Foto: Ryan McGinley per Rolling Stone USA

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Musicians on Musicians: Elton John & Lana Del Rey

Meditazione, la Los Angeles degli anni ‘70 e come liberarsi da ogni tipo di maschera: la voce più enigmatica del pop intervista il suo mito Elton John

Lana Del Rey è seduta di fronte a Elton John nella cucina della sua casa a Beverly Hills, ed è in procinto di parlare con il suo eroe musicale. Ma c’è un problema. “Aspetta un attimo, i miei appunti!” dice. “Ho scritto 31 pagine! Dov’è la mia borsa?”. Elton John chiama in aiuto il suo staff, ma Del Rey balza dalla sedia e si dirige verso il suo pick up, un Chevy Colorado nero con un fanalino rotto. Un paio di minuti dopo, torna con una mazzetta di fogli pinzati.

Lana Del Rey è una delle star più enigmatiche della musica, la cui presenza riesce a intimidire tutti gli altri artisti. (“Adoro Lana” ha detto di recente Billie Eilish a Howard Stern. “Di fronte alla sua musica mi trasformo in una bambina piccola e molle”.) Ma non c’è traccia del suo misterioso personaggio oggi: è eccitata, buffa, e forse anche un po’ nervosa. “Bene!” dice Elton mentre lei entra per la prima volta nella sua casa sorprendentemente intima e confortevole, piena di pop art, con un tappeto zebrato e le pareti a specchio. “Sto ascoltando il tuo album da tutta la mattina” dice mentre si abbracciano. “È davvero fantastico. Alla n°3 nella classifica Billboard, 108.000 copie vendute. Vai così!”. “Oh mio Dio, conosci tutti i dati” prorompe lei ridendo. “Beh” risponde Elton, “conosco tutto”.

Elton parla di Norman Fucking Rockwell!, il quinto album di Lana Del Rey. Dopo otto anni a New York, si è trasferita a L.A. e ha cominciato a lavorare con il produttore Jack Antonoff, che ha cambiato radicalmente il suo sound. Del Rey scolpisce la sua affascinante visione dark del sogno californiano ascoltando Crosby, Stills e Nash alle feste e innamorandosi di “un poeta saccente che odia se stesso e vive nel Lauren Canyon”. Elton dice che il suo nuovo album gli ricorda la prima volta in cui arrivò a Los Angeles, negli anni ’70: “Guidavo una decappottabile, e si ascoltavano Joni Mitchell e Jackson Browne e James Taylor, era davvero un periodo magico”.
 Elton ricorda quei tempi nella sua autobiografia uscita da poco, Me, dove racconta il suo viaggio – dall’infanzia difficile ai problemi di dipendenza, con parecchi dietro le quinte esclusivi su tutti, dalla principessa Diana a Elvis. “Pensavo che non sarei riuscito a ricordarmi niente” dice Elton. “Ma una volta aperto il vaso di Pandora, comincia a uscire tutto”. Considera il libro come il terzo capitolo di un progetto che comprende il film musicale Rocketman e il suo tour d’addio di tre anni, il Farewell Yellow Brick Road Tour, che potrebbe diventare una delle tournée con i maggiori incassi di sempre. Ha suonato ieri ad Anaheim, in California, e anche stasera ha un altro concerto nella stessa location. “Mi sto davvero divertendo”, dice. “Se non fosse così, sarebbe un modo orrendo e lungo per andarmene dalle scene. C’è qualcosa di particolare nel pubblico americano. È più affettuoso. Più strafatto”.

Prima che l’intervista cominci, Elton si assenta per andare a indossare una scintillante tuta rossa, bianca e blu e degli occhiali incastonati di strass, il suo outfit pre-concerto. “Oh, sei carinissimo!” dice Lana mentre lui rientra in cucina. “Posso farti una foto da tenere sul comodino?” chiede. “Certo” risponde Elton, sedendosi, incrociando le braccia e facendo un sorrisetto all’obbiettivo. “So che è un po’ inquietante” dice Lana, “ma vabbè”.

LANA Ho letto il tuo libro. Mi ricorda Chronicles di Bob Dylan, o The Mayor of MacDougal Street [di Dave Van Ronk], e mi dicevo “Oh, è così che si fa. È così che si arriva da dove sono ora a dove voglio andare”. È stato divertente perché tutti mi chiedono sempre “Ma quindi tu come hai fatto?”, e io rispondo “Beh, suoni ovunque senza che nessuno ti paghi, con chiunque te lo chieda, e fai tutto quello che puoi”.

ELTON Esattamente. E adori farlo, e non t’interessa se sei senza soldi.

LANA Quasi ti piace.

ELTON Quando ripenso ai tempi in cui guadagnavo quindici sterline a settimana, facendo concerti quasi ogni sera, non so come ci sono riuscito, ma era la cosa più divertente che avessi mai fatto. È stato il momento più bello della mia vita. Mi sarebbe piaciuto far parte di una band più prestigiosa, ma quando ho iniziato a fare successo, ho imparato da tutte quelle esperienze. Suonavo con gente come Patti LaBelle e Major Lance. Guardarli all’opera mi ha insegnato tanto. Devi fare almeno un periodo in cui giri in furgone per andare a suonare in locali di merda. La gente che non passa attraverso cose del genere non apprezza mai quello che ha, e sparisce in fretta.

LANA Sono d’accordo.

ELTON Ma senti, sei sopravvissuta. Sei passata indenne da quella storia orrenda del Saturday Night Live [Nel 2012, dopo aver stonato durante la sua performance, fu bersagliata per settimane dagli hater]. È stato disturbante per me vedere qualcuno che veniva crocifisso in quel modo. L’ho guardato, e non era poi così terribile!

LANA No, non lo era!

ELTON Per niente. Non so quale fosse il loro scopo, ma c’era già il movimento #MeToo lì?

LANA L’hai detto tu, eh, non io!

ELTON Quella è stata la prima volta in cui ci siamo parlati. Ti ho chiamato e ti ho detto “Senti, voglio offrirti il mio aiuto. So che sei sobria e tutto il resto, ma non curarti minimamente di questa gente”. Molti sarebbero stati asfaltati per sempre da una cosa così. È stato un attacco oltraggioso.

LANA La cosa strana è stata che è stata la prima volta nella vita in cui mi esibivo ma non ero nervosa. Ricordo come mi sentivo. Ripensandoci, avevo avuto un approccio più eccentrico alla performance. Pensavo a Maria Callas, o a qualcuno di ancora più oscuro.

ELTON Eri comunque un’artista molto, molto giovane. Non penso che avrebbero dovuto metterti in quella situazione, all’inizio della tua carriera.

LANA La cosa buffa è che facevo sold out nelle arene già da un anno, ecco perché il tizio a capo del SNL aveva sentito parlare di me. Aveva pensato “Non è strano? La ragazza fa concerti immensi, ma ha fatto solo due canzoni”.

ELTON Ti sei ripresa da quell’incredibile botta. Sono sicuro che ti abbia traumatizzato un sacco. Ma ti ha anche fatto crescere un’incredibile spina dorsale. E non penso sia stato questo gran disastro. Vedo Ashlee Simpson e, sì, quello è un gran disastro. È stato divertente. Non per lei ovviamente, ma è divertente da guardare.

LANA Io non sto ridendo!
ELTON Comunque. Parlando del tuo disco, ho notato che Norman Rockwell scorre da paura. Non penso di aver mai fatto un disco che scorra così. Lo stavo ascoltando stamattina. David è entrato e mi ha detto “È il tipo di album che amerai per sempre”. Non penso di averne sentito un altro così da un bel po’ di tempo a questa parte. Ha un’atmosfera precisa. Perché hai scelto quel titolo?

LANA Sentivo che era un titolo nelle mie corde, o almeno nel mio futuro. Ma penso che Jack sia stato un po’ il mio Bernie [Taupin, il paroliere di Elton] in questo contesto. Non è che stia sempre lì a valutare lo stato del sogno americano, o la mia visione della casetta con lo steccato bianco intorno, la nostra visione sullo stato dei fatti coincideva abbastanza.

ELTON Ironicamente, la musica che hai creato corrisponde all’immagine dei quadri di Norman Rockwell. Avresti potuto cantare le stesse canzoni negli anni ’50. In un certo senso sono senza tempo. È il tipo di disco che avresti potuto sentir cantare a Sarah Vaughan, o a Dinah Washington. Sono brani adatti a una cantante.

LANA Grazie mille. È vero al punto che, siccome al momento sono impegnata con le prove per prepararmi ai concerti più importanti, è sempre tutto un po’ stressante, perché quello che ho scritto ha un mood completamente diverso rispetto a quello che ho suonato dal vivo negli ultimi dieci anni. Sono lì che mi dico “Forse dovrei strutturare l’intero concerto in modo diverso”.

ELTON Devi pensarci bene. Perché se suoni molte delle canzoni dell’album… Penso da sempre che suonare dal vivo è un po’ come fare sesso. Inizi in maniera un po’ rude, poi rallenti, e poi costruisci un climax.

LANA Io faccio l’opposto, per quel che vale! (ridono) Li brucio lentamente!

ELTON Quanto è grande la band?

LANA Era di quattro elementi, ora è di tre. E ho due coriste, e fanno tutte quelle mossettine da girl group anni ’60.

ELTON Fare tutto l’album dall’inizio alla fine è sempre una grande tentazione.

LANA Funzionerebbe meglio, piuttosto che provare a infilarci dentro anche canzoni di dieci anni fa.

ELTON Penso che alcune di quelle canzoni ci starebbero, se fai le cose per bene. Ho fatto quell’errore quando avevo suonato al Wembley Stadium nel 1975, e avevo portato gli Eagles in Inghilterra per la prima volta. C’erano loro, i Beach Boys, Chaka Khan. Avevo suonato Captain Fantastic dall’inizio alla fine per la prima volta. E dopo la quinta canzone, percepivi che la gente voleva uccidersi.

LANA Oh, no!

ELTON Era stato orribile. Quando arrivi alla sesta pensi “Voglio andarmene da qui!”.

LANA Tirate fuori le hit!

ELTON Il tuo è anche un disco molto semplice, quasi senza arrangiamenti. Piano, batteria e chitarra. E qualche synth qua e là, forse? E c’è un bellissimo arrangiamento di fiati.

LANA Penso tu ti riferisca al Mellotron. Suona quasi come un corno, ma non lo è. Lo chiamiamo “Il suono di Norman”.

ELTON Il Mellotron è uno strumento parecchio sottovalutato. Sono contento che stia vivendo una rinascita. Sono cresciuto in un’epoca in cui i Moody Blues lo avevano introdotto. Non c’erano campioni né niente, tutto ciò che avevo era una Farfisa.

LANA Li ho visti al Bowl, i Moody Blues. Erano proprio di fronte a me. Tra parentesi, tutti hanno aspettato un’ora e quaranta perché suonassero Nights in White Satin. Eravamo lì che… [Fa finta di controllare l’orologio]

ELTON Beh, era ovvio che dovevano lasciarla alla fine. Hai scritto le canzoni prima di entrare in studio?

LANA Solo una era finita. Tutto il resto credo sia stato fatto in studio, cosa che non faccio mai. Penso che la roba migliore sia stata registrata in tre settimane.

ELTON Lo studio è sempre un terno al lotto. Ecco perché è importante che ci fosse Jack con te, perché avevi bisogno di un altro paio di orecchie attente alla musica, non agli aspetti tecnici. Ho notato che nelle sue produzioni si capisce bene cosa ci mette dentro. Non capisco mai la gente che licenzia i suoi produttori dopo un disco grandioso. Duffy, che lo ha fatto con Bernard Butler, è un esempio perfetto.

LANA Duffy, la cantante bionda? Che fine ha fatto?

ELTON Beh, ha fatto un primo disco che era ottimo, e dopo ha licenziato il produttore e tutto è andato a rotoli. Guarda tutti i più grandi artisti che hanno tenuto i loro produttori con sé: Springsteen, i Beatles, gli Stones, io. È davvero importante. È come nella moda. Perché la moda deve cambiare ogni cinque minuti? Non dovrebbe. È un continuo desiderio di qualcosa di nuovo.

LANA Pensando alla tua carriera, hai cominciato a suonare a tre anni e qualcosa. C’è un elemento di prodigio.

ELTON Sì, ma suonavo a orecchio, perché lo adoravo.

LANA Sì, ma alcuni non riescono a suonare e cantare. Io non riuscirei mai a suonare la chitarra e cantare contemporaneamente.

ELTON E io sono senza speranza quando si tratta di scrivere testi. La gente dice “Oh, per carità di Dio, dovresti essere capace di scriverti i testi, sei così verboso, sei molto intelligente”. Ed è un enorme insulto alla gente che li scrive, perché io proprio non ce la faccio. Amo molto leggere le parole di Bernie scritte nero su bianco. Non so nulla di cosa mi aspetta, poi capisco la storia e all’improvviso ho finito. È come ascoltare un racconto alla radio, quando sei piccolo: vedi tutto nella tua mente, ed è davvero incredibile. È come dare alla luce un bambino.

LANA Per me è lo stesso, anch’io penso alle canzoni come a dei bambini. Se so che alla gente non piace un album, non penso prima a me stessa. Penso “Oh, mi dispiace così tanto per la musica!”.

ELTON Esattamente.

LANA Quando stavi scrivendo la melodia di Your Song, hai capito da subito che volevi proprio quella melodia per il ritornello? Ricordi quel momento?

ELTON La melodia non mi arriva finché non ho trovato gli accordi. È in Mi minore, perciò ho iniziato con quell’accordo e sono andato avanti da lì. È così che va con Bernie. È una magica successione di accordi. E poi metti tutto insieme, e alla fine pensi, “Oh mio Dio!”.

LANA Tua nonna e tua mamma erano davvero a casa con te, come nel film?

ELTON Mia mamma sì, ma non mia nonna. Era un piccolo appartamento, avevamo solo una cucina, un soggiorno con un pianoforte, e Bernie scriveva in camera da letto.

LANA Che cosa tenera. Nel film, quando canti “Yours are the sweetest eyes I’ve ever seen”, guardavi davvero Bernie con quegli occhi?

ELTON Probabilmente. Non era nella stessa stanza, però…

LANA Ma all’epoca erano gli occhi più gentili che tu avessi mai visto.

ELTON Certo. Era il mio amichetto. Era il fratello che non ho mai avuto. Eravamo anime gemelle. Facevamo tutto insieme. Andavamo al cinema, al pub, sempre insieme.

LANA È una cosa molto speciale.

ELTON Era un periodo davvero elettrizzante. L’avercela fatta, e avere qualcuno con cui condividere il successo, era davvero piacevole. Quando ho visto il film a Cannes, quando entra in clinica e io sto lavando il pavimento… Sono andato fuori di testa. Perché era davvero venuto a trovarmi in clinica.

LANA È interessante, nel libro quando parli di aver abbandonato la festa di Mama Cass Elliott, e Crosby, Stills, Nash, Young, Joni, erano tutti lì. Non vivono più nel Canyon oggi, ma sento una connessione davvero forte con quel mondo di cantanti e songwriter. E sai, le mie amiche, come Weyes Blood o Zella Day, o amici come Father John, o Jonathan Wilson, fanno degli album veri. E un sacco di gente con cui giro sta facendo dei dischi più lunghi… Quando parlavi dei primi tour, magari beccavi gli Stones che si stavano facendo un whisky da qualche parte. E qui vedo scene simili. Ho vissuto a New York per otto anni, ma gli Strokes se n’erano già andati. Non c’era un vero cameratismo. C’è molta più musica qui. Potrei chiamare adesso un tot di gente e farli venire qui a suonare.

ELTON Penso che nell’ambiente di cui parli – la Los Angeles di fine anni ’60 e primi ’70 – la musica fosse ottima, non potevi proprio smettere di farla. Sono arrivato qui agli albori della musica in stereo nelle radio in FM. Prima di allora c’erano solo le radio in onde medie, e sentivi sempre le stesse tracce. Quando arrivò l’FM, un sacco di radio entrarono in una specie di limbo e sentivi gente come Frank Zappa e il suo Hot Rats subito dopo Ray Charles e gli Zeppelin. È stato fantastico, perché tutti stavano sperimentando. Collaboravano con Ravi Shankar. Miles Davis si stava appassionando al funk. Wendy Carlos stava facendo Switched-On Bach. È stato un gran periodo da “vale tutto”. E sentire tutto questo in radio, anziché dover ascoltare pop tutto il tempo, era fantastico, cazzo.


LANA Volevo chiederti, pensi che ci sarà di nuovo un periodo in cui la gente avrà davvero voglia di stare insieme, di avere un senso di comunità, e che uscirà qualcosa di nuovo dal rock?


ELTON Lo spero. Sarebbe fantastico. Ma non penso che ci siano in giro i grandi musicisti che c’erano ai tempi. Parlo dei più grandi. È anche una questione di epoca, delle droghe che c’erano ai tempi, della sensazione di comunità, amore e vicinanza. Tutto ha contribuito a creare quella magia, credo. Quello che hanno fatto Pro Tools e tutto il resto è stato portare via alla gente la voglia di essere musicisti, e si fanno dischi in camera da letto anziché tutti insieme in un bar. A Nashville non vedi queste cose, c’è sempre qualcuno che suona insieme ad altri, ovunque. E forse anche qui. Faccio quattro puntate del mio programma radio al mese: mi siedo e ascolto tutta la roba nuova che mi mandano. E molta è di gente che ha scritto le sue prime canzoni in cameretta. Il 90% delle volte è orribile, il 10% è buona. Sarebbe molto meglio trovarsi una band. Quelle cazzo di ragazze di Nashville, Brandi Carlile o Maren Morris, le Highwomen, hanno una vera missione.

LANA Devo sentirmi il disco
.

ELTON Sono fantastiche. Tu, Billie Eilish, Kacey Musgraves… Voglio dire, le ragazze stanno aprendo la strada a tutti. Stanno scrivendo della loro vita. È questo che mi emoziona. Ci sono pochissimi cantanti maschi che mi emozionano. Sam Fender è la mia prima scelta, quando si parla di uomini.


LANA Lo adoro.

Cos’è che rende L.A. uno sfondo così perfetto per la musica più evocativa?

LANA Penso che se potessi riassumerlo in una sola parola, sarebbe “il sole”. Ogni giorno è perfetto. 


ELTON È meraviglioso essere qui, perfino a gennaio, e questo ti porta molto a scrivere musica, credo. Quando arrivo qui, tutto ha senso. Quello che vedi intorno a te è esattamente quello che ti suona in testa.


LANA È vero!

ELTON Ma mi piace anche la tristezza. Tutte le mie canzoni preferite, tra quelle che ho scritto, sono le più tristi, probabilmente. Potrei ascoltare Leonard Cohen in loop. Le tue canzoni non sono affatto tristi, ma evocano una grande pathos dentro di te. Forse c’è un po’ di tristezza, di malinconia, di nostalgia. È questo che adoro. Amo sedermi e piangere. Se qualcosa mi fa piangere, mi sento come se stessi alla grande. Mi fa sembrare pazzo?


LANA No! Voglio dire, adoro Leonard Cohen. Ma mi sono proibita di ascoltare gente come Elliot Smith perché è troppo, davvero.
ELTON Può essere anche una canzone fatta su un accordo o due. Basta che ti faccia sentire qualcosa.

Lana, quando hai capito che dovevi scrivere e cantare le tue canzoni?

LANA Quando ero giovanissima, ho sempre pensato che lo avrei fatto. Ma poi, quando sono andata al college, ho pensato che sicuramente non sarebbe successo. E poi, dopo un anno di iscrizione a economia [Ha frequentato Fordham], sono tornata alle origini.

Cos’era successo?

LANA Dopo il primo anno ho letto Think and Grow Rich di Napoleon Hill. Non parlava necessariamente di soldi, ma di bruciare tutti i ponti davanti a te, tranne quello che ti conduce al tuo più grande desiderio. E ho pensato, “Il mio più grande desiderio è cantare”. Perciò ho cambiato in corsa e mi sono iscritta a filosofia, perché mi hanno detto che così non avrei mai trovato lavoro.

ELTON Questa l’abbiamo sentita tutti!

LANA Perciò ho pensato, “Bene, ora devo laurearmi e poi diventare una cantante”. 


ELTON È stata la cosa più importante, nella mia vita, seguire i segnali. È qualcosa che senti dentro di te, nella pancia. Un dono di Dio, o comunque lo si voglia chiamare. Quando volevo lasciare la band [Elton lasciò i Bluesology nel 1967], avrei dovuto avere qualcosa di concreto a cui aggrapparmi, ma invece pensai “Risponderò a questo annuncio in cui cercano cantanti e autori”. Avevo scritto solo un paio di canzoni, ed ero abbastanza grassottello. Non avevo autostima, ma l’ho fatto comunque, perché qualsiasi cosa era meglio di suonare per persone che non erano interessate a quello che stavi facendo. E la busta con i testi che ho pescato alla Liberty Records – ce n’erano tantissime, avrebbe potuto essere una qualunque – era quella di Bernie. Quanto è strano? Mi è successo cinque o sei volte nella vita, di avere quella sensazione dentro di te che ti dice: “Devo fare qualcosa”. 


LANA Una bellissima testimonianza sul potere di chiudere del tutto certe porte. Il che mi porta a farti una domanda buffa. Fai meditazione?


ELTON No. Non sto fermo un attimo, non ci riuscirei mai. David, mio marito, medita sempre.


LANA Io sono tipo ADHD, non lo diresti mai, ma non riesco a stare ferma neanche io. Ma la mia cosa preferita è mescolare i trip nel futuro con l’introspezione.

Cosa sono i trip nel futuro?

LANA È quello che ha detto prima Elton sul cercare sempre il nuovo. Penso che sarebbe figo combinare i trip nel futuro con un po’ di meditazione. E poi, all’improvviso, ti rendi conto che c’è qualcosa che non sapevi neanche fosse lì. E esci con un disco che suona come quelli di molti altri e ti dici “Oh, wow. Dovevamo essere sulla stessa lunghezza d’onda”. Amo questa combinazione. E non sono mai stata una che ama stare ferma e seduta.
ELTON Se continui con questa mentalità, produrrai sempre qualcosa di sostanziale. E l’elemento sorpresa, nella vita, è il migliore di tutti.


LANA E di sostanziale per te stesso, cosa che penso sia la più importante in assoluto.

ELTON Dieci anni fa non avrei mai pensato di dire addio ai tour. Ma non avevo una famiglia, e la amo più di qualsiasi altra cosa [Elton e David Furnish hanno due figli, Elijah e Zachary, di sei e otto anni]. Sono sempre in giro fin da quando avevo sedici anni. La mia vita non ha mai avuto una struttura solida. Se non avessimo avuto figli, io e David saremmo stati due tizi gay molto ricchi che giravano il mondo, ma a che scopo? Lo scopo ora è di assicurarci che i nostri ragazzi abbiano la migliore educazione, le migliori possibilità e, soprattutto, che siano inondati d’amore. E che si divertano. Perché, gente, ci fanno divertire tantissimo.

LANA È parte integrante del pensiero intuitivo. Adoro l’ultima pagina del tuo libro, in cui dici “Bene, ora cosa farò? … Sarò, beh, la persona più normale possibile”. Per chi viene da un luogo super caotico ed eccentrico, penso sia la cosa più bella a cui si possa ambire.


ELTON È la vita, ed è fantastico. Se sei disposto ad accettare che la vita cambierà, e ti adatti, sarà sempre fantastico.

Elton, in Rocketman sottolinei molto bene che hai dovuto uccidere Reginald Dwight per diventare Elton John. Ma, Lana, recentemente hai twittato “Non ho mai avuto un personaggio. Non ne ho mai avuto bisogno”. Cosa intendevi?

LANA Che è quello che credo: non ne ho mai avuto uno. Mi cotono i capelli, e a parte questo la cosa finisce lì. Voglio dire, mi piace vestirmi bene e tutto, ma nessuno ha mai detto che Elton John è una persona diversa da Reg. Ma sembra che, siccome sul palco io indosso un babydoll o i tacchi alti… Non ho bisogno di un personaggio. Vado in area cani, vado dal benzinaio e faccio benzina da sola, e non faccio finta di non fare queste cose.

Eppure c’è comunque un’aura quasi mistica intorno a te. A differenza di molte altre pop star, nessuno sa nulla di te.

LANA Ma non è una cosa fatta apposta.

ELTON L’aura mistica è la cosa migliore che un artista possa avere. La gente crede di conoscermi, ma parlano solo dei miei capelli, dei miei occhiali, della mia mania di spendere. Non sanno niente di me. Non faccio neanche più interviste. L’aura mistica è importantissima. È l’asset principale che hai. Ce l’aveva anche Prince. Nessuno sapeva chi cazzo era Prince nel privato.

LANA È che la mia famiglia ed io siamo ancora molto vicini. Con il tipo di vita che ho avuto, posso rivelarmi solo fino a un certo punto. Ho dei limiti su quello che posso dire e su quanto posso essere aperta. Magari tra dieci anni.


ELTON Grazie mille. È stato bellissimo.


LANA Non sapevo che avessi un concerto stasera. Quando ho un concerto, non ce la faccio a vedere gente. La mattina sono un disastro.


ELTON Oh, quando arrivo nel posto faccio un pisolino, e poi becco tutti nel backstage prima di salire sul palco, perché non voglio stare lì a camminare in cerchio aspettando che cominci. Ognuno ha la sua routine.


LANA Quindi resterai a Los Angeles per un po’?


ELTON Parto venerdì e vado a San Francisco per ho una data lì, e poi volo a Vancouver, perché suono in Canada. Ho tre concerti a Vancouver, due a Saskatoon, due a Edmonton, due a Winnipeg, e poi torno qui per la promozione del libro.


LANA È fantastico.

È triste dire addio al tuo pubblico ogni sera?

LANA Mi piace questa domanda!

ELTON (scuotendo la testa) In alcuni posti pensi “Grazie al cazzo, che non devo tornare più qui! Grande! Addio!”. Ma non dirò dove. Oh mio Dio. Proprio no.


LANA Sapevo che lo avresti detto.