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Priestess, vengo dal bosco ascoltando Bowie

Una delle rarissime interviste della rapper: tra il nuovo singolo "Eva", il lavoro per il disco e le amiche "bitch"
Priestess, classe 1996. Si esibirà prima di Pusha T al Fabrique di Milano

Priestess, classe 1996. Si esibirà prima di Pusha T al Fabrique di Milano

Il nome di Priestess circola già da un po’ tra chi segue la scena hip hop italiana ed è avvolto da un alone di mistero. Di fonte a una manciata di singoli di successo (non solo in Italia, ma anche in Francia!) come Maria Antonietta e Amica Pusher – poi inclusi nell’Ep Torno Domani – e collaborazioni con Gemitaiz e Madman, pochissimo si sa della pugliese Alessandra Prete (questo il suo vero nome). In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo Eva siamo riusciti a sentirla al telefono per una delle sue rarissime interviste, scoprendo che il motivo di tanto mistero è solo una timidezza molto dark.

Dove vivi?
Abito nella Valle D’Itria, in Puglia. È un posto che adoro. Lo studio dove lavoro con il mio produttore Ombra è in un bosco che si affaccia sul mare. Ci trovo grande ispirazione.
Una Cappuccetto Rosso della trap…
No, non c’è solo il bosco, da lì arriva la parte più conscious di quello che scrivo; poi c’è tutta la parte urban, della mia vita in tour, dei miei viaggi a Milano, dove esce il mio lato più estroverso.
Riesci a vivere della tua musica?
Sì.
E prima che facevi?
Studiavo ragioneria. Poi iniziato a fare cover hip hop e r&b e ho inseguito il mio sogno musicale.
Hai incontrato delle difficoltà nel mondo rap italiano solitamente molto maschile e chiuso? Se sì, di che tipo?
Se parli degli hating nei commenti sotto ai miei video, me li aspettavo, ma non perché sono donna, succede a tutti.
Ti dà fa fastidio che i tuoi colleghi maschi spesso parlino delle donne in termini misogini chiamandole bitch o troie?
Oggi bitch è utilizzato per dire “stronza”, in modo più leggero rispetto al significato originario. Anche io lo dico quando sto tra amiche: “ciao bitch!”.

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Nei tuoi testi, soprattutto nel nuovo singolo Eva, c’è una sorta di statement, del tipo “io sono stata la prima donna a emergere e farcela in questa scena”…
Non è un testo egocentrico. Eva rappresenta tanto la mia parte sognatrice e “oscurella” quanto quella più consapevole, rivolta al futuro.
“Oscurella”?
Sono una tipa timida. E mi piace questo lato del mio carattere, lo stare sulle mie.
Le tue canzoni hanno spesso nomi di donne: Eva, Maria Antonietta, Cleopatra. Cosa ne pensi del femminismo?
Parlo di donne perché mi ci immedesimo, ma non penso di avere ancora l’esperienza per parlare di questi argomenti.
So che in Francia sei molto apprezzata…
Il mio modo di cantare è molto melodico, come il francese. Lì tutti ascoltano hip hop e r&b, e per donne c’è un sacco di spazio perché il campo è più largo.

Che cosa ascolti? Quali sono i tuoi miti musicali?
Mi piace scoprire musica nuova e generi che non conosco su Spotify. Quando ero piccola ascoltavo moltissimo David Bowie, la mia canzone preferita era Lady Grinning Soul. Più recentemente ho apprezzato molto Amy Winehouse, Rihanna e pure Cardi B.
Stai lavorando a un album. Cosa ci dobbiamo aspettare?
Non voglio spoilerare troppo. Ci saranno dei featuring…
Anche di artisti internazionali?
Dai, non voglio dire niente. Forse…
In Eva canti “la musica è un atto di fede”…in che senso?
Mi chiamo Priestess, ovvero sacerdotessa (ride), e il senso è che nella musica ci devi credere.
Una cazzata, mi chiedono i ragazzi della redazione se sei fidanzata?
Non è una delle mie priorità adesso. Sto nel mio e faccio quello che mi va.

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