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Musicians on Musicians: Lenny Kravitz & H.E.R.

Miles Davis, YouTube e il segreto per non ascoltare i consigli sbagliati: due generazioni dell’R&B a confronto

“Il mio primo ricordo è di me che mi sveglio con il profumo della colazione nell’aria e in sottofondo il DVD di un tuo concerto” dice H.E.R. a Lenny Kravitz. La ventiduenne cantante (il vero nome è Gabi Wilson) racconta di come è stato crescere con un padre che suonava in una cover band funk-rock. Kravitz, 55 anni, è cresciuto anche lui in una casa di artisti, anche se la sua è stata un’esperienza leggermente differente: il padre, un produttore tv, e la madre, Roxie Roker, che è stata nel cast dei Jefferson per undici anni, lo portavano al Lincoln Center e lo presentavano ad amici come Nina Simone. “Ero sempre l’unico ragazzino in una stanza piena di adulti”, dice. Kravitz ama la voce “guaritrice, piena di soul” di H.E.R., che si può ascoltare nel suo album di debutto, che ha vinto due Grammy quest’anno. “Sono canzoni ricche di atmosfera, cinematografiche” dice lui. “Sono come dipinti”.

KRAVITZ La prima cosa che ho visto di te, prima ancora di ascoltare il tuo disco, è stata una foto in cui eri in piedi di fronte al microfono e reggevi una chitarra. Ho pensato “Oh”…

H.E.R. Yeah! Fin da piccola mi piacevano il rock e il blues degli anni ’60, ’70 e ’80: Jimi Hendrix, Prince, Lenny Kravitz. Ero fan di tutto ciò che mio padre ascoltava. Mi sento come se fossi nata nell’epoca sbagliata.

KRAVITZ Io sono cresciuto con Miles Davis, perché mia madre e Cicely Tyson, che è un’attrice e l’ex moglie di Miles, sono come sorelle. Sedevo sulle ginocchia di Duke Ellington mentre suonava il piano, andavo all’Apollo a vedere James Brown, al Madison Square Garden per vedere i Jackson 5. I miei genitori avrebbero potuto lasciarmi a casa, ma non lo facevano mai. Perciò vedevo mia mamma che provava, con Maya Angelou, Nikki Giovanni, Lorraine Hansberry. Sono cose che ti entrano dentro.

H.E.R. Io ero una bambina e un sacco di gente mi seguiva su YouTube, quando c’era la moda di caricare delle cover. Cantavo, ma poi tornavo a giocare al parchetto. La Interscope mi aveva offerto un contratto quando avevo undici anni, ma non volevo essere un’artista fatta con lo stampino. Volevo essere quella che ero, e ai tempi ancora non lo sapevo, chi ero.

KRAVITZ Sei stata abbastanza intelligente da rendertene conto.

H.E.R. Credo di sì. Sono sempre andata un po’ controcorrente, ero molto solitaria.

KRAVITZ Io me ne sono andato di casa quando avevo quindici anni. I discografici vedevano il mio talento, ma non stavo facendo il tipo di musica che pensavano dovessi fare. Perciò mi hanno offerto un contratto e mi hanno detto “Sappiamo che hai talento, ma devi cambiare la tua musica”.

H.E.R. Ti fanno sempre pressione perché tu ti conformi alla massa, perché così sembra più facile. Il fatto che tu abbia rifiutato quel contratto, perché qualcosa nel profondo del tuo cuore ti diceva di farlo… Avrei potuto farmi prendere dalla fretta di lanciarmi sul mercato, ma non è stata la mia mossa.

KRAVITZ In ogni album rappresento chi sono in quel momento, o quello che ho passato negli anni immediatamente precedenti. Sto due anni in tour, e la vita intorno a me va avanti. Ma non ho sempre il tempo di preoccuparmi dei problemi, delle sfide, delle gioie, dell’amore. Immagazzino le cose. Quando i due anni finiscono, torno in studio e mi tranquillizzo.

H.E.R. Quello che hai detto sul fatto di non avere sempre tempo di preoccuparti della vita, essendo tu un artista, è una cosa che mi è davvero familiare. Mi sento proprio così.

Foto: Magdalena Wosinska per Rolling Stone USA

KRAVITZ Dove registri?

H.E.R. A Brooklyn. Lavoro in uno studio che si chiama Electric Garden, a Williamsburg.

KRAVITZ Zoë [sua figlia] vive a Williamsburg.

H.E.R. Una volta l’ho vista! Il prossimo anno mi concentrerò davvero e cercherò di attingere dalle mie esperienze, scavando in profondità. Non ho ancora ben capito chi sarò da grande. Suono in giro solo da due anni.

KRAVITZ E credimi: tra trent’anni, quando sarai ancora in giro, starai ancora cercando di capire chi sei. Io comincio a sentirmi a mio agio con me stesso solo ultimamente.

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