Home Musica Interviste Musica

Neanche la pandemia fermerà Abbey Road

Dopo tre mesi di chiusura, lo studio di registrazione più famoso al mondo si è adattato alla pandemia. E tra pannelli anti-contagio, session multisala e concerti in streaming, è riuscito a sopravvivere



Nelle sale di Abbey Road i musicisti sono divisi da pannelli anti-contagio

Foto: Peter Summers/Getty Images

Gli studi di Abbey Road non erano impreparati quando, nel marzo 2020, le restrizioni per il coronavirus hanno costretto a chiudere per tre mesi. Buona parte degli artisti e delle orchestre aveva già spostato le prenotazioni e lo staff stava lavorando a una strategia operativa. In ogni caso, chiudere li ha costretti a prendersi una pausa. «Non era mai successo prima», dice Mark Robertson, a capo della sezione Brand & Communications degli studi. «L’anno prossimo festeggeremo il 90° compleanno e questa è la prima volta che gli studi chiudono. È stato un momento davvero significativo».

Oggi, mentre Robertson e la manager Fiona Gillott entrano nell’edificio – dove un sistema a prova di distanziamento gestisce l’accoglienza degli ospiti – e arrivano nello Studio 3, la sala è stranamente vuota. Abbey Road ha riaperto il 4 giugno, ma a capienza ridotta. Cartelli incoraggiano tutti a stare a due metri di distanza e sia Gillott che Robertson indossano la mascherina quando non sono sufficientemente lontani l’una dall’altro.

Lo Studio 3 è dove i Pink Floyd hanno registrato The Dark Side of the Moon. Lì si sono esibiti Amy Winehouse, Paul McCartney, i 1975 e molti altri. Può ospitare un coro di 30 membri o una band di sette elementi. Oggi però la sala di ripresa può essere occupata da un massimo di quattro musicisti e solo un fonico è ammesso in regia. Nonostante tutti lavorino duramente, le uniche persone visibili durante la chiamata Zoom con Robertson e Gillott sono quelle della ditta delle pulizie.

«Dobbiamo seguire un protocollo igienico molto severo, soprattutto quando in sala si alternano tante persone», spiega Gillott. «Alla fine di ogni session diun’orchestra la pulizia può durare anche tre ore. Tutto è diventato più lento, ma il numero di prenotazioni è ancora fenomenale». Robertson aggiunge che le sale più grandi sono «prenotate per buona parte del 2021».

Nel periodo di chiusura, Gillott e il suo team hanno lavorato con le associazioni dell’industria musicale britannica, i sindacati dei musicisti e con la concorrenza, tra cui gli Air Studios, per organizzare la riapertura. Nel frattempo, i fonici facevano da giudici in alcuni concorsi e davano consigli su come gestire l’home recording. Abbey Road guadagna meno del solito, ammette Robertson, perché gli studi di registrazione sono un business a bassa marginalità, ma il supporto dell’azienda madre Universal è stato solido.

Quando è arrivato il momento di riaprire, lo staff ha lentamente reintegrato tutti i servizi: prima il mastering, poi il mix e infine si sono organizzati per ricominciare a registrare in sicurezza. Le orchestre, per esempio, suonano in piccole sezioni distanziate. A volte suonano in contemporanea in sale diverse. In più, Abbey Road ha ricevuto moltissime richieste per registrare video concerti ed eventi speciali.

Impossibilitati a suonare dal vivo, band e artisti vorrebbero infatti sfruttare Abbey Road per registrare materiale televisivo o session in streaming per i fan. Negli ultimi mesi lo hanno fatto Bastille, Kaiser Chiefs, Celeste ed Emily Burns, tra gli altri. Di recente gli Idles hanno trasmesso dallo Studio 2 uno stream speciale. Il gruppo, che di solito fa 190 date all’anno, non può partire in tour per promuovere l’LP Ultra Mono, e ha pensato che suonare ad Abbey Road sarebbe stata un’esperienza unica.

«Ci siamo chiesti: cos’è che diamo al pubblico durante un concerto? Possiamo fare lo stesso in streaming?», dice il chitarrista Mark Bowen. «Registrare nel modo migliore possibile in uno studio di livello mondiale ci sembrava la scelta giusta. Abbiamo anche valutato la possibilità di trasmettere da un locale, ma ovviamente il pubblico non ci sarebbe stato e registrare bene il suono sarebbe stato impossibile. Quindi abbiamo deciso di andare nel posto migliore del Regno Unito, nella sala più famosa e fare qualcosa di figo e unico in grado di mostrare un lato inedito degli Idles».

Alla fine di agosto, la band ha suonato ad Abbey Road tre set irripetibili. «È diverso dalla radio o dalla TV, perché abbiamo il controllo su tutto», dice Bowen. «Abbey Road è il primo posto a cui abbiamo pensato. Qualche anno fa ero qui per vedere suonare Kanye, e anche se non è un locale, questo posto ha una sua atmosfera. Quando entri qui hai delle aspettative, ed è stato divertente giocarci».

«Una delle poche gioie di tutto questo disagio, della frustrazione che la gente sta vivendo durante la pandemia, è che sono nate relazioni nuove e modi inediti per lavorare creativamente», dice Robertson. «Credo valga per tutta la comunità artistica».

Oltre allo streaming, gli artisti stanno trovando altri modi per sfruttare Abbey Road. Lo Studio 1, l’enorme sala che i fan dei Beatles ricorderanno per il video di All You Need Is Love, al momento è piena di percussioni, con gli strumenti divisi da pannelli installati per combattere il Covid. Il compositore Christophe Beck, che ha scritto la musica di Frozen e della trilogia Hangover, sta registrando la parte sinfonica della colonna sonora di un nuovo progetto Netflix, The Christal Chronicles II, in cui Kurt Russell interpreterà Babbo Natale. Mentre i musicisti registrano ad Abbey Road, Beck supervisiona tutto dalla sua casa a Santa Monica.

«Uno dei problemi che ho dovuto affrontare, con la pandemia e le regole di distanziamento sociale, è il limite al numero dei musicisti che possono registrare in contemporanea», dice Beck. «Credo che ad Abbey Road sia di 40 persone, il che ci limita a incidere le sezioni separatamente. Iniziamo con gli archi, perché suonano la maggior parte delle battute. Con questo metodo, però, non possono sentire i fiati che esplodono a tutto volume dietro di loro. L’unica soluzione è pianificare tutto in anticipo e dire alla sezione d’archi di far finta che quelle trombe ci siano e compensare suonando aggressivamente. È un po’ una sfida, è diverso dal modo in cui lavoro normalmente».

Beck ha solo nove giorni per registrare la colonna sonora, e insieme al suo team ha deciso di incidere gli archi, poi i fiati e infine ancora gli archi, così da fare le correzioni necessarie. Beck parla con i musicisti e il direttore d’orchestra attraverso Zoom, e la cosa funziona. Il compositore apprezza il modo in cui gli strumenti arrivano tutti da una direzione, e non dalle solite posizioni dell’orchestra, e in futuro potrebbe esplorare questo tipo di suono. Vorrebbe solo essere lì, parlare con i musicisti e mangiare nella caffetteria. «Mi manca l’eccitazione che si prova stando in un posto famoso e pieno di storie come Abbey Road», dice.

«La gente è felice di tornare a lavorare, di creare musica in un luogo che amano e che li appassiona», spiega Gillott. «Ascoltare la musica che anche oggi viene creata nel mondo serve a ricordare quanto è importante nelle nostre vite. Se non ci fosse musica, sarebbe tutto così silenzioso».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.