Nikolai Fraiture, la vita (per il momento) lontano dagli Strokes | Rolling Stone Italia
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Nikolai Fraiture, la vita (per il momento) lontano dagli Strokes

È il bassista della band di NY, ma al momento si è concentrato su un nuovo progetto: i Summer Moon. Grazie anche all'italo disco

Nikolai Fraiture ha fondato gli Strokes nel 1998. Foto: Josh Giroux

Nikolai Fraiture ha fondato gli Strokes nel 1998. Foto: Josh Giroux

Ci sono tante cose che possiamo perdonare a Nikolai Fraiture, anche solo per essere il bassista degli Strokes. Tra queste però, non c’è il fatto di non conoscere l’italo disco. O almeno, di averla incontrata per la prima volta due anni fa. La faccenda ha un lato positivo: l’ha spinto a incidere un album solista, o meglio, a fondare una band/collettivo chiamato Summer Moon, formato da lui Stephen Perkins degli Jane’s Addiction, Camila Grey delle Uh Huh Her e Noah Harmon degli Airborne Toxic Event.

Il loro disco, With You Tonight, è una combo di rimandi 80s, di rock newyorkese e pop contemporaneo.

Come sono nati i Summer Moon?
È iniziato tutto da qualche canzone su cui stavo lavorando a casa: ho un piccolo studio musicale nel mio appartamento, un angolino. Avevo un po’ di pezzi che erano quasi finiti, ma volevo capire come potevano funzionare live. Ho chiamato un po’ di amici, qui a NY, per fare qualche show, tra di noi diciamo. Funzionavano quasi tutti! Quindi mi sono poi spostato in Texas per finire di registrare. E da lì ho deciso di pubblicare tutto.

Ma sono tutti amici tuoi davvero? Non sono proprio i primi che passano…

Sì, certo! Fanno anche altre cose, ma ci conosciamo bene. Stephen Perkins, invece, l’ho conosciuto attraverso un amico in comune, un manager di L.A.: l’ho chiamato e gli ho chiesto a chi potessi mandare le mie tracce. Lui mi ha suggerito Perkins, e io, “Wow, ok!”. È uno cool, la chimica tra di noi funziona molto bene, ci sentiamo spesso al telefono.

Ci sono dentro diversi riferimenti musicali…
Sì, penso che sia un bel mix: ho scoperto delle cose che non conoscevo, alcune che conoscete da vicino, come l’italo disco…

Davvero?
Sì, sorry! (ride) È successo un paio di anni fa ed è un tipo di suono che ho utilizzato molto per questo lavoro. Poi, c’è anche dell’altro, i suoni con cui sono cresciuto… Se sei di New York non puoi utilizzare alcuni riferimenti. Anche l’hip hop degli anni ’90, per esempio.

Vi siete definiti anche un collettivo artistico, oltrechè musicale. Cosa ci dobbiamo aspettare?
C’è anche una rivista, una sorta di fanzine. Unisce poesia, arte, fotografia… È una specie di collezione di opere interessanti. Ci sono delle poesie, ci sono delle interviste, ci sono delle foto, si parla anche di politica. Ad esempio, abbiamo coinvolto anche Mick Rock, ad esempio, che non ha scattato nessuna fotografia, ma per noi ha preparato uno scritto: ha scoperto che scrive delle poesie, ha studiato anche a Cambridge.

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