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Oh Land: «Nel nostro pop danese cerchiamo di aggiungere sempre un tocco particolare»

Bella, brava, determinata è l'ennesimo esempio di cantante scandinava da scoprire. L'abbiamo incontrata al termine del suo concerto milanese

Oh Land, foto ufficio stampa

Esattamente otto mesi fa intervistavamo MØ, una popstar scandinava allora sconosciuta ai più, raccomandandovi di tenerla d’occhio. E facevamo bene, perché qualche settimana dopo è uscita Lean On, la hit dei Major Lazer scritta e cantata da lei che l’ha lanciata in tutto il mondo. Visto che la profezia si è avverata ci riproviamo con Oh Land, all’anagrafe Nanna Øland Fabricius, sicuri che anche di lei sentirete parlare molto presto. Danese come MØ, è una cantante, autrice, produttrice e polistrumentista: brava, bella e determinata, ha le carte in regola per diventare un fenomeno globale (in patria, inutile specificarlo, lo è già). L’abbiamo incontrata nel backstage dei suoi concerti italiani, a Milano e Bologna.

Mamma soprano, papà organista: sono stati loro a indirizzarti verso la musica?
Hanno capito da subito che ero portata. Ai loro concerti passavo tutto il mio tempo a cantare, memorizzavo le note… Mi hanno spinto loro a prendere lezioni di piano, flauto e coro, ma non sono abbastanza disciplinata per la musica classica: fin da bambina non riuscivo a stare ferma e buona. Alla fine si sono arresi e mi hanno iscritto a danza, sperando che così avrei sfogato le mie energie!

E in effetti eri destinata a diventare ballerina, ma un infortunio ti ha costretto a smettere. È stato difficile rinunciare al tuo sogno da un giorno all’altro?
Sì, molto. La danza era tutta la mia vita, da anni vivevo a Stoccolma per frequentare la Royal Ballet School. Appena maggiorenne, però, una caduta durante un’esibizione mi ha provocato una frattura spinale. La mia carriera è finita di colpo, e per me è stato un trauma: mi sentivo senza speranza, almeno finché non ho cominciato a cantare e suonare. È l’unica cosa che mi ha salvato dalla depressione. All’improvviso ho capito che avrei dovuto farlo in maniera più seria e continuativa: ogni volta che andavo da qualche parte non vedevo l’ora di tornare a casa per scrivere nuove canzoni.

La musica danese sta facendo parlare parecchio di sé ultimamente, soprattutto dopo il successo della tua connazionale MØ…
Dalle nostre parti facciamo pop con un tocco strano e particolare, un po’ più underground. Veniamo educati ad essere coraggiosi e mai scontati, soprattutto nella musica e nell’arte: tendiamo a mettere sempre la nostra personalità in quello che facciamo.

Si dice che in Scandinavia ci siano così tanti musicisti di successo perché fa freddo e la gente deve trovare qualcosa da fare in casa. Tu come la vedi?
Sono d’accordo! Per la maggior parte dell’anno è davvero noioso vivere lì: fa freddo, nevica, è buio, non si può uscire. E questo, incidentalmente, promuove la nostra creatività.

In patria sei famosa anche come giudice di The Voice Junior, la versione under 16 del celebre talent…
È un’esperienza molto divertente, mi ricorda cosa si prova a cantare su un palco per la prima volta. Noi coach li aiutiamo a formare il loro gusto musicale, a trovare fonti di ispirazione, ma viviamo anche le loro stesse emozioni.

A proposito, di recente ti sei trasferita a New York, di fatto ricominciando tutto da capo. Come ti trovi a rifare la gavetta da zero?
Bene! La mia casa discografica fa base lì, ho colto l’opportunità al volo: è una città che mi ispira molto. E essere una tra tante mi aiuta a rimanere umile, a non dare nulla per scontato e a non sedermi sugli allori. Anzi, ormai quando torno in Danimarca mi stupisco quasi che la gente mi riconosca per strada!

Hai donato a Greenpeace parte dei profitti del tuo ultimo album, Earth sick (letteralmente “mal di terra”)…
L’ecologia è una questione molto importante per me, sono davvero preoccupata. La situazione sta degenerando rapidamente e dobbiamo fare tutto il possibile per cambiare le cose, altrimenti saranno le generazioni future a pagarne le conseguenze.

Il titolo dell’album, Earth Sick, si riferisce a questo?
Anche, ma non solo. Il mal di terra è anche quello che affligge gli astronauti, dopo un viaggio nello spazio non sono più abituati alla forza di gravità. Come quando torni a casa dopo mesi in tour: è difficile ritrovare il tuo posto nel mondo.

Earth Sick è uscito nel 2014: stai lavorando a qualcosa di nuovo ultimamente?
Sì, sto lavorando ad alcune canzoni in danese. Non è una lingua molto musicale, perciò cerco di fare le cose in maniera diversa: piuttosto che scrivere cose romantiche, provo a scrivere cose divertenti!

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