Nella giungla del pop i Jungle sono la migliore (parola di Noel Gallagher) boccata di soul | Rolling Stone Italia
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Nella giungla del pop i Jungle sono la migliore (parola di Noel Gallagher) boccata di soul

La band torna con 'Sunshine', un album intimista e maturo che non contiene nessuna hit come 'Back On 74', ma si concentra su un approccio più organico e personale. Ce lo siamo fatti raccontare. L'intervista

Nella giungla del pop i Jungle sono la migliore (parola di Noel Gallagher) boccata di soul

I Jungle

Foto: Mason Rose

Nel 2017 Noel Gallagher li ha definiti la migliore band del momento. Che sia di parte perché ne condivide le radici inglesi (e qualcosina di musica gli inglesi ne capiscono) o che ne sia veramente convinto, ci ha visto lungo in entrambi i casi. I Jungle sono stati un fenomeno dirompente nella musica pop perché hanno ridato centralità alla forma band: in un panorama mondiale in cui la maggior parte degli artisti più importanti sono solisti — Dua Lipa, Sabrina Carpenter, Charlie XCX, la lista potrebbe essere pressoché infinita — il trio di Londra scrive e produce tutti i pezzi in gruppo, aggiungendo ad ogni tour una serie di elementi che entrano a far parte in maniera temporanea dello show.

In questa nostra intervista abbiamo parlato di Sunshine, quinto album dopo il successo planetario di Volcano con cui si confrontano ancora una volta con quel mix di neo soul e disco che li ha resi famosi, dell’impegno quasi anacronistico che ancora mettono nella produzione dei loro celeberrimi videoclip, di come hanno cercato di rifuggire dai diktat della viralità social e di Noel Gallagher che ha perso il telefono per andare a salutarli nel backstage di Glastonbury.

Nella vostra carriera stanno accadendo un sacco di cose nuove: un album, un tour invernale, l’arrivo di Lydia come membro ufficiale che vi trasforma da duo a trio. Come vivete questo momento di novità?
Tom: Siamo davvero molto emozionati. Ogni volta che ricomincia un nuovo ciclo è un po’ come la primavera: una rinascita. Abbiamo concerti incredibili in programma, soprattutto quello di Milano (il 15 novembre al Forum di Assado, nda). Non vediamo l’ora che le persone possano ascoltare il disco e condividere con noi la nostra musica. È sempre un momento allo stesso tempo entusiasmante e un po’ ansiogeno. Cerchiamo semplicemente di restare con i piedi per terra, mantenere la calma e goderci tutto questo.

Sunshine è il vostro quinto album. Per voi rappresenta un momento di continuità oppure di rottura rispetto al passato?
Tom:
Non direi che sia un album di rottura. Credo che, nel corso della nostra carriera, ogni album sia nato come evoluzione del precedente. Abbiamo affinato lentamente i nostri gusti, il tipo di canzoni che vogliamo scrivere e i suoni che desideriamo trovare nei nostri dischi. Naturalmente Lydia è stata molto più coinvolta negli ultimi due album e questo ci ha dato una prospettiva completamente nuova sulla nostra musica. Ci ha permesso di guardarla con occhi freschi, cosa che per noi è stata fondamentale. Probabilmente è proprio questo che ci consentirà di continuare a realizzare dischi che ci sembrino nuovi, diversi. Se fossimo rimasti bloccati nel modo in cui lavoravamo ai primi due album, forse oggi non saremmo nemmeno arrivati a un quinto disco. Perciò credo che sia una testimonianza della creatività di Lydia: insieme abbiamo aperto una porta nuova e, dal punto di vista creativo, questo è davvero eccitante.

Lydia, sei diventata membro ufficiale dei Jungle solo nel 2024, anche se collaboravate da prima. Come sei riuscita a inserirti nella dinamica creativa della band?
Lydia: È difficile dirlo. Ormai facciamo musica insieme da così tanto tempo che tutto è avvenuto in modo molto graduale. Abbiamo semplicemente trovato, passo dopo passo, il nostro modo di lavorare insieme. È bellissimo lavorare con questi ragazzi, vedere come collaborano tra loro, come producono e come sviluppano le idee musicali. Credo sia una situazione davvero rara e mi sento molto fortunata a farne parte. La differenza principale tra questo album e Volcano è che questa volta non abbiamo cercato di trattare le voci come se fossero dei campioni. In Volcano lo facevamo spesso: molte parti vocali erano manipolate, alzate di tonalità, fino a non sembrare più vere voci umane. In questo disco, invece, si sentono molto di più le nostre voci reali. Secondo me è proprio questa la differenza più bella tra Volcano e Sunshine.

Come descrivereste Sunshine rispetto ai vostri album precedenti? In cosa è simile e in cosa invece è diverso?
Tom: Il primo album è nato praticamente a casa di mia madre, io e Josh da soli. Era quasi un disco lo-fi. Non avevamo grandi mezzi. Avevamo un computer e utilizzavamo qualsiasi cosa avessimo a disposizione per creare la musica. Con il passare degli anni abbiamo avuto accesso a sempre più risorse: studi migliori, microfoni migliori, collaboratori migliori. Credo che Volcano sia stato il nostro progetto più ambizioso fino a oggi. Il più estroverso. Quello che osava di più. Non credo che Sunshine potesse semplicemente cercare di essere ancora “più grande” di Volcano. È un album più vissuto, più maturo, più sottile. Non cerca continuamente di attirare l’attenzione. È sicuro di sé, ma allo stesso tempo misurato. Rimane fedele alla propria atmosfera senza il bisogno di gridare.

Jungle - The Wave (Official Video)

Fate musica da ormai tredici anni e, nel frattempo, il mondo della musica è cambiato moltissimo. Secondo voi quali sono stati i cambiamenti più importanti che avete dovuto affrontare nel modo di creare, distribuire e promuovere la musica? In che modo vi siete adattati all’evoluzione dell’industria musicale?
Tom:
Abbiamo sicuramente notato che il modo in cui la musica viene consumata oggi è completamente diverso rispetto a quando abbiamo pubblicato i nostri primi lavori. Quando uscivano i nostri primi singoli cercavamo soprattutto di finire sui blog musicali. All’epoca i blog erano ancora fondamentali. C’erano persino blog di Tumblr molto seguiti, e quello era il panorama mediatico del momento. Era un mondo completamente diverso da quello di oggi.

…poi sono arrivati i social.
Credo che ciò che i social media abbiano dato a tutti sia la possibilità di diventare una sorta di piattaforma media personale. Noi abbiamo sempre cercato di restare fedeli alle nostre motivazioni, alle ragioni per cui facciamo musica. Il modo in cui componiamo e il motivo per cui lo facciamo sono rimasti sinceri. Non siamo mai stati quel tipo di artisti che sente il bisogno di inseguire ciò che funziona in un determinato momento o in un determinato contesto. Abbiamo sempre cercato di stare molto lontani dalla viralità. Perché, quando fai musica con l’obiettivo di avere successo online, non stai rappresentando onestamente ciò che sei come artista. Finisci sempre per rincorrere qualcosa che qualcun altro ha già ottenuto e pensi: “Allora dobbiamo fare anche noi quella cosa, perché è così che si diventa famosi”. Per noi è esattamente il contrario. Siamo sempre rimasti fedeli alle nostre convinzioni. Abbiamo sempre cercato di fare musica senza tempo. E credo che l’unico modo per riuscirci sia ignorare il rumore del mondo che ti circonda.

Siete passati dai piccoli locali al fare il tutto esaurito nelle arene davanti a migliaia di persone in tutto il mondo. Suonare su una scala così grande ha cambiato il vostro modo di scrivere canzoni pensando al pubblico dal vivo? Oppure il vostro approccio è rimasto lo stesso?
Tom:
No. Cerchiamo di fare musica prima di tutto per noi stessi. Alla fine vogliamo essere noi i primi ad ascoltarla e sentirci orgogliosi di quello che abbiamo creato. Inseguiamo una sensazione, un’emozione. Non ci diciamo mai: ora facciamo un pezzo gigantesco da arena, da stadio. Anzi, paradossalmente, più diventano grandi i luoghi in cui suoniamo, più ci viene naturale creare musica intima.

Una delle cose che trovo più interessante dei Jungle è l’energia collettiva che si percepisce ascoltando la vostra musica. Le vostre canzoni sembrano sempre il risultato di un lavoro condiviso, mai la visione di una sola persona, anche perché collaborate con tantissimi artisti che si aggiungono ai tour come parte itinerante della band. Come riuscite a mettere insieme le vostre personalità, i vostri gusti e le idee di tutte le persone con cui collaborate, sia durante il tour sia durante la realizzazione degli album?
Tom: Credo che tutto dipenda dal lavorare con artisti con cui sei in sintonia. Persone che condividono gli stessi principi artistici e la stessa visione. Si tratta di lasciarsi ispirare dalle persone con cui lavori, imparare da loro e dal loro modo di fare le cose, così come loro imparano da te. Vale per i coreografi, per i ballerini, per i musicisti che suonano con noi sul palco e anche per tutti i membri della nostra crew. Prima ancora che essere grandi professionisti, sono persone straordinarie. Ed è proprio quel rapporto umano che permette di affrontare anche conversazioni creative difficili. Perché, se ti fidi del gusto di una persona e hai con lei un buon rapporto, ogni discussione diventa costruttiva. Finché c’è fiducia reciproca e si è allineati sulla stessa visione, le collaborazioni nascono in modo molto naturale.

Vi siete fatti un’idea di come il pubblico accoglierà Sunshine?
Tom:
È sempre molto difficile prevedere come le persone reagiranno. Noi speriamo semplicemente che lo vivano come lo viviamo noi perché ci piace tantissimo. Lo amiamo davvero. E speriamo che chi lo ascolterà provi la stessa sensazione. Ci siamo divertiti tantissimo a realizzarlo. Ci divertiamo ad ascoltarlo. Ci siamo divertiti durante tutto il processo creativo. Speriamo che quella gioia arrivi anche a chi ascolterà il disco.

Jungle - Someday, Somewhere (Official Video)

È nota la grande attenzone e creatività che mettete nei vostri videoclip. Sembra quasi anacronistica questa cura perché viviamo nell’epoca dei contenuti brevissimi, in cui il focus delle persone dura qualche secondo e siamo costantemente distratti. Che cosa vi motiva nel continuare a realizzare videoclip così strutturati? Oggi un artista potrebbe essere semplicemente una voce oppure i video sono ancora fondamentali per costruire una narrazione e un’identità artistica?
Josh: Credo che ogni aspetto visivo in musica sia importante. Noi esseri umani siamo creature profondamente visive. Guardiamo il mondo prima di tutto con gli occhi. Per questo tutto l’universo visivo rappresenta un’estensione naturale della musica, che si tratti della grafica, delle immagini o dei video. Penso che oggi gli elementi visivi siano più importanti che mai per gli artisti, anche se è difficile realizzare videoclip che riescano davvero a coinvolgere il pubblico. Non ricordo nemmeno l’ultima volta che sono andato spontaneamente a guardare un videoclip, a meno che non avesse qualcosa di davvero spettacolare o fuori dall’ordinario. Credo però che una cosa che i Jungle riescono a fare bene sia questa: il pubblico sa più o meno cosa aspettarsi da noi, ma sa anche che ogni volta lo faremo in un modo nuovo, creativo e diverso rispetto ai video precedenti. Ed è questo che spinge le persone a tornare e chiedersi: “Chissà come avranno fatto questa volta?”

Pensate che nella storia dei Jungle ci sia stato un momento che ha segnato un prima e un dopo? Un punto di svolta nella vostra carriera?
Tom: Probabilmente la prima volta che abbiamo suonato a Glastonbury è stato uno di quei momenti. E poi, naturalmente, l’enorme successo di Back On 74. È stato qualcosa che non avremmo mai potuto immaginare, non avremmo nemmeno saputo pianificarlo perché quella canzone ha portato il progetto davanti a un pubblico molto più vasto. Persone con cui, onestamente, non pensavamo nemmeno di poter instaurare un dialogo creativo. E credo abbia addirittura aggiunto un altro decennio di possibilità a quello che potremo ancora realizzare in futuro.

In autunno partirete per un tour mondiale. State già pensando anche ai festival della prossima estate oppure per ora vi concentrerete soltanto sulle arene invernali? Sunshine sembra proprio il disco perfetto da ballare in un festival estivo.
Tom: Questa è probabilmente una domanda da fare al nostro booking agent. Però Sunshine è un album perfetto da ascoltare all’aperto, insieme ad altre persone. Sarebbe davvero un peccato non poterlo suonare nei festival.

Nel 2017 Noel Gallagher disse che eravate la migliore band del momento: è stato piuttosto lungimirante.
Tom: Sì, è vero. Ci sono alcune interviste in cui parla di noi con parole davvero molto generose. E gliene siamo estremamente grati. È una leggenda.

L’avete mai incontrato o avete mai lavorato insieme?
Tom:
Sì, lo abbiamo incontrato diverse volte. È venuto a vedere il nostro concerto a Glastonbury due anni fa, nel 2024. È stato piuttosto surreale. Era semplicemente lì con noi nel backstage e io continuavo a pensare: non riesco a credere che Noel Gallagher sia qui. Davvero assurdo.
Josh: (ridendo) Ha anche perso il cellulare!