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Nina Zilli: «In ‘Schiacciacuore’ canto Madre Natura in tuta da ginnastica»

Dopo aver vissuto per mesi in un silenzio rotto solo dal passaggio delle ambulanze, la cantante ha voluto pubblicare un singolo leggero ed ecologista che interpreta con Nitro. «Per me è la Mina del rap»

Nina Zilli

In Italia le cantautrici di successo sono un po’ come gli unicorni: si favoleggia della loro esistenza, ma se ne avvistano davvero poche. Tra queste c’è Nina Zilli, che è unica nel suo genere: canta, suona, scrive e produce, e ci tiene a non delegare mai la creatività della sua musica ad altri. Il suo approccio e la sua visione derivano direttamente dal suo percorso: la formazione classica; la lunga gavetta cominciata in giovanissima età; la passione per l’ascolto che la spinge ad approfondire la storia del soul, del jazz, del rock, del punk, dell’R&B e dell’hip hop, e a sperimentare in ognuna di queste direzioni.

Dopo aver firmato canzoni come 50mila, Penelope, L’amore è femmina, Per sempre o Mi hai fatto fare tardi, torna il 5 giugno (Giornata mondiale dell’ambiente) con un nuovo singolo, Schiacciacuore, scritto a quattro mani con il suo partner nella vita e nella musica, Danti, e con la partecipazione di Nitro, uno dei rapper più eclettici e artisticamente validi di questo periodo storico. Nata negli ultimi, frenetici mesi, potrebbe sembrare una semplice canzone d’amore, ma in realtà nasconde in sé un messaggio molto più potente, globale ed ecologista.

Sei chiusa in studio da parecchio tempo a lavorare a nuove canzoni, una specie di ritiro spirituale…
Il Covid ha un po’ sconvolto i piani: nel 2020 festeggio dieci anni dall’uscita del mio primo disco, e mi sarebbe piaciuto celebrare l’anniversario dal vivo, cosa che forse non sarà più possibile. Spero di riuscire a fare almeno qualcosa di simbolico, per dare il messaggio che la musica non si ferma. Nel frattempo, però, vado avanti a scrivere. La prima fase della lavorazione di ogni nuovo progetto, per me, è un periodo di ricerca, per trovare il sound e l’approccio giusto. Il nuovo album è ancora ben lontano dall’essere pronto, ma siamo sulla strada giusta, e questo singolo è il primo passo.

Ecco, appunto: Schiacciacuore è una canzone scritta e registrata in quarantena, e quindi recentissima.
Diciamo che è nata appena prima dell’inizio della quarantena ufficiale, quando prima delle 18 si poteva ancora andare nei bar (ride). Il processo di scrittura delle canzoni è spesso inconscio: magari suoni un breve riff di piano che ti fa scattare qualcosa, e da lì parte tutto. In questo caso, quando io e Danti l’abbiamo scritta, abbiamo messo in comune i nostri due testi e ci siamo resi conto di aver creato l’inno di una Madre Natura in tuta da ginnastica che si lamenta di come l’umanità la sta maltrattando. Allo stesso tempo, però, può essere letta come una semplice canzone d’amore leggera e senza troppe paranoie. E la collaborazione con Nitro aggiunge una marcia in più.

Come è scattata la sinergia con Nitro?
Esattamente come è nata la canzone, nella maniera più spontanea possibile. Non mi piacciono i featuring “appiccicati”: nella mia carriera ne ho fatti pochi, ma sono nati tutti più dall’amore che dal calcolo, quando c’era una reale condivisione di qualcosa. La cosa bella di vivere per un periodo in uno studio di registrazione come quello di Danti – e quindi di vivere in quarantena anche quando il lockdown non c’è, di fatto, perché quando ci chiudiamo dentro non ne usciamo più per settimane – è che capita che tante persone passino da lì: artisti, produttori, amici… Un giorno è capitato anche Nitro, proprio mentre stavo finendo di lavorare alle voci di Schiacciacuore. Era già praticamente pronta, avremmo dovuto mixarla un paio di giorni dopo, ma abbiamo colto l’occasione per fare qualcosa insieme: ha scritto il testo al volo, abbiamo registrato un provino ed era perfetto già così. Ammiro tantissimo Nitro, mi piace definirlo la Mina del rap: è estremamente tecnico e mi riporta ai virtuosismi di Brava. Tra i rapper della nuova generazione è senz’altro uno dei miei preferiti, perché è riuscito a costruirsi un mondo unico.

Chi ti segue sui social sa che l’ambiente e la natura sono temi che ti stanno a cuore da tempi non sospetti, ma in questo periodo storico la cosa acquisisce una rilevanza ancora maggiore.
Alla fine si scrive di quello che si vive, quindi non è un caso che Schiacciacuore sia nata proprio ora (Schiacciacuore è il nome di una piantina di cui la cantante ha ripreso la crescita su YouTube e Instagram, ndr). Ho sempre appoggiato movimenti come Stop Global Warming di Marco Cappato, e credo fortemente che tutto ciò che ci sta succedendo ora sia strettamente collegato allo stato di salute della nostra Terra. Su questo pianeta siamo solo ospiti e, proprio come ospiti rispettosi, dovremmo trattarlo al meglio.

La copertina del singolo ‘Schiacciacuore’

Da anni abiti a Milano, il cuore della Lombardia in cui l’epidemia ha infuriato, e sei cresciuta in provincia di Piacenza, una delle città più colpite fin dall’inizio; la tua famiglia vive ancora lì. Com’è stato per te vivere l’era del coronavirus?
Molto difficile, ovviamente. L’ansia maggiore era per i miei parenti e amici a Piacenza, dove chiunque ha affrontato almeno una perdita, come è successo a Bergamo. Io ho avuto fortuna: i miei genitori, per una strana concomitanza di eventi, non si trovavano in città quando è successo il peggio, perciò si sono ritrovati – tipo le villeggianti di Amici miei – bloccati lontani da casa per mesi con una valigia di vestiti per una settimana, e non sono ancora rientrati. Io ho trascorso tutta la quarantena a Milano, ma non ero da sola, il che è stato un bene, perché sarebbe stato difficile riuscire a trovare un equilibrio nell’isolamento. Avere il sostegno di una persona vicina e poter fare musica sono stati fattori fondamentali per poter tirare avanti, per me: essendo impegnata a scrivere nuove canzoni, la mia vita continuava più o meno come sempre. Era fuori dalle mie finestre che tutto sembrava cambiato: il mio quartiere, di solito sempre pieno di gente, era deserto, con il silenzio rotto solo dal passaggio continuo delle ambulanze. Forse anche per questo, per contrasto, c’è una grande leggerezza musicale in Schiacciacuore.

Hai seguito anche la produzione del brano?
Sì, insieme a Danti e a Yves, il suo collaboratore più stretto. Sono un po’ maniacale in queste cose, mi piace occuparmi anche di questi aspetti da sempre. Per i cori, ad esempio, ci ho tenuto a usare l’Echorec 2 della Binson, un effetto riverbero dei primi anni ’60, che li rende assolutamente unici e irriproducibili in digitale. Mi esalta tantissimo, l’ho ribattezzato l’Invecchiaizer: dà all’insieme una patina antica che adoro (ride).

Tra l’altro è curioso che tu abbia pubblicato quella che, per tua stessa ammissione, potrebbe essere letta anche come una canzone d’amore molto malinconica, che però hai scritto e prodotto con la persona con cui stai vivendo una storia d’amore molto felice…
Beh, in questa quarantena io e lui siamo stati creativi a 360 gradi: ci siamo scambiati i ruoli, lui scriveva e io producevo, ho fatto la fotografa, la stylist e la regista per i suoi video sui social, ho imparato a usare TikTok divertendomi tantissimo, pur essendo io un dinosauro quando si tratta di tecnologia.

A proposito di innovazioni: sei nota come una grande appassionata del sound vintage, analogico e senza tempo, ma negli ultimi anni hai cominciato a esplorare anche nuovi orizzonti, aprendoti a sonorità contemporanee, come in questo caso. Non hai avuto paura che i tuoi fan storici non ti riconoscessero più?
Come dicono in inglese, “I go with the flow”. Quello che per me è fondamentale è che ogni mio disco sia diverso dal precedente, e che abbia un proprio sound, unico nel suo genere. È un lavoro lungo e laborioso, ma nulla mi dà più soddisfazione di quando qualcuno mi dice che una canzone sembra scritta apposta per lei, o per lui, perché anche io provo la stessa cosa nei confronti di alcune delle mie canzoni preferite. Certo, a volte mi è capitato di non essere capita, però mi ha consolato il fatto che magari, nei due anni successivi, sentivo che in radio predominava un sound molto simile a quello che mi ero immaginata io. Non è che io abbia la sfera di cristallo, sia chiaro. La vivo molto inconsciamente: se una melodia mi riporta alla mente certi suoni o vibrazioni, devo usarla. Siamo nel 2020, e tutti i generi sono stati esplorati, ormai: non ci resta che mescolare e reinventare. La trap di oggi è un mix di hip hop, trip hop, sonorità tropicali, soul, dancehall: sembra che non c’entrino niente l’uno con l’altro, sulla carta, ma non è così. Se ascolto tutti questi generi, e li sento risuonare nella musica intorno a me, perché mai non dovrei usarli?

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