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Ornella Vanoni: «A Sanremo gli anziani ascolteranno la trap e non ci capiranno un tubo»

L'artista racconta il nuovo disco 'Unica', che pubblica a 86 anni d'età, anticipa l'idea di uno show con Virginia Raffaele, parla del festival. «Se lo fanno con il pubblico vanno riaperti i teatri»

Ornella Vanoni

Foto: Marta Bevacqua

Le interviste con Ornella Vanoni sono un’esperienza da fare, anche se, a causa della pandemia, ci si sente su Zoom a scapito del calore che solo un incontro vis-à-vis può regalare. Parlare con la Vanoni è un po’ come stare sotto esame: lei è esigente e fa domande per sapere se il nuovo progetto discografico lo si è sentito veramente. Sarà per questo che va conquistata piano piano. Un po’ come si fa, appunto, con la commissione durante la maturità.

L’occasione della nostra intervista è Unica, il nuovo album di inediti. E già questa è una notizia: l’ultimo lavoro discografico con brani nuovi, Meticci (io mi fermo qui), risale al 2013. Il progetto, prodotto da Mauro Pagani, contiene la collaborazione, come autori e featuring, di grandi nomi della musica italiana: da Pacifico a Francesco Gabbani, da Renato Zero a Carmen Consoli, da Fabio Ilacqua a Giuliano Sangiorgi, fino all’attrice Virginia Raffaele e allo stesso Pagani che firma lo strumentale A passo lieve. Un bel lavoro che regala una fotografia di quella che Ornella Vanoni è oggi, con una voce, se possibile, ancora più – è proprio il caso di dirlo – unica.

Signora Vanoni, com’è nata l’idea di Unica?
La project manager Adele Di Palma mi ha detto che la BMG era interessata a fare un disco con me. Abbiamo iniziato a parlarne con Dino Stewart (Managing Director di BMG, nda), però ci voleva subito un autore con cui cominciare. Mi hanno proposto Fabio Ilacqua e sono andata immediatamente a Varese perché, se vuoi una cosa la fai tu, non aspetti che la facciano gli altri. Sono andata nel suo studio dove dipinge, suona, scrive, legge. Lui vive in un cortile dove c’è la casa, dove ci sono la madre e il padre. L’ho conosciuto e sono pazza di lui.

Come mai?
A parte il grande talento che ha nello scrivere e nell’arrangiare, è uno che non ha il telefonino, che zappa il suo campo, perché è contadino di nascita, e legge tanto. Una persona molto interessante. Ci siamo trovati bene sia sulle letture che su certi gusti. Gli ho detto: «Devi scrivere un pezzo che si chiama Nuda sull’erba».

E glielo ha scritto.
L’ha fatto. Subito.

Ecco, proprio in questa canzone c’è un verso in cui canta di essere più libera di ieri.
Sì, ieri non ero libera. Se uno a questa età non è libero cos’ha fatto, cos’ha pensato, come si è evoluto?

Cosa la legava prima?
Quando si è giovani si è meno liberi: si ha l’ansia del successo. Si è molto presi da sé stessi. Mano a mano che passano gli anni, ci si stacca da sé stessi e si passa ad altre cose.

Sempre in Nuda sull’erba parla di commozione. Cosa la commuove?
Tantissime cose: i poveri che ci sono, la gente che non mangia, i terremotati dell’Aquila che sono ancora nelle baracche. Oggi leggo sul giornale che hanno picchiato dei disabili (si riferisce alla notizia dei ragazzi disabili picchiati a Licata, nda). La testa della gente è andata in pappa. Perché? Per sfogare la propria forza vigliacca su degli esseri già provati dalla vita? Anzi, la commozione è basilare in questo momento. I giovani, ad esempio. Ma lo sai cosa dovranno pagare con tutti i debiti che abbiamo?

Immagino, poi ci si è messa pure la pandemia.
Se uno vuole la cultura se la procura perché basta leggere. Se si leggono dei libri, tanti libri e importanti, uno la cultura se la fa comunque. Certo, non ha fatto l’università, ma conosco dei geni – e uso questa parola perché ne conosco alcuni, altrimenti non la uso quasi mai – che a volte, a scuola, andavano malissimo. Troppa fantasia.

Foto: Marta Bevacqua

Torniamo al suo album. All’interno c’è il brano Specialmente quando ridi, che tira fuori la sua anima jazz.
È stato arrangiato così. Io lavoro spesso con i jazzisti, come Paolo Fresu. Mi diverto di più con loro perché sono liberi. I musicisti vivono di improvvisazione, nel pop no.

Nel disco ci sono collaborazioni con Francesco Gabbani, Giuliano Sangiorgi, Carmen Consoli, Renato Zero, Pacifico. Come li ha scelti?
Giuliano l’ho cercato io, Carmen l’ha cercata Adele. E poi ci siamo date da fare.

C’è anche Virginia Raffaele l’attrice che la imita, presente in Tu/Me e nella ghost track Un thè allo specchio. Si trova proprio bene con lei.
Abbiano l’ironia. Chi non ha l’ironia non può essere amico né mio, né di Virginia.

Avete mai pensato di fare un programma insieme?
Sì, si può fare, certo.

Ma ci avete solo pensato oppure è una cosa che potrebbe accadere?
È una cosa che potrebbe accadere.

In Ornella si nasce, firmata da Renato Zero, canta “Non sarò come vuoi / Ma non mi cambierai”. Chi ha provato a cambiarla?
Le donne con una forte personalità è difficile cambiarle, quasi impossibile.

Capito. E poi c’è un vero gioiellino come Carezza d’autunno con Carmen Consoli.
È una canzone molto criptica, però.

Perché dice questo?
Ha capito cosa vuol dire? Cos’è questa forza che ti tiene chiuso in una stanza al buio?

Io ho pensato fosse la depressione.
Anche il Covid, anche un amante, anche un figlio, anche la depressione. È una cosa che uno può interpretare come desidera.

Oggi, oltre al disco, esce anche il video del brano Arcobaleno, scritto da Giuliano Sangiorgi. Il titolo della canzone mi fa pensare alla comunità gay, di cui lei è un’icona. Lo sa vero?
Deve pure avere degli esempi (ride). Mina comunque è stata il massimo, poi c’è Patty Pravo.

Sì, ce ne sono tantissime, anche Rettore, Orietta Berti, Marcella Bella.
Ma Marcella Bella…

Non è un’icona gay?
Non credo. Bisogna essere particolari, per piacere al pubblico gay.

Foto: Marta Bevacqua

Qualche tempo fa aveva deciso di ritirarsi. Erano i tempi di Meticci (io mi fermo qui). Cosa le ha fatto cambiare idea?
Dopo Meticci mi chiedevo cosa dovessi fare ancora, come dischi. Quando la BMG mi ha offerto questa opportunità ero incerta anch’io, ma hanno avuto ragione: è un bel disco. Poi è raro trovare una cantante della mia età (86 anni, ndr) che abbia fatto un album di inediti, è quasi impossibile.

E poi in questo lavoro c’è lei ora, senza troppi rimandi al passato.
Il coraggio è fare un disco di inediti, alla mia età. Non bisogna mai appoggiarsi sugli allori, che sarebbero i successi del passato, così come la bellezza fisica, altrimenti non si va avanti di un centimetro. Guai a non avere coraggio. Chi non ha coraggio non va avanti, o va avanti pensando di essere straordinario e non lo è.

Il suo progetto discografico ha un colore predominante, il giallo. Come mai?
L’ho voluto giallo, mi sono fatta fare anche un vestito giallo. È un colore che ho amato alla follia. E in questo momento di cupezza ho pensato che il giallo fosse più gioioso, più luminoso, più tutto.

A questo proposito. Lei ha superato fortunatamente il Covid-19. Ma continuano a esserci negazionisti e persone che non danno a questa malattia la giusta importanza. Lei che ne pensa?
Che sono dei cretini, infatti si ammalano anche loro, poi vengono ricoverati e rompono le balle a quei poveri disgraziati dei medici. Io li lascerei per la strada: lei è negazionista? Non entra. La gente muore, ma non è come muore sempre. Se non hanno capito adesso, vuol dire che hanno perso dei neuroni per la strada.

Ma lei come vive questo periodo di restrizioni?
Lo vivo bene, non ho il panico, l’orrore di stare chiusa in casa, anzi, mi piace. Mi riposo, leggo, vedo un film, poi esco, vado al parco, porto il mio cane, vado dal medico, ospito un amico tamponato, vado a trovare un amico tamponato. Si sta attenti a chi si frequenta.

Che mi dice, invece della situazione politica?
Non voglio neanche sapere cosa pensano, sono impossibili da seguire. Sembra il gioco dell’oca, una cosa pazzesca, una vergogna. Questa non è politica. Questa è: «mi voglio assicurare una pensione bella alta ed entro in politica». Non penso niente su nessun politico italiano, non c’è niente sul quale applicarsi e cercare di capire. Hanno perso ogni senso logico. Il Paese è in rovina e dall’estero sembriamo ridicoli.

A proposito di estero, non le è sembrata un po’ fuori luogo, in questo momento storico di ristrettezze, la super celebrazione per l’insediamento di Biden?
Ma perché? È vero che c’è il Covid, ma gli artisti, gli attori detestavano Trump. Quindi dal momento che si insediava Biden volevano fare una gran festa. Anche Trump è andato via facendo un po’ di rumore.

Torniamo alla musica. Il suo nome figura tra i super ospiti che andranno al Festival di Sanremo 2021.
Non si sa neanche se c’è Sanremo, figuriamoci se si sa chi saranno gli ospiti. Buttano giù dei nomi così.

Ha visto il blitz contro il Festival di Sanremo, davanti agli studi Rai di Milano? È firmato da Lume, un collettivo di studenti, musicisti e artisti: ha voluto esprimere il proprio dissenso verso la kermesse con pubblico in presenza nonostante le difficoltà che il mondo dell’arte sta vivendo per l’emergenza Covid.
Giustamente: se fai Sanremo con il pubblico io apro i teatri. È giusto. Sacrosanto. O fanno senza pubblico o se lo fanno col pubblico i teatri devono aprire.

Ma il cast sanremese di quest’anno lo ha visto?
Non ho guardato Sanremo, in questi giorni sono stata molto occupata. La maggioranza dei cantanti nessuno li conosce…

Proprio nessuno?
Non ho letto la lista di Sanremo, veramente non so niente. Cosa serve parlare di Sanremo adesso? Ci diranno quando c’è o se non c’è. O cominciano a fare pubblicità, sai com’è.

Ok, ma lei avrà qualche ricordo legato alla kermesse, che comunque resta un must televisivo…
Che palle con ‘sto festival. Che non è nemmeno più interessante! Perché non è più interessante?

Eh, perché?
Perché il povero Amadeus è bravo, però lo vedo tutti i giorni che fa pubblicità o presenta qui o presenta là. Poi non c’è l’evento. Quando c’è stato Baglioni era un evento. Così non è un evento: è una cosa casalinga per gente anziana che dovrà ascoltare pezzi di trap e rap non capendo un tubo di quello che stanno facendo. Sanremo mica lo guardano i ragazzi giovani: loro escono di casa, non ci sono.

Be’, ma quest’anno il cast è molto più aderente al gusto dei giovani, molto contemporaneo e, con tutte queste restrizioni in atto, è possibile che il festival i ragazzi lo vedano eccome.
Bisogna vedere quando fanno Sanremo. Forse è finito il Covid e i giovani sono usciti. Se fanno Sanremo vuol dire che è finito il Covid. E se è finito il Covid i ragazzi escono.

La copertina di ‘Unica’

Delle nuove leve della musica italiana, delle ultime uscite, chi le piace?
Emma è quella che mi piace di più, Mengoni ha fatto un bel percorso. E poi sto aspettando Marracash.

Chi non le piace?
Manco mi ricordo i nomi io. Ormai nessuno ha più un nome, un cognome… Trash, Fish, Nuova Sfera, dei nomi… I Pinguini Tattici Nucleari hanno spiegato l’altro giorno il motivo del loro nome e aveva un senso (deriva dal nome della birra scozzese Tactical Nuclear Penguin, nda).

Lei ha fatto parte del talent Ora o mai più e lo ha vinto come coach di Paolo Vallesi. Lo ha più sentito?
All’inizio ci sentivamo, poi sai, le cose corrono via, rotolano, come dice Sangiorgi.

A Ora o mai più c’è stato Shalpy come ospite e avete avuto un piccolo diverbio. Recentemente proprio lui ha fatto un appello, tramite Rolling Stone, perché si trova in una condizione economica non buona.
Mi dispiace per lui, ma non sarà l’unico. Tutti i musicisti che non sono star sono alla fame, tutti i tecnici sono alla fame.

Secondo lei c’è una soluzione per uscire da questa crisi dello showbiz?
Ricominciare a lavorare dal vivo. Non c’è altro modo. Vede, in televisione, non è vero che ci vuole il pubblico. Per i comici sì, ma noi cantanti, quando si accende la luce rossa, sappiamo che ci esibiamo non per il pubblico presente, come invece si fa ai concerti. Quando si fa una trasmissione ci si rivolge a un pubblico vasto, ma l’emozione c’è uguale. I cantanti possono benissimo emozionarsi senza pubblico.

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