Ora anche la Bulgaria ha una popstar più credibile delle nostre | Rolling Stone Italia
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Ora anche la Bulgaria ha una popstar più credibile delle nostre

Dara è cresciuta in tv, ha studiato canto folk e imparato la lezione delle idol. All’Eurovision è stata l’unica in grado di fermare Israele e ora vuole prendersi tutto, compreso Fred Again.., a colpi di ‘Bangaranga’. L’intervista

Ora anche la Bulgaria ha una popstar più credibile delle nostre

Dara

Foto: Vasil Germanov

La settimana dell’Eurovision sono a Vienna per assistere alla finale. Durante la seconda semifinale, sono a un evento in città. Incontro una cara amica, ci aggiorniamo sulla vita, sui mesi passati. Il maxi-schermo a centro sala proietta la diretta del festival. Apre la concorrente bulgara, Dara. La sua performance ci colpisce: è super pop (con reference che vanno dal k-pop a quello americano più conosciuto), ma con una nuance balcanica. Lei sa ballare, sa stare sul palco, sa bucare lo schermo. Bangaranga diventa così il nostro “pezzo su cui puntare”. Anche perché poi ci dedichiamo alla vita dimenticandoci della kermesse.

Due giorni dopo Dara, un po’ a sorpresa, conquista l’Eurovision battendo Israele, di nuovo sul podio nonostante le accuse dei giorni precedenti di forzare il voto del pubblico. Sembra incredibile. A me, come a Dara, la prima a non crederci e a crollare a terra nel momento della vittoria conferitole sia dalle giurie nazionali che dal pubblico votante. In fondo, è un momento storico: è la prima volta che la Bulgaria vince Eurovision. E, nel 2027, ospiterà per la prima volta il concorso.

Quando un paio di settimane dopo io e Dara ci sentiamo per quest’intervista, partiamo proprio da quel momento. Dara è in auto. Ha tardato una decina di minuti – come è giusto faccia una diva – scusandosi con la più intoccabile delle scuse: aveva un incontro con il primo ministro della Bulgaria. È tutta vestita per l’occasione, parla con una allegra serietà che viene interrotta da versi o gesti kawaii, come se avesse ben studiato la lezione delle idol coreane e giapponesi. È felicissima, con quel glow che solo un’inaspettata campionessa di Eurovision può avere. In fondo, fuori dalla Bulgaria nessuno sapeva di lei. Nel suo Paese, invece, è ovviamente una celebrity. Lo racconta la sua giornata: dopo l’incontro con il primo ministro, sta andando a svolgere il suo ruolo di coach a The Voice; la sera avrà una festa per celebrare la vittoria; alle 5 del mattino un aereo per Stoccolma dove ha in programma una serie di session di scrittura per dei nuovi brani.

Dara ha le idee chiare: è qui per rimanere. E per fissare la Bulgaria sulla mappa. Nell’attesa di quel featuring con Fred Again…

Quando hai vinto hai dichiarato: «Non so cosa sta succedendo, ma è magnifico». Ora che è passato un po’ di tempo hai realizzato davvero quello che è successo a Eurovision? O sembra ancora tutto un sogno?
Oggi non è più un sogno. Era qualcosa che manifestavo da tantissimo tempo. Da settembre, da nove mesi. Ogni giorno scrivevo: “Vincerò Eurovision”. Era un desiderio lanciato all’universo, senza però aspettarmi davvero nulla. Ho lavorato duro in ogni momento: per l’esibizione, per cantare e ballare bene, per mantenere stabile la mia salute mentale, per seguire la mia dieta e riuscire a provare davvero gioia sul palco. È stata una preparazione enorme, un grande esercizio.

Ma ci hai mai creduto davvero?
Non mi aspettavo che accadesse qualcosa del genere, ma credevo nel mio team e in tutte le persone con cui ho lavorato, perché ho avuto la possibilità di collaborare con veri professionisti, gente incredibile. La mia missione era mettere la Bulgaria sulla mappa.

E l’hai fatto.
Nel momento in cui ho visto la bandiera bulgara al primo posto ho pensato: «Grazie Dio». Continuavo a ripeterlo senza sosta: «Grazie Dio, grazie Dio, grazie Dio». Perché fino all’ultimo non sapevamo davvero se ce l’avremmo fatta o no. Sono orgogliosa di aver attirato l’attenzione e di essere riuscita, con i miei tacchi alti, a scendere giù dalla collina e dire al mondo: «Ehi, siamo bulgari, stiamo bussando alla vostra porta, apriteci».

Raccontato così sembra sia stato un percorso facile. Ci sono state delle difficoltà?
Se la mia famiglia non mi fosse stata accanto, forse non sarei nemmeno andata a Eurovision. Ho dovuto superare molte difficoltà, soprattutto per tutto l’odio ricevuto dopo la vittoria alle selezioni in Bulgaria. Avevo paura perfino di uscire di casa per questa ondata di odio che mi era stata riversata addosso. Ma mio marito era lì a tenermi insieme, a dirmi: «Devi andare, devi vincere, devi farlo». Sono benedetta ad avere accanto persone così.

Foto: ORF/Klaus Titze

Ero a Vienna per la finale. Quando il concorrente di Israele è andato in vantaggio, il clima nell’area è cambiato. Il pubblico fischiava mentre alcuni israeliani rispondeva con dei cori. C’era molta tensione. Il pubblico voleva che vincessi tu e che Israele perdesse. Tu cosa hai percepito da lì? Hai capito quello che stava succedendo?
Non sono riuscita a pensare e notare queste cose. In quel momento ero già da un’altra parte con la testa. Non sono cose che riesci a capire in quel momento: ero agitata, confusa.

E dopo?
Ho visto le reazioni del pubblico i giorni successivi guardando i video online. Tantissime persone mi hanno seguita, taggata ovunque. Ma ci sono così tanti contenuti che è difficile guardare tutto. E come immagini da quel momento non ho avuto davvero un secondo libero.

Posso immaginare, mi stai rispondendo da un’auto in movimento…
Credo che mi serviranno alcuni mesi per aver il quadro completo di cosa è successo, perché sono successe tantissime cose. Ma questo è solo il primo passo. Ho un grande piano per il futuro: per me, per la mia carriera e per la musica bulgara.

A parte Le Mystère des Voix Bulgares, il coro della tv statale delle voci bulgare, non ricordo grandi nomi della tua nazione.
Noi bulgari non abbiamo una superstar internazionale. Non abbiamo artisti o cantanti che ci abbiano davvero rappresentati. Per questo penso che sentire il pubblico scandire il nome della Bulgaria a Eurovision sia stata la parte più bella.

Cosa senti di bulgaro nella tua musica? Bangaranga è un brano internazionale, anche perché ci ha lavorato un team composto da persone dalla Grecia, Romania, Norvegia.
Mi sono diplomata in canto folkloristico bulgaro, quella è la mia base e torna in ciò che faccio. La musica che farò in futuro conterrà ancora elementi del folklore bulgaro. All’Eurovision ho sfoggiato un abito tradizionale sul turquoise carpet che richiamava i Kukeri, maschere spaventose che nel nostro folklore servono a scacciare il male. Scrivere la storia per la Bulgaria non riguarda soltanto il mio nome. Abbiamo tantissime tradizioni meravigliose e antiche che voglio mostrare al mondo. Mentre cantavo Bangaranga pensavo: la nostra tradizione ha davvero una propria energia. Bangaranga!

In questo momento nel pop contemporaneo c’è tanto ritorno al folklore. Dal locale per arriva al globale. Il primo nome ovviamente è Rosalía, ma gli esempi si stanno moltiplicando.
Sì è verissimo. Credo che ogni artista che oggi emerga abbia finalmente le piattaforme per mostrare da dove viene. Tutta la Gen Z, la nuova generazione, vuole mostrare chi è davvero.

DARA - Bangaranga (LIVE) | Bulgaria 🇧🇬 | Grand Final | Winner of Eurovision 2026

Dalla tua performance a Eurovision si capiva quanto era stata formativa la tua esperienza in televisione. Hai fatto X Factor, ora sei coach di The Voice.
Sì, sono cresciuta in televisione. Ho iniziato a 17 anni con X Factor. Quando sono in tv, mi sento a casa. In Bulgaria ho fatto praticamente ogni show … quasi tutto. Mi manca solo MasterChef, sai?

Hai incontrato il nostro Sal Da Vinci?
Sì, certo! Abbiamo perfino ballato insieme. Lo adoro. Penso sia così carino, così bravo. Il primo video che ho visto di lui mi ha fatto pensare fosse davvero una brava persona. Lo si percepisce subito. Amo anche la sua canzone, l’ho ballata.

Voglio chiederti una cosa: prima della finale avevi messo un cartellone per Fred Again.. in cui gli chiedevi di collaborare. Ti ha poi risposto?
Sì. Mi ha mandato un messaggio tramite il suo agente. Avevo visto un suo nuovo brano, credo con artisti argentini, al cui interno c’era una melodia folk bulgara. Quando ho sentito quella canzone ho pensato: è incredibile. Il folklore bulgaro mescolato con il suono di uno miei artisti preferiti. Sentire quella cosa mi ha fatto capire che la Bulgaria è sulla mappa, che qualcosa sta iniziando a emergere, che c’è un’energia nuova che sta iniziando a scaldare il mondo.

E ora cosa succede? Qual è il prossimo passo per te?
Devo vivere un giorno alla volta, anzi un’ora alla volta, perché stanno succedendo troppe cose. Poco fa ero con il primo ministro. Adesso devo andare a fare coaching – sono anche in ritardo – poi ho uno show in un club, una grande festa di celebrazione. E poi alle 5 del mattino prenderò un aereo per Stoccolma per scrivere canzoni.

Ti vedo bella focalizzata.
Sì, voglio diffondere amore bulgaro ovunque.