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Nikki Lane su Lana Del Rey: «Si sta avvicinando al country»

Com’è collaborare con una popstar? Lo racconta la promessa indie di Nashville, che ha duettato con Del Rey in ‘Chemtrails Over the Country Club’ e sta lavorando con lei a un nuovo progetto

Foto: Jessica Lehrman

Nikki Lane è andata per la prima volta in tour con Lana Del Rey nel 2019, all’epoca di Norman Fucking Rockwell!. «È stato davvero figo, c’erano Robert Ellis, Lukas Nelson, Weyes Blood e Zella Day», ricorda. «Aveva scelto tante persone del nostro mondo, ero entusiasta dell’opportunità».

La fuorilegge country di Nashville, però, conosce Del Rey da molto più tempo, un’amicizia che le ha portate a formare un’insolita coppia creativa. Durante le prove di uno show a Wichita, in Kansas, hanno scritto una canzone country intitolata Breaking Up Slowly, che un anno dopo è finita nell’ultimo album di Lana, Chemtrails Over the Country Club. Dai tempi di quel tour, la loro relazione si è solo rafforzata, e Del Rey ha detto che lavorerà a un progetto country proprio con Lane.

«Bello come suonano insieme le nostre voci. Adoro artiste come Skeeter Davis, è come se le nostre armonie continuino il lavoro iniziato da gente come lei», racconta Lane. «È stato divertente passare tempo con lei prima come amica e poi sul suo disco». Lane ci ha raccontato come sono andate le session e cosa ci possiamo aspettare dal futuro della loro collaborazione.

Come sei finita a lavorare con Lana Del Rey? 


Credo che il nostro primo concerto insieme sia stato a Wichita, un posto così. Sono partita per il Midwest, non la vedevo da tanto tempo, ma è stato semplice. Ci siamo seduti nella camera dell’hotel e abbiamo parlato di cosa ci era successo negli ultimi mesi. Io avevo con me la chitarra, dovevo preparare Look Away, la mia canzone che avremmo suonato quella sera. A un certo punto ho detto ad alta voce qualcosa tipo: «beh, qualcuno dice che mi sto spezzando lentamente». Adesso so che con Lana funziona così, una frase è sufficiente per far nascere una melodia forte. Anche io scrivo in questo modo: qualcuno dice qualcosa, nasce un’idea che poi si sviluppa.

Insomma, lei si è messa a cantare «breaking up slowly…» e io ho capito che funzionava. L’abbiamo scritta così, prima del concerto. Neanche mi sono resa conto che fosse già finita. Ci siamo ritrovate più avanti, quello stesso anno, e lei mi ha chiesto di mandargliela. Ho registrato una demo, pensavo che avesse bisogno di qualcosa di completo, e alla fine hanno usato quelle voci per costruire la traccia. Poi abbiamo potuto cantarla insieme. Quando mi ha detto che sarebbe finita sul disco ero entusiasta. Non sapevo cosa ne avrebbe fatto.

È un brano country, con chiari riferimenti a Tammy Wynette e George Jones. Come vi è venuta l’idea di citarli?
Se leggi i versi della prima strofa, a un certo punto si parla di rimpianti. Non sapevamo che personaggi avremmo usato per quella storia, chi avrebbe interpretato meglio quei ruoli, finché Lana non ha detto il nome Wynette. So che si porta dietro un suo vinile, come se fosse una sua musa. E io ho un cane che si chiama Tammy Wynette, e un tatuaggio con quel nome. Sono una fan. Quando ha detto quel nome è sembrato subito giusto, suonava bene.


La cosa che colpisce di più di Breaking Up Slowly è che Lana ti lascia il controllo per tutta la prima parte del pezzo, la sua voce appare solo più avanti. Succede la stessa cosa con Zella Day e Weyes Blood nella cover di Joni Mitchell For Free. Sapevi che sarebbe successo? 


L’ho scoperto quando l’ho ascoltata. A quel punto avevamo già iniziato a sperimentare e scrivere insieme. Stavo solo registrando una linea guida per lei ed ero felice di aver scritto una canzone assieme. Mi ha stupito scoprire, quando me l’ha rimandata, che aveva tenuto sia il ritornello che la prima strofa. Per me è una sottile dimostrazione di sicurezza in quello che si sta facendo.

Amo anche la cover di For Free. Lana sa condividere la sua luce. Quando penso a lei, è questo che mi viene in mente. È sempre insieme ai suoi colleghi, alla sua famiglia, condivide le sue esperienze e le opportunità. Quando sei in scena con lei, non puoi sapere chi lavora e chi no. In un certo senso, quello che è suo è anche tuo.

Lana una volta ha detto che state lavorando a un disco country. È ancora così? Uscirà davvero?
Credo di sì, anche se ovviamente è lei che deve avere il controllo della sua arte. Lavorando insieme le ho chiesto «che fine farà quell’altra canzone?» e lei: «ne faremo altre». Ama sperimentare. Ha una voce adatta al country. E credo che nei suoi dischi ami interpretare diversi personaggi, diversi generi, collabora con vari produttori, prova nuovi suoni. Insomma, credo che voglia cimentarsi anche con il country e questa cosa mi piace. Abbiamo scritto canzoni guidando un pickup F-150 in giro per il Texas. Potete immaginare cosa ne è venuto fuori.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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