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Petite Meller, la pop star di porcellana che canta la sua tristezza felice

Ha girato il video di 'Dying Out of Love' sott'acqua, «perché sto risalendo in superficie dopo la fine di una storia», e ha chiesto ai fan di filmarsi in camera da letto, «col cuore sepolto nella quarantena»

Cantante, modella, dottoranda in filosofia: Petite Meller

Foto: Lior Susana

Petite Meller è eterea e fragile, ha guance rosa e trecce biondo platino abbinate a uno stile molto curato – «Amo il rosa, il mio colore preferito» – e a una voce molto sottile e penetrante. Ricorda una porcellana di Capodimonte e allo stesso tempo una miscela urbana e acida di Cappuccetto Rosso e Alice nel Paese delle Meraviglie. Ma non fatevi ingannare: è una delle cantanti più eccitanti emerse dalla scena pop franco-americana negli ultimi anni. Il suo singolo Baby Love l’ha portata nella Top 30 del Regno Unito ed è stata nominato per un MTV European Music Award nel 2017. L’abbiamo intervistata in occasione del lancio del suo secondo singolo Dying Out of Love.

Come nasce Dying Out of Love?
Dal dolore per la separazione dall’uomo che amavo. Dying Out of Love significa morire per amore, è una sensazione intima e profonda. Viviamo un periodo difficile e credo che la canzone possa aiutare a sollevare lo spirito. Non c’è niente di logico in questo momento, forse la musica è l’unica cosa che ha senso, anche quando la ascoltiamo da soli. La musica è del mio collaboratore Andreas Söderlund aka Hyena, pianista classico e produttore svedese. L’aveva composta per la moglie come regalo di matrimonio.

E il video?
La canzone è stata scritta prima del Covid, ma durante questo casino ho pensato di chiedere ai miei fan di Instagram di contribuire al video. È intenso, emozionante, molti piangevano. Uno dei miei fan più appassionati è italiano, si chiama Mendi ed è di Rimini. Mi scrive tutti i giorni. Lo vedete nel video, sul suo letto, circondato dai modellini di Ferrari e di altre macchine della sua collezione.

Che istruzioni hai dato ai fan per girare i video?
Ho chiesto di filmarsi sdraiati cantando la canzone nel loro posto preferito. Ho pensato ai fan perché fanno parte della mia quotidianità, volevo renderli partecipi del mio processo creativo, mi piaceva l’idea di vederli passivi, in un momento di limbo, tra giovinezza ed età adulta, aspettando qualcosa, con il cuore sepolto nella quarantena.

Cosa hai provato dopo la tua separazione?
Tutti abbiamo vissuto il dolore di una separazione anche se ognuno affronta l’esperienza in modo diverso. Prima o poi arriva il momento in cui sei pronto a vivere una nuova fase. Mi sono sentita come se fossi sott’acqua, ma iniziavo a risalire. Ecco perché ho deciso di girare la parte del mio video in una piscina, era un’immagine romantica e suggestiva. Tutti i pezzi sono stati registrati con un’orchestra di 40 elementi. È un album molto cinematico, grandioso, che ho definito orch pop.

Cos’è l’orch pop?
Pop orchestrale. Ho sempre voluto unire la musica classica con l’elettronica. Per tutti i miei video ho viaggiato molto, sono stata in Mongolia, Canada, Miami, Italia. Per questo album invece ho fatto un viaggio introspettivo, all’interno del mio io. Volevo essere ferma.

E che cosa hai trovato?
Una tristezza felice. Una felicità triste. Forse ispirata alla situazione in cui viviamo. Immanuel Kant diceva che il bello è limitato, mentre il sublime è informe e illimitato. Il sublime possiamo trovarlo in molte cose, in un fenomeno naturale come un uragano o in una creazione meravigliosa degli uomini, come le piramidi. In ogni caso è qualcosa più grande di noi, un luogo trascendentale, inafferrabile. Qualsiasi cosa sia, è qualcosa che non possiamo capire, molto rilevante in questo momento.

Nella canzone dici: “Il nostro amore è arte e l’arte è per sempre, amore mio”. Che cosa signifca?
Jean-Paul Sartre diceva che l’arte ci fa vivere per sempre. Dopo la sua morte i suoi libri lo hanno reso immortale, infinito.

Foto: Lior Susana

Chi ti ispira?
Vivaldi, Morte a Venezia di Luchino Visconti e la musica di Gustav Mahler che mi lascia senza fiato. Vivaldi mi affascina perché è epico, ma veloce. Entrambi mi raggiungono il cuore. Quando ascolto Vivaldi sogno di dirigere un’orchestra. Non ci sono molte donne che lo fanno, chissà, forse dopo il mio PhD.

Cosa stai studiando?
Filosofia alla UCLA di Los Angeles. Dopo la laurea in filosofia alla Sorbonne sto facendo il mio primo dottorato in filosofia. Grazie ai miei studi capisco molto meglio la relazione che ho con i testi delle mie canzoni, perché i testi che scrivo trattano argomenti come morte, psicosi, delirio creativo. Sono sempre stata attratta dagli elementi più oscuri. Studiare aiuta molto la mia creatività, immergermi nella lettura mi aiuta a scrivere canzoni più belle e significative.

Un segreto?
Ho tre canzoni tristi e tre allegre. Le tristi: Lovesong dei Cure, Only You di Elvis, This Old Heart of Mine degli Isley Brothers. Le allegre: All Night Long di Lionel Ritchie, My Way di Sinatra and Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri. La suono ogni volta che devo salire su un palco, mi dà la carica, mi rende felice.

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