo il Festival di Glastonbury dell’anno scorso, ad aprile si esibirà al Coachella.

Il 4 marzo è uscito il suo primo album, Long Way Home. Nelle foto ha sempre un’aria triste e dimessa, ma quando la incontriamo in un hotel milanese sorride di continuo, tranne quando le squilla il cellulare: «È mia madre, vorrà parlare con me della morte di David Bowie». La notizia è stata appena diffusa. «È stato uno degli artisti che mi ha influenzata di più, avevo un poster in cameretta grande mezza parete». La paragonano ad Adele, ma lei ha idee molto chiare: «Nessuno si sarebbe azzardato a farlo se fossi stata un ragazzo. Invece, l’idea di due artiste bionde inglesi con la stessa etichetta ha fatto subito scattare i confronti. La musica di Adele è molto diversa dalla mia, lei ha un background country che io non ho. Se proprio devo cercare degli artisti che mi assomigliano, citerei James Blake, ha una formazione strettamente classica a cui aggiunge l’elettronica, come me. Tra l’altro, ogni tanto mi piace modificare la mia voce per renderla più maschile».

Låpsley ha iniziato a studiare musica molto presto: a 6 anni la chitarra e il pianoforte, e poi l’oboe. I suoi pezzi nascono prima in acustico e poi li lavora da sola con programmi come GarageBand. Le parole sono state scritte sempre dopo un turbamento di origine sentimentale (e in questo ricorderebbe davvero Adele). Anche il titolo dell’album, Long Way Home, «rappresenta, da una parte, la lunga strada che si percorre fianco a fianco con una persona prima della rottura. Dall’altra, le enormi difficoltà che si hanno a cambiare completamente vita e a passare, per esempio, dal Nord-Est dell’Inghilterra a Londra, come è capitato a me». Ora sembrano superate però: «Sì, mi sento molto più serena, infatti in questo periodo non sto scrivendo niente».

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Rolling Stone di febbraio.
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