Per riuscire a farmi vedere e sentire da Pete Townshend durante una recente intervista a Los Angeles, ho scelto una serie di domande assurde ispirate alla sua illustre produzione artistica. Il leader degli Who – che in quel momento stava promuovendo la sua nuova antologia solista, Coolwalkingsmoothtalkingstraightsmokingfirestrokin: The Best of Pete Townshend – mi avrebbe forse detto che non avrebbe retto il gioco, che sarebbe andato in modalità Psychoderelict, distrutto una chitarra, preso un Magic Bus o avviato una causa legale? No, in realtà quel ragazzino di mezza età è stato al gioco. Quindi dovreste continuare a leggere questo incontro tra un punk e il padrino dei concept album? Assolutamente sì.
(le domande riprendono principalmente brani e testi dell’autore, ndt)
Chi sei? (Il rifermento è a Who Are You, brano degli Who del 1978, ndt)
Mi viene in mente, un sufi alcolizzato. Quella canzone è stata una delle mie prime intuizioni: la ricerca spirituale e l’alcol sono la stessa cosa. Ho capito che essere un ubriacone è in realtà una ricerca spirituale in cui stai solo cercando nel posto sbagliato.
Puoi spiegarti? (I Can’t Explain, 1964, ndt)
No. Quella canzone parlava della mia incapacità di parlare. Non credo di aver mai spiegato davvero nulla. Quello che faccio è analizzare. È interessante che la mia prima canzone si chiamasse I Can’t Explain e che io abbia passato il resto della mia vita cercando di farlo.
Quindi riesci a vedere lontano? (I Can See For Miles, 1967, ndt)
Sai, una volta pensavo di sì. Pensavo di sapere cosa passasse per la testa delle donne della mia vita. Ora so che non è così.
E poco non basta? (A Little Enough, brano di Townshend del 1980, ndt)
Beh, se si tratta d’amore, allora sì. Se si tratta di cocaina, allora mai.
Ti farai fregare di nuovo? (Won’t Get Fooled Again degli Who del 1971, ndt)
Intendi suonando Quadrophenia a Hyde Park? (Ride) Indubbiamente sì.
In Rough Boys rispondevi ai punk della prima ora. Che cosa pensi dell’ondata più recente, tipo i Green Day? Vuoi mordere e baciare anche loro?
Non voglio mordere e baciare nessuno di loro, a dire il vero.
Lasciando perdere quella stupida cosa chiamata morte, cos’altro vuoi fare prima di diventare vecchio?
Questo è un perfetto esempio di qualcosa che sicuramente non ho scritto pensando a me. My Generation era qualcosa che speravo davvero di appioppare a Roger.
Quindi speravi che Roger morisse prima di diventare vecchio?
Speravo che lui sperasse di morire prima di diventare vecchio. No, non ha nulla a che fare con la morte, parla di una vita ribelle. Se mettiamo completamente da parte la morte, la cosa che aspetto davvero con più piacere è l’estate. Un paio di weekend fa ho insegnato al mio bambino, che ha sei anni, ad andare in bicicletta. È bellissimo esserci. Non ricordo se ero presente quando le mie due figlie hanno imparato ad andare in bici.
A questo punto è più liberatorio che distruggere una chitarra innocente?
Non so se distruggere chitarre sia mai stato davvero liberatorio. È stata un’azione che mi ha obbligato a pagare quella appena rotta e a trovarne un’altra. Amo la chitarra. È uno strumento portatile che puoi tenere in salotto; è più sexy di una fisarmonica e più piccola di un pianoforte.
È vero che tutti i migliori cowboy hanno gli occhi cinesi? (All the Best Cowboys Have Chinese Eyes, disco solista di Townshend del 1982, ndt)
Sì. Anzi, ho fatto una ricerca molto, molto accurata. Sono partito da Charles Bronson, Clint Eastwood e poi li ho passati in rassegna tutti. Con quel titolo stavo anche costruendo un’allusione molto più complessa, nella quale forse non dovrei addentrarmi, ma aveva a che fare con l’eroina.
Kurt Cobain si è mai riconosciuto in te?
Molto. Voglio dire, c’è solo una differenza tra lui e me: lui era bello, e questo gli ha creato molti problemi. Le persone belle tendono a spararsi in testa.
Pete, mi senti? (Tommy Can You Hear Me, del 1969, ndt)
Non posso rispondere a questa domanda. Non riesco a capire chi sia quel “mi”.
Che cosa hai pensato dello spettacolo tributo alle tue canzoni che Roger Daltrey e John Entwistle hanno fatto due anni fa?
È stato bello e brutto. È stato piacevole e difficile. C’erano cose che per me erano molto complicate; in un certo senso sembrava avere meno a che fare con Pete Townshend ma con un’espressione del concetto di Whoism.
Eseguirai Quadrophenia a Hyde Park con loro, Zak Starkey e alcuni ospiti speciali. Significa che ti impegnerai sempre di più nel Whoism?
No, fa parte del piano di voler fare sempre meno. È un piano per trasformare quest’opera in qualcosa che possa incorporare l’energia che hanno portato nel loro tour. Voglio dire, Roger ha perso quasi un milione di dollari. Quindi, se hai davvero un progetto coeso, qualcosa come una versione di Quadrophenia con Roger Daltrey alla voce e qualche altra persona famosa, potresti fare una residency di tre mesi a Las Vegas, o un tour mondiale.
Com’è il rapporto tra te e gli altri membri dei Who? L’amore regna ancora su di voi?
I rapporti sono molto difficili, ma abbiamo comunque un rapporto. Questa non è una riconciliazione dopo un divorzio. Non c’è mai stato un divorzio. C’è stata una sorta di separazione difficile da gestire. Una specie di blocco. Io ero bloccato. Semplicemente non riuscivo più a scrivere il tipo di musica di cui Roger aveva bisogno. La gente mi parla di come gli Stones continuino ancora oggi, ma è relativismo culturale. I Who e gli Stones sono così diversi da essere paragonabili a Strauss e Gilbert e Sullivan.
Come ti senti nel fare un viaggio magico attraverso il tuo passato?
C’è un problema se continui a tornare indietro e ignori il materiale nuovo. Henry Rollins mi dice che non dovrei tornare indietro e rovinare il mio passato, ma lavoro troppo duramente per rimproverarmi.
Te l’ha detto Henry?
Beh, l’ha detto sulla vostra rivista. Credo che quello che Henry intendesse davvero – benedetto lui, perché gli voglio bene – fosse: «Non rovinare il mio Tommy, il Tommy che conosco io». Ovviamente non posso rovinarlo. Lui ha una copia dell’album e può andare in paradiso con quella.
Quindi, Pete, stai adottando la filosofia del “dire semplicemente no” rispetto all’idea di riunirti con la band per nuovi album?
No. Non voglio far sembrare che sia una dipendenza. Non sto facendo un rehab dagli Who.














