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Nikki Sixx: «Sono morto e resuscitato come Gesù Cristo»

Il bassista dei Mötley Crüe spiega come ci si sente dopo una resurrezione, e perché sua figlia è la persona più saggia che conosce

Nikki Sixx

Illustrazione di Mark Summers

Pochi musicisti hanno vissuto – poi sono morti, poi hanno vissuto ancora – come Nikki Sixx. In tre decenni passati a suonare il basso nei Mötley Crüe, e scrivendo le canzoni della band, il bassista è passato attraverso l’eroina, ha accontentato i capricci di tutte le groupie che ha incontrato e aiutato la sua band ad arrivare nelle Top 10 di tutto il mondo. Fuori dai Crüe, ha registrato con i 58, Brides of Destruction e Sixx:A.M., ha pubblicato il libro The Heroin Diaries: A Year in the Life of a Shattered Rock Star, dedicato agli anni di tossicodipendenza. Una volta diventato sobrio, Sixx si è messo in prima linea per aiutare chi soffre di dipendenza da oppiacei.

Nel 2001 ha co-firmato con i compagni della band e Neil Strauss la biografia dei Crüe, The Dirt, e alcuni dei momenti più selvaggi del libro sono stati adattati nel film omonimo in arrivo su Netflix. La band ha sfruttato il film per registrare qualche nuova canzone, inclusa un’iconica cover di Like a Virgin di Madonna, e per riflettere sugli alti e i bassi a cui sono sopravvissuti, dall’overdose di eroina che uccise temporaneamente Sixx fino all’incidente d’auto causato dal cantante Vince Neil, e che fu fatale a Razzle, il batterista degli Hanoi Rocks. Nella nostra intervista, Sixx riflette su tutto quello che ha imparato sulla vita e la morte.

Chi sono i tuoi eroi, e perché?
Keith Richards. Lui ha degli standard più alti di chiunque altro. Adoro anche gli scrittori della Beat Generation. Prendi la storia di William S. Burroughs; non è sempre bella, ma spesso l’arte non nasce dalle cose belle.

Come te, sia Richards che Burroughs hanno superato la dipendenza da eroina. È per questo che li ammiri?

Quando ho incontrato per la prima volta l’eroina, ho pensato: “Oh, tutti questi scrittori, musicisti e pittori la usano”. Ero giovane e ingenuo. Non avevo visto il demone.

Cosa hai imparato da quel periodo della tua vita?

Ho imparato che la droga è come i cerotti, e che i cerotti non funzionano. Devi pulire la ferita. Ho affrontato tutto questo insieme alla fama e al successo. In alcuni momenti della mia vita avrei potuto prendere decisioni migliori. Mi sento in colpa per aver spaventato la mia famiglia. E mi spiace pensare che quando la band ha avuto quello che aveva sempre desiderato, in realtà ci stavamo autodistruggendo.

Nel 1987 ti hanno dichiarato morto per overdose da eroina. Cosa hai imparato da quell’esperienza? 

Che tornare indietro fa male. Il mio cuore si è fermato. Il mio corpo si è fermato. È stato come riavviare il computer. Mi sentivo come se mi avesse investito un camion. Ogni singola parte del mio corpo faceva male. Anche i capelli. Riavviare il sistema è stato orribile.

Morire ti ha dato una nuova prospettiva?
Adesso ho un sacco di frasi a effetto, tipo: “Sia io che Gesù Cristo siamo morti e tornati indietro”. Non suona molto bene nell’America moralista. Ma bisogna riderci su.

Ti ricordi qualcosa di quei momenti? Magari hai visto una luce bianca, come dicono in tv…
Dico solo che c’è stato un intervento divino. Dio sa che non sono io il responsabile della mia sopravvivenza. Non sono religioso, sono spirituale. Se dovessi scegliere, però, andrei verso il buddismo.

Un fotogramma di ‘The Dirt’

Il film The Dirt è una specie di avvertimento? 

Credo si possa vedere così, sì. Credo sia una storia di sopravvivenza. È la storia di una gang di personaggi strambi che hanno scalato una montagna, poi sono implosi e hanno dovuto capire perché. Eravamo davvero un mostro a quattro teste, e a volte ci siamo fatti del male.

Cosa vorresti che arrivasse al pubblico?

Una maggiore comprensione di chi eravamo. Volevamo fare tutto in maniera diversa. Volevamo scrivere grandi canzoni come quelle dei nostri idoli, essere aggressivi come le punk band che adoravamo, ma con le melodie e la maestria dei Cheap Trick. Quando guardo il film penso: “Cazzo, un sacco di queste cose sono successe per caso, ma ce ne sono altrettante nate da idee grandiose”.

Il libro è pieno di storie incredibili sulle groupies. Cosa hai imparato delle donne?

Supporto al 100% il movimento #MeToo. È un momento storico per l’uguaglianza, e possiamo migliorare ancora. Noi eravamo degli animali, e la merda che abbiamo fatto era folle, la merda che le ragazze hanno fatto a noi era folle, ma non c’è mai stato un momento in cui qualcuno della band ha approfittato della situazione. Non eravamo degli angioletti, ma era tutto consensuale.

Hai detto che tua figlia è femminista, ti ha insegnato qualcosa?
Uno dei momenti migliori che ho passato con mia figlia è stato quando abbiamo parlato di un mio amico gay. È un mio amico, non mi frega. Le avevo detto qualcosa come: “Ti ricordi il mio amico Justin? Lui è gay e verrà con il suo fidanzato per il Ringraziamento”. Lei ha risposto: “Se fosse etero, diresti ‘il mio amico Justin, che è etero?’”. Io le ho detto beh, no. E ho pensato “Wow, è interessante”. Poi mi ha spiegato l’identificazione di genere disegnando una mappa. Le sono molto grato. È affascinante, lo adoro.

La tua infanzia è stata difficile, avevi un padre assente e un brutto rapporto con tua madre. Com’è stato diventare padre? 

Per me era importante non diventare come mia madre o mio padre. Quando ho avuto il primo figlio avevo ancora del risentimento, me lo portavo dietro come uno zainetto. Poi mi sono reso conto che restavo nelle relazioni più a lungo di quanto volessi perché non volevo diventare come mia madre e mio padre. Pensavo che restare in una relazione malata fosse meglio per i bambini, perché una separazione li avrebbe fatti sentire abbandonati. Avevo torto. Vorrei aver avuto qualche anno in più sulle spalle prima di prendere certe decisioni, perché avrei deciso sulla base dell’uomo che sono diventato.

Quali sono le regole che governano la tua vita, adesso?
C’è un verso nella nostra canzone Primal Scream: “If you want to live life on your own terms / You gotta be willing to crash and burn”. Ci penso ogni volta che devo prendere una decisione. Non è un’affermazione negativa; è più motivazionale.

Quando hai preso una decisione del genere? 

Quando Vince se n’è andato dopo Dr. Feelgood, vorrei che i nostri manager avessero avuto la forza di dire “Ragazzi, time out. Siete una delle band più grandi del mondo. Nessuno viene licenziato e nessuno se ne va”. Forse avevamo bisogno di fare il disco senza Vince, ma non come Mötley Crüe. Eravamo esauriti. Ma abbiamo fatto un grande album, siamo andati in tour e non c’era un cazzo di nessuno. Tutte le band hanno alti e bassi.

Che cosa hai imparato dopo l’uscita di quell’album senza la vostra voce solista? 

Ho imparato che i fan si innamorano di te per una ragione. Se facessi qualcosa di radicalmente diverso, finirei per confondere i fan. Ho fondato una band chiamata Sixx:A.M., e alla gente è piaciuta perché non ho mai detto “Questi sono i nuovi Mötley Crüe”.

Tommy Lee e Vince Neil hanno lasciato i Mötley Crüe e poi sono tornati sui loro passi. Qual è il segreto della vostra riconciliazione?

È importante ascoltare e capire come mai si arriva a un certo punto. Devi imparare a fare compromessi.

Sei di Los Angeles. Qual è la cosa più L.A. del tuo carattere?

Sfortunatamente, credo di dire troppo spesso la parola “dude”. La odio, e la uso. Non credo che Keith Richards lo farebbe.

Hai visto Ozzy Osbourne sniffare delle formiche. Cosa hai imparato da lui?

Ozzy è una delle persone più gentili che abbia mai incontrato. Ma quando Sharon non è nei paraggi… eravamo come una gang. Pensavamo sempre: “Ci ha battuto un’altra volta”. Una volta è entrato nel nostro camerino vestito da donna. Si comportava in modo assolutamente normale. Ho pensato “Cazzo, adesso mi devo comprare un vestito”. Era un modello… rock&roll.

Quali erano i tuoi libri preferiti, da bambino? 

Mi piacevano le avventure, le storie di Daniel Boone. Cercatori d’oro e cacciatori nel Vecchio West. Poi ho scoperto la Beat Generation ed è stato come far saltare il tappo a una bottiglia.

Cosa leggi adesso? 

Ho appena riletto il libro di Patti Smith. La seguo su Instagram, mi piace molto. Lei riesce a trovare la gioia in tutte le cose, è una grande ispirazione. Risponde ai commenti delle persone, le ho scritto qualche volta ma con me non l’ha ancora fatto. Non credo sia una fan dei Mötley Crüe.

Cosa hai imparato quando siete passati di moda? 

Non so più cosa sia di tendenza adesso. Non ho intenzione di cambiare taglio di capelli o di vestirmi come tutti gli altri. Non mi interessa. Io cerco solo di migliorarmi. Prendo lezioni di basso, chitarra, di canto. Studio.

Qual è l’acquisto più assurdo che hai fatto? 

Probabilmente la collezione di scarpe di mia moglie. È folle. Le dico: “Hey, baby, guarda questo Fender Jazz Bass del 1963, è originale”: Lei risponde: “Quanto costa?”. Glielo dico e tira sempre fuori un paio di scarpe con lo stesso prezzo. Io le dico “Wow, scarpe contro strumenti vintage?” Il suo armadio delle scarpe è come un garage.

Che consiglio daresti al te stesso più giovane? 

A parte l’ovvio, cioè “non farti di eroina”, mi direi di avere la mente aperta, di provare altre forme creative. Ricordo di aver preso una lezione di basso, e il tizio diceva, “Ora faremo la scala di Do maggiore”. E io gli rispondevo “Voglio solo imparare a suonare Telegram Sam dei T-Rex”. Vorrei aver imparato quella scala. Se dovessi darmi un consiglio, sarebbe: “Accetta delle sfide, più avanti raccoglierai i frutti”.

Qual è la parte peggiore del successo?
Stare lontano da casa. Mi sono perso tantissimi compleanni e vacanze. Ricordo di aver fatto la cena del Ringraziamento in un cazzo di bar dell’Hilton, abbiamo mangiato panini col tacchino e bevuto birra. Credo che quella storia abbia ispirato la canzone Home Sweet Home.

Sì, ma se fai uscire un pezzo così poi devi partire in tour per promuoverlo
Giusta osservazione. Ho fatto una cazzata.

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