Niente sacrilegi o menate nostalgiche: Ariete e Giorgio Poi portano Pasolini nel 2022 | Rolling Stone Italia
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Niente sacrilegi o menate nostalgiche: Ariete e Giorgio Poi portano Pasolini nel 2022

Intervista ai due cantautori che, insieme a Franco126, Clavdio, Pop X e Giacomo Laser, hanno reinterpretato le 'canzonette' di PPP per un vinile in edizione limitata firmato Bomba Dischi

Giorgio Poi e Ariete

Foto: Federico Torra (1) e Simone Biavati (2)

Bella pe’ Pasolini, senza il timore del sacrilegio o la menata dell’hauntology. Per fortuna nell’omaggio musicale della gang di Bomba Dischi a PPP non c’è la nostalgia per un mondo che non si è vissuto, ma l’adesione spontanea a un modello culturale e di vita, di romantico spleen, di notti in borgata e musica. Che siano lucciole o lucette dei telefonini che illuminano i concerti del pop italiano non importa, non c’è un’eredità contesa, nessun passaggio di testimone, solo canzoni. E quindi la faccenda si fa seria, serissima. Lo sanno bene Ariete e Giorgio Poi – due tra i nomi di questo vinile in edizione limitata con pezzi anche di Franco 126, CLAVDIO, Pop X e Giacomo Laser – che senza farsi carico del confronto generazionale parlano di Roma, canzone popolare, cinema e politica.

Ma voi gggiovani cosa ci trovate in Pasolini? Certo, potevo iniziare così, boomerissimo proprio, del resto Ariete ha 22 anni, Giorgio Poi 36, ma già mi figuravo come un incubo lo spettro del veltronismo e tutta la sfiga che si porta dietro. Quindi, dicevamo… Ariete canta Il Valzer della Toppa, parole di Pasolini e musica di Piero Umiliani, incisa prima da Laura Betti nel 1960 e poi qualche anno dopo da Gabriella Ferri. Giorgio canta Cosa sono le nuvole?, musicata da Domenico Modugno e inclusa nei titoli dell’episodio di Capriccio all’italiana firmato da PPP che con questa canzone in cui si cita Shakespeare firma il suo successo nella breve ma intensa esperienza da songwriter.

Modugno, Betti, Umiliani, Pasolini… forse un po’ di ansia da performance per queste cover ci sarà stata, vero?
Giorgio Poi: Non mi metto mai a confronto con l’artista di cui faccio una cover, sarebbe troppo e alla fine la cover non si farebbe. Il pezzo ha un sapore molto classico, è un brano antico, pieno di poesia soprattutto quando è legata alle immagini del film con Totò e Ninetto Davoli che vengono caricati sul camion dopo essere stati aggrediti dalla folla, due burattini gettati nella discarica che scoprono il cielo. Immagini davvero potentissime.
Ariete: È stato un onore partecipare al progetto. Conoscevo Gabriella Ferri perché il mio produttore sta in fissa con lei. Il pezzo non lo conoscevo ma quando l’ho ascolto mi ha colpito tantissimo. Ed ero anche un po’ spaventata perché non canto mai in romano, una cosa è parlarlo tutti i giorni e una cosa è cantarlo. La Ferri cantava proprio romanesco, in maniera molto pronunciata.

Né Pasolini né la Betti erano romani, quanto assomiglia quella lingua a quella che usi tu tutti i giorni?
Ariete: Ci sono parole che non si usano più, con quella cadenza molto marcata e riconoscibile, che le senti dai nonni e non dai coetanei. La canzone fa molto leva sull’espressione ‘Anvedi e quella la utilizzo un sacco.

Lo scenario de Il Valzer della Toppa è la Roma di via del Mandrione, dove sta la sede della tua etichetta, Bomba Dischi. È una città che riconosci quella della canzone?
Ariete: Il pezzo parla di una donna libera che manda a quel paese l’uomo a cui si rivolge. Certo i luoghi sono cambiati, il periodo è un altro, ma Roma di notte è sempre quella… andare a bere fuori, girare, perdersi.

Hai cercato di tenere la stessa atmosfera risuonando il pezzo?
Ariete: L’abbiamo resa musicalmente un po’ più moderna e forse un po’ più cupa. Non volevo farla uguale anche perché sarebbe stato impossibile. Adesso ci sono dei synth e atmosfere dark che mi rappresentano.

Pasolini aveva una fascinazione, una fissa quasi, per la canzone popolare, Claudio Villa e Domenico Modugno ne sono un esempio…
Giorgio Poi: Un artista e un autore integro come Pasolini è l’esempio perfetto di come ci si può confrontare con la canzone popolare senza perdere la bussola e fare cose “solo perché piacciono” ma tenendo alta, altissima la qualità.
Ariete: Quando faccio canzoni non penso a fare canzoni popolari, pop. Io scrivo per me, non per gli altri. Certo gli argomenti possono essere inclusivi per i ragazzi della mia generazione, e la mia storia può diventare quella di altri. E lo stesso per la musica che suono, in cui si riflettono i miei gusti che sono sicuramente pop.

Giorgio, oggi per chi ti piacerebbe scrivere per arrivare a un pubblico ancora più ampio?
Giorgio Poi: Per Vasco, sicuramente.

Cosa conoscevate e apprezzavate di Pasolini prima di cimentarvi in questa prova?
Ariete: Lo conosco come scrittore. In più ho avuto l’onore di essere scattata da Letizia Battaglia poco prima che morisse: lei fotografò Pasolini e mi ha raccontato un sacco di storie su di lui.
Giorgio Poi: Pasolini è sempre stato una presenza nella mia vita già a i tempi di scuola. Avevo una prof che ne parlava spesso. Ho letto Scritti Corsari, i romanzi, ho visto e amato il suo cinema, anche se all’inizio può sembrare ruvido, difficile. Sai che c’è una citazione indiretta a Pasolini anche nel mio ultimo disco? La canzone Rococò dice: “Ti regalerò l’ultimo film con Totò” che è proprio l’episodio del film Capriccio all’italiana con la regia di Pasolini dove c’è la canzone di Modugno: le nuvole che Totò vede in cielo sono la prima reference visiva che ho mandato per la copertina di Gommapiuma.

Cosa vi affascina di PPP? Alla fine la domanda boomer l’ho fatta, ‘nvedi.
Giorgio Poi: Alla fine tante cose che aveva previsto si sono avverate, nelle sue opere c’era un forte attacco ai mass media e oggi l’elemento della comunicazione è attuale più che mai. Poi c’è la nostalgia di un certo modo di fare politica, delle ideologie, di divisioni chiare all’interno della società. Pasolini parla di borghesia e proletariato, e così sembra tutto più chiaro… visto dal 2022. Certo sono cambiati gli schemi, ma quelli vecchi risultano affascinanti.
Ariete: È un uomo che ha lasciato il segno con quello che ha scritto, con i suoi film. Non posso provare nostalgia per ciò che non ho vissuto, posso però esserne affascinata. Pasolini era un rivoluzionario ma se dovessi pensare che l’idea di rivoluzione appartiene solo al passato la mia coscienza artistica morirebbe. Il pensiero che è stato già fatto tutto e che non ci sarà una rivoluzione è un pensiero che non voglio avere. Cercherò di essere rivoluzionaria a modo mio.