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Nicol, smettere di sopravvivere per iniziare a vivere

Un anno e mezzo fa in 'Ritornerai' cantava d'amore. Ora in 'Decimo senso' dice di volere riscrivere il finale della sua vita dopo un periodo buio, «così magari qualcuno si sentirà meno solo»

Nicol

Foto press

Quando in redazione abbiamo ricevuto Ritornerai, il primo singolo pubblicato da Nicol nell’autunno del 2020, fummo colpiti da quei 2 minuti e 36 secondi di talento grezzo in cui rap e cantautorato si mischiavano fluidi da scriverne all’istante. Il suo talento era stato scovato su internet da Francesco Facchinetti che non aveva perso tempo a prenderla sotto la sua ala. Qualche mese, appena 22enne, Nicol rilasciò un’intervista sorprendentemente coraggiosa, aprendosi al suo passato di depressione, dipendenze, tentato suicidio, comunità. Qualche mese dopo, altrettanto a sorpresa, l’abbiamo ritrovata nel cast di Amici da cui è stata eliminata a gennaio. A un anno e mezzo da quel primo singolo, ritroviamo l’artista vicentina per l’uscita di Decimo senso, il suo nuovo singolo, il primo dopo l’avventura alla corte di Maria De Filippi.

Ci siamo conosciuti per l’uscita di Ritornerai. Quanto è cambiato il tuo mondo da quel giorno?
Ci pensavo qualche giorno fa. Sceglierei Ritornerai come prima uscita altre mille volte. In questo periodo però è cambiato tutto, sono maturata e tante cose sono mutate in me e nella mia musica. Allo stesso tempo, però, quel rapporto viscerale con la musica che c’era in Ritornerai è rimasto lo stesso. Ho fatto un sacco di strada, ma nel fulcro sono rimasta la stessa persona.

Decimo senso è il tuo primo brano dopo l’esperienza ad Amici. Che significato ha questa uscita per te?
È il brano che mi ha fatto capire che nella vita volevo fare questo: scrivere canzoni. Il brano non penso di averlo scritto, è arrivato a me come un flusso, più o meno nello stesso modo e nello stesso periodo di Ritornerai. E io mi ci sono messa a nudo. C’è una cosa che mi piace raccontare: quando mi è uscita l’espressione “decimo senso” pensavo di riferirmi semplicemente a un senso superiore, solo dopo ho scoperto che per la scuola steineriana il decimo senso è il senso del linguaggio, della comunicazione. E tutto tornava. È da qui che ho iniziato a crederci; è il mio punto di partenza.

Se Decimo senso è stato scritto due anni fa, una frase come “ora mi chiamano, urlano tutti il mio nome” mi sembra una premonizione su Amici. Come mai il brano è uscito solo ora?
Ogni cosa accade per un motivo. Avrei voluto fare uscire Decimo senso appena scritta, due anni fa, ma mi rendevo conto che non era mai il momento giusto. Avevo prima bisogno di raccontare alcune cose. C’era il bisogno che le persone mi conoscessero prima di fare una conversazione così intima con loro. E per questo serviva tempo; ora è il suo momento.

Immagino che le cose che volevi raccontare sono parte di quell’intervista davvero intensa che hai rilasciato lo scorso anno in cui hai parlato di un periodo della tua vita molto difficile. Hai raccontato apertamente e coraggiosamente della tua depressione, della dipendenza da psicofarmaci, della tossicodipendenza, del tentativo di suicidio, del ricovero, della ripresa. Cosa ha significato per te raccontare pubblicamente quel periodo della tua vita? Non pensi mai di esserti esposta troppa?
Quando si è in certe situazioni e si vivono momenti così difficili, come la depressione e le dipendenze, si può solo che decidere di uscirne da soli. Anche se le persone attorno vogliono aiutarti, l’unica persona che può tirarti veramente fuori sei tu. O almeno questa è la mia esperienza. Non sono stati momenti facili ma ne parlo perché penso che la testimonianza di una storia possa portare molte persone a sentirsi meno soli. Se penso a quando ero in quella situazione, potere avere l’occasione di ascoltare storie simile alla mia, da una persona che stimavo, ascoltavo o seguivo, mi avrebbe sicuramente fatto bene. Forse certe cose sarebbero state meno difficili e mi sarei sentita più compresa e capita. È questo il motivo di cui ne parlo; può essere davvero utile per alcune persone e se posso cambiare anche un solo secondo della vita di un’altra persona raccontando ciò che ho vissuto e ciò che sto vivendo ora, ne sono felicissima.

Immagino che aprirsi su temi così pesanti possa essere divisivo. Che risposte hai avuto dalle persone che ti seguono?
Naturalmente c’è sia il bene che il male, ma quando ricevo messaggi in merito, e parlo di messaggi intensi, davvero profondi, le critiche negative diventano nulle, insignificanti. Le persone che mi ascoltano e che leggono quello che scrivo si aprono a me nello stesso modo crudo in cui io mi apro nelle canzoni. Ed è ciò che volevo; voglio raccontare la mia storia nel modo più profondo possibile. La condivisione con queste persone non ha prezzo.

E Decimo senso come si pone in questa condivisione?
Credo che la musica debba iniziare a parlare apertamente di situazioni come quelle che ho passato. Nel brano parlo della forza e dell’energia che ho avuto nel reagire. Parla di decidere di smettere di sopravvivere per iniziare a vivere.

Fa strano quindi immaginare che una persona con il tuo trascorso possa aver partecipato ad Amici che, nell’immaginario comune, è un luogo molto edulcorato. Cosa ha significato per te? Cosa ti porti dietro di quest’esperienza, nel bene e nel male?
La possibilità di avere – durante la pandemia – un palco su cui esibirsi, con così tante persone, è stato un regalo. Oltretutto ad Amici non c’è solo uno studio musicale dal punto di vista vocale, ma anche emotivo. Fare le cover significa entrare nelle canzoni altrui con la propria personalità; questo è un allenamento che fortifica la personalità e da cui si possono imparare strumenti utili.

In passato hai raccontato di quanto era difficile per te interagire e relazionarti con le altre persone. Quanto è stato affrontare Amici da quel lato?
Per me, che sono molto timida, è stata anche una palestra di socialità. Anche solo smettere di arrossire davanti alle telecamere è stato utile. Ci sono stati i lati negativi, certo, ma al cospetto della possibilità di portare il proprio messaggio a un pubblico così vasto, con un mezzo così diretto come la televisione, non hanno valore.

Sei ancora estremamente giovane, ma nella tua vita ha intercettato e avuto a che fare con personaggi fondamentali della pop culture italiana. Facciamo un gioco, lasciami un pensiero per ognuno di questi nomi: Maria De Filippi.
Per quanto sia percepita quasi come un’entità, è più vicina a noi di quanto si possa pensare. È un’ottima padrona di casa, sa metterti a proprio agio.

Francesco Facchinetti, che ha scommesso su di te.
Un pazzo, un fuoriclasse, un sognatore.

Madame, con cui condividi amicizie e background vicentino.
È come Il piccolo principe, un libro in cui, ogni volta che lo rileggi, trovi qualcosa di diverso.

E che mi dici di Nicol?
Oggi ho molta stima di Nicol. Ha fatto cose che non avrebbe mai pensato di riuscire a fare ma che sapeva di poter fare, nonostante avesse voci che le dicevano che sarebbe stata impossibile.

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