Prima della variante, Omicron era una band prog metal (che ora fa un sacco di clic) | Rolling Stone Italia
Home Musica Interviste Musica

Prima della variante, Omicron era una band prog metal (che ora fa un sacco di clic)

«Abbiamo tante visualizzazioni, ma per le ragioni sbagliate», dice il chitarrista del gruppo con lo stesso nome della variante del virus che causa il Covid. «Pubblicare un disco ora sarebbe di cattivo gusto?»

Gli Omicron

Foto via Facebook

Era un bel pezzo che Li Heng Chan non pensava alla sua band, che si è sciolta cinque anni fa. La scorsa settimana ha iniziato a ricevere messaggi e mail da amici, famigliari e pure da un musicista del gruppo. «Dicevano che eravamo finiti sui giornali», racconta, «chiedevano cosa stesse succedendo». Il gruppo di Chan si chiamava Omicron.

Il 26 novembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato il nome dell’ultima variante del Covid. È stato scelto sulla base dell’alfabeto greco, ma scherzandoci Jon Wurster, il batterista di Superchunk, Bob Mould e Mountain Goats, ha scritto su Twitter un paio di giorni dopo che Omicron potrebbe essere il nome di una band prog metal minore.

Non aveva tutti i torti. Tra il 2014 e il 2016, gli Omicron erano effettivamente una band prog underground di Hong Kong. I quattro – Chan alla chitarra, Tyler Yeung alle tastiere, Alex Bedwell alla batteria e Adam Robertshow a chitarra e synth – hanno fatto qualche concerto, ma non sono rimasti insieme sufficientemente a lungo da pubblicare un disco. Ora grazie a una macabra coincidenza stanno ottenendo l’attenzione che non hanno avuto all’epoca. «Tra tutte le parole che potevano scegliere per la variante del virus, hanno scelto proprio Omicron», dice Chan ridendo. «Forse per le ragioni sbagliate, ma stiamo facendo molti clic. C’è di che riflettere».

«Non ho mai ascoltato progressive metal, ma è un termine che John Darnielle (dei Mountain Goats) usa spesso», racconta Wurster. «L’idea che ci fosse una band chiamata Omicron non mi sembrava irragionevole».

Gli Omicron hanno iniziato a suonare quasi dieci anni fa. Dopo aver esplorato lo stile di Linkin Park, Papa Roach e di altri artisti nu metal, Chan ha allargato gli orizzonti musicali appassionandosi a Slipknot e Helloween. Poi ha ascoltato Acid Rain dei Liquid Tension Experiment, side project di alcuni membri dei Dream Theater, e ha iniziato a studiare musica strumentale più complessa.

Insieme a Yeung, compagni di università, e a Bedwell, che suonava in varie band a Hong Kong, hanno fondato gli Omicron nel 2012, e l’anno successivo hanno ingaggiato Robertshaw, che grazie all’uso del guitar synth fa sia le parti ritmiche che di basso. Chan dice che hanno scelto quel nome perché volevano qualcosa di «cosmico». Andromeda era già preso, così, su suggerimento di Robertshaw, hanno scelto il nome di una stella. «Suonava bene», dice Chan. «Prima l’abbiamo scelto, poi abbiamo studiato il significato della parola. La nostra musica ha un approccio sci-fi e omicron significa “piccolo”. L’idea era che le nostre individualità – gli omicron – si unissero per creare qualcosa di più grande».

Hanno iniziato condividendo il palco con artisti folk e EDM, spiccando grazie ai loro brani intricati e alle cover di gruppi metal estremi come Edge of Sanity e Atheist. «Nel mondo ci sono tante band di prog strumentale, ma a Hong Kong c’eravamo solo noi», spiega Chan. Suonavano insieme sporadicamente, visto che i membri del gruppo erano già impegnati con altri lavori: Chan era insegnante, Robertshaw lavorava come design manager per la catena H&M. Riuscivano a provare una volta a settimana, e hanno fatto sette concerti a Hong Kong. Un giornalista, però, li ha definiti «una delle presenze più brillanti della scena metal di Hong Kong».

Nel 2016 Bedwell è tornato nel Regno Unito e gli Omicron hanno fatto il loro ultimo concerto. Chan si è trasferito in Australia con la futura moglie e lì ha iniziato a insegnare musica e ha fondato un progetto parallelo, Outcome Variables. «Avremmo potuto fare di più», dice degli Omicron. «Potevamo organizzarci meglio. C’era tanto potenziale e c’erano delle registrazioni».

È qui che la storia degli Omicron prende una piega strana. Oggi i quattro membri vivono in parti diverse del mondo: Yeung è a Hong Kong, Robertshaw nel Regno Unito e Bedwell in Danimarca. Dall’anno scorso, però, hanno iniziato a raccogliere le registrazioni che avevano lasciato da parte – a cui hanno aggiunto nuove parti – per assemblare un disco. «Sono euforico», dice Chan. «Dal vivo eravamo limitati, visto che suonavamo solo in quattro. Il disco avrà un suono enorme».

L’idea, fino alla scorsa settimana, era di pubblicarlo nell’estate 2022. Ora, dice Chan, non sanno se sfruttare la popolarità degli ultimi giorni. «Ci stiamo chiedendo se sia il caso di approfittare del momento, se è troppo presto, se non è di cattivo gusto. Chiaramente il virus è una cosa negativa, ma ha generato traffico verso la nostra musica». Stanno pensando di cambiare il nome del gruppo in Omicron 2014. «Non vogliamo che la gente pensi che sia collegato Covid», spiega, «non è di questo che vogliamo parlare».

Organizzare una reunion live, però, potrebbe essere complicato. «Ci dovrebbe essere un interesse sufficiente per spostarci attraversando mezzo pianeta», dice Chan. «Potremmo incontrarci a metà strada, tipo in Russia o in Mongolia».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.