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Pinguini Tattici Nucleari a Sanremo 2020: «Siamo i Ringo Starr della musica indie»

La band bergamasca è passata dai piccoli locali ai palasport. Porterà al festival una canzone dedicata al batterista dei Beatles. «È una metafora esistenziale»

Pinguini Tattici Nucleari

Riccardo Zanotti, Nicola Buttafuoco, Lorenzo Pasini, Simone Pagani, Matteo Locati ed Elio Biffi. Segnatevi questi nomi perché ne sentiremo parecchio parlare nei prossimi mesi. Potreste conoscerli come Pinguini Tattici Nucleari, band che si sta facendo conoscere a suon di stream (oltre 50 milioni) e concerti (la tappa del 29 febbraio al Mediolanum Forum ha segnato il sold out in una ventina di giorni). Forse è presto per parlare di fenomeno, ma il nuovo album Fuori dall’hype (uscito il 5 aprile 2019) ha debuttato al dodicesimo posto della classifica FIMI/Gfk dei dischi più venduti e avevano già incuriosito con Gioventù bruciata (2017) e il singolo certificato oro Irene (certificazione raggiunta nel 2019 anche da Verdura). Il cantante Riccardo Zanotti racconta la canzone che porteranno al festival: Ringo Starr.

Perché Ringo Starr?
Non è un omaggio, ma ci piacciono i personaggi che lasciano un segno talmente profondo da diventare metafora esistenziale. Ringo ha lasciato un segno: ha fatto parte della band più importante della storia dell’uomo e della musica, restando in disparte. John Lennon e Paul McCartney spiccavano, George Harrison era il chitarrista estroso. Ringo, invece, era relegato a un ruolo di secondo piano. Eppure…

Eppure?
Se andiamo a vedere la storia della musica, Ringo ha apportato modifiche non indifferenti alla batteria che, ancora oggi, tutti applicano: ha messo le coperte per attutire il colpo del rullante nelle casse, in modo da ottenere suoni più netti e precisi. Ha anche cantato pezzi favolosi come With a Little Help for My Friends. È molto importante nella storia dei Beatles, ma sembra una stella minore. Quelle che non vediamo dalla Terra perché ce ne sono altre, più vicine, che brillano molto di più. La luce di queste stelle minori è come se andasse sprecata. E Ringo è una stella minore che deve avere la sua giustizia nello storytelling della canzone.  

Tutto questo per dirmi che siete i Ringo Starr della musica indie?
Vedo che hai colto. Più che altro lo siamo stati, il futuro ha in serbo delle cose molto belle per noi: parte il tour, c’è Sanremo, il mondo della tv, delle radio e dei giornali ci sta sorridendo.

E allora?
Be’, sai, non è sempre stato così. E abbiamo deciso di portare al festival questo sentimento, per raccontare la nostra storia. Siamo sicuri che tanta gente ci si rivedrà.

Facciamo un passo indietro. Com’è andata come Amadeus? Qual è stato l’iter per essere ammessi a Sanremo?
Quando ho scritto Ringo Starr a casa mia, avevo già in mente la presenza dell’orchestra in maniera molto forte. Il primo pensiero, quando ho composto il brano, è stato Sanremo. Abbiamo inviato il pezzo ad Amadeus che ci ha regalato un istantaneo apprezzamento. Sua figlia ci ascoltava e lui ha sottolineato che il pezzo era molto forte. Poi è arrivata la fatidica telefonata: ero a Londra ed è stato fantastico, è stato gratificante. Sanremo è Sanremo, questa è la frase più giusta per esprimere il sentimento provato.

Ma cosa vi aspettate dal festival?
Fuori dai denti? C’è un tour che sta andando oltre ogni più rosea aspettativa. Sanremo è una vetrina incredibile e ci si aspetta – spesso – che svolti le carriere. Da parte nostra c’è la volontà di intraprendere un’esperienza inedita, che ci apra a un pubblico nuovo. C’è la curiosità di vedere come reagirà, questo pubblico. Vogliamo fare Sanremo per avere un’orchestra dietro di noi, per la diretta vista da milioni di persone, ma non per arrivare da qualche parte. Poi quel che sarà sarà.

Cosa vi immaginate di trovare lì?
Durante le prime prove immaginavamo di trovarci in una tradizione quasi sacra. Ci siamo resi conto, ben presto, che c’è un clima di amicizia, anche con persone che non avevamo mai visto prima: siamo usciti insieme la sera, ci siamo trovati a bere qualcosa al bar. Oppure nella camera d’albergo, alle 3 di notte, per ascoltare musica. Tutto diverso rispetto a quel silenzio draconiano che ci aspettavamo. Sembra di essere in gita scolastica, aspetto che ci aiuta a relazionarci meglio con una manifestazione che ha, indubbiamente, il suo peso.

Con chi vi siete trovati in hotel, alle 3 di notte, ad ascoltare musica?
Con Anastasio, un ragazzo molto sveglio. Anche con Gabbani abbiamo fatto discorsi lunghi: è un musicista incredibile, che respira la musica da sempre, visto che la famiglia ha un negozio di strumenti. Il maestro Piero Pelù ci ha dato il consiglio di non prendere iniziative: lo spettacolo è studiato nel minimo particolare. E si potrebbe rischiare il disastro.

Dopo Sanremo uscirà il repack di Fuori dall’hype?
C’è qualcosa che bolle in pentola, ma è una sfocatura cui dobbiamo dare forma. Con gente come noi, ma soprattutto come me, è meglio non pianificare. Per ora ci concentriamo su tour e Sanremo.

La serata di giovedì è dedicata ai brani che hanno fatto la storia di Sanremo. Ogni cantante deve scegliere la canzone e come esibirsi. Voi che avete deciso?
Domanda spinosa. Posso dirti che abbiamo deciso cosa fare. Ed è una sorta di leggerissima risposta. Si capirà tutto in diretta. Sarà una cosa totalmente diversa, stravagante, vogliamo sia una sorpresa.

Sanremo vi mette sotto i riflettori e i riflettori portano anche critiche. Più di una persona, sul web, ha chiesto chi diavolo foste. Lo ha fatto addirittura Red Ronnie…  
Stiamo vivendo un’epoca in cui gli odiatori sono all’ordine del giorno. Lo posso anche capire: quando abbiamo intrapreso il discorso di Sanremo lo abbiamo fatto soppesando tutti i rischi. Lasciamo parlare la musica: la canzone è una risposta agli hater che ci sono stati in giro per il web. Potete prenderci sottogamba, insultarci, dirci che non siamo il miglior batterista della storia, ma cercheremo di lasciare un segno, come Ringo Starr.