Nulla è più Immortal degli Immortal

Dopo infortuni, scioglimenti, reunion, e battaglie legali le blackstar norvegesi tornano alle origini con un album "tetro e violentissimo" come ci ha raccontato Demonaz.

Harald Nævdal è un quarantasettenne che vive sulle montagne vicino a Bergen, una delle principali città della costa norvegese che si affaccia sull’Atlantico. Conduce una vita più che tranquilla insieme alla moglie e i figli.

Ma a differenza dei suoi vicini, Harald si guadagna da vivere grazie a una delle band più rilevanti, originali, riconoscibili che il black metal abbia mai vantato all’interno dei suoi confini: gli Immortal. Con Olve “Abbath” Eikemo, Demonaz (questo il soprannome di Harald) li ha fondati nel 1991, pubblicando insieme otto album e affrontando ogni tipo di evento traumatico per una band tra cui, in ordine cronologico, un infortunio ai tendini, uno scioglimento, una reunion e una bella battaglia legale.

Ora Abbath non è più nella band e, riposti gli avvocati nelle gabbie, Demonaz è potuto tornare all’unica cosa che conta per lui e Horgh (l’altro membro storico), cioè fare un bel disco violento, il Northern Chaos Gods che esce il 6 luglio per Nuclear Blast, e magari in un futuro non poi tanto lontano suonarlo davanti a un’orda di blackstar che fanno headbanging. Ovviamente, tutti truccati di bianco e nero e pieni di borchie.

Come stai Demonaz?
Bene, mi aspettavo la tua chiamata. Sono in giro per Bergen, sto andando a comprare le corde alla chitarra.

Ho saputo che sei un padre di famiglia da qualche anno.
Sì, ho due maschietti di 5 anni e mezzo, due gemelli. Sono delle furie, cercano sempre di prendere il dominio della casa quindi bisogna contrastarli. Li porto in montagna a camminare, così si stancano per bene.

Ti sei dedicato principalmente alla famiglia in questi anni lontano dalla band?
Non mi sono mai allontanato dalla band. Dopo All Shall Fall nel 2009 c’è stato un tour. Finito quello, io, Abbath e Horgh siamo tornati in studio a registrare quello che sarebbe dovuto essere il nuovo disco. Peccato però che sia scoppiato un conflitto che è culminato nel 2015 con l’uscita di Abbath dal gruppo. Il problema è che si è portato via tutto il materiale che avevamo messo da parte per il nuovo album e se l’è tenuto per il suo da solista. Abbiamo dovuto ricominciare tutto da capo. La prima traccia dell’album, che è anche il primo singolo appena uscito, è la prima che abbiamo scritto. Quindi comunque siamo stati belli impegnati in tutto questo tempo.

Davvero Abbath si è portato via tutto?
Eh sì, era tutta pre-produzione che avevamo registrato in sala prove. Fortuna che non avevamo ancora registrato in studio.

Quindi cosa vi siete contesi in tribunale?
La battaglia legale era sul nome della band e sui suoi diritti di utilizzo. Su chi aveva scritto la musica sin dagli inizi. Ma alla fine Abbath ha deciso semplicemente di lasciare la band, quindi è finita lì. È stata una liberazione per me e Horgh, perché ci portavamo dietro certe questioni personali dal 2003. Finalmente ci siamo potuti concentrare sulla musica, che è poi quello che vorresti fare quando hai una band.

Quindi niente più cattivo sangue con Abbath?
No, per quanto mi riguarda non è un nemico. E penso che sia lo stesso per lui. Quando hai una band per oltre 30 anni è difficile andare d’accordo. Abbiamo avuto tutti i nostri problemi personali che ci avevano portato già allo scioglimento nel 2003. È stato il modo più semplice per risolvere le cose: separarsi.

Si sente dal disco che per voi è come essere rinati.
Era tempo di tornare alle nostre radici. Dopo tutti questi anni ci eravamo persi sicuramente molte cose, come il concentrarsi esclusivamente sulla musica, come la furia. Ce li eravamo persi per strada perché nella band non c’era più equilibrio. Volevamo che i nostri fano tornassero a fare headbanging. Niente orchestre, niente tastiere. Solo batteria, chitarre, basso e voce. Solo puro rock ‘n’ roll. Abbiamo voluto fare il nostro migliore album.

Ed è la prima volta dai tempi di Blizzard Beasts che torni a suonare la chitarra. Sei guarito?
Sì, quando mi sono beccato quella tendinite nel 1997 è stato catastrofico. Non potevo più suonare sul palco perché non potevo provare in sala prove. Da allora ho continuato a comporre, comprese le parti per chitarra, ma non è la stessa cosa. Nel 2012 mi sono operato alla spalla e per caso si sono accorti che un muscolo era totalmente fuori sede nel braccio. La situazione era molto più seria di quanto credessi. Sono seguiti due anni di riabilitazione, e alla fine stavo meglio. Potevo finalmente suonare.

Il titolo, Northern Chaos Gods, non fa che confermare che siete totalmente estranei al cliché delle blackstar sataniste.
Scrivo da sempre tutti i testi della band. I testi sono sempre stati importantissimi nelle band che ascolto. Me li vado a leggere, mi informo, sono fondamentali per una completa identità artistica. Quindi volevo che la mia band avesse dei testi unici. Li ho sempre e comunque incentrati su misteriose forze che regolano la Natura. Il senso di grandiosità delle foreste, montagne e ghiacciai. Il black metal per me si sposa bene con questa atmosfera tetra e violentissima, e insieme allo stile di chitarre e ai volti truccati è anche questo a renderci unici. Niente politica, niente religione, niente credenze. Credo nella natura, nella musica.

È un po’ romantica come visione, non trovi? Nel senso ottocentesco del termine.
In un certo senso hai ragione. Però questo senso di oscurità e di mistero vuole essere inebriante, vuole infondere forza e positività, non di certo malinconia. Non vogliamo sembrare depressi.

Non lo sembrate. E che mi dici di Blashyrkh, il misterioso regno dove ambienti tutte le storie degli album. È una tua creazione oppure fa parte di qualche leggenda nordica?
È una mia invenzione. Pensa che a un certo punto volevo anche inventarmi una nuova lingua da far parlare agli abitanti di Blashyrkh, poi però mi sono reso conto di non essere Tolkien ma un semplice musicista. Blashyrkh significa “il regno freddo e oscuro”. Ma non ho mai pensato di scrivere romanzi. Non sono uno scrittore, la mia passione è la musica. E in ogni caso i testi arrivano per ultimi nel processo di creazione di un album. Gli Immortal si basano sulle chitarre, sui riff. Devo tutto a Tony Iommi, che mi ha cambiato la vita quando ho scoperto la sua musica da ragazzino. La più grande ispirazione per me.

E fuori dal metal cosa ascolti?
Ascolto parecchia classica, crea atmosfera. Anche molte colonne sonore. Normalmente, quando ascolto musica lo faccio per creare un’atmosfera. Ma non sono il tipo di ascoltatore di musica che fa zapping come con la TV. Quando ascolto una band, voglio esplorare tutto il suo catalogo. Dimenticavo, ascolto anche lo swing [ride].