Erik Tanner per Rolling Stone USA

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Musicians on Musicians: David Byrne & Tierra Whack

Hip-hop, timidezza e l’incrocio tra musica e videoarte: faccia a faccia tra la leggenda dei Talking Heads e la rapper dadaista che ha scritto il disco del futuro

David Byrne è impegnato nei preparativi per una delle sue iniziative più ambiziose di sempre: uno spettacolo di Broadway in cui suonerà le canzoni della sua intera carriera. Ma oggi ha finito le prove in anticipo, per arrivare in bicicletta fino a Brooklyn e incontrare Tierra Whack all’Afropunk. L’ex Talking Head ha suggerito l’idea di fare una chiacchierata con Whack che, a ventiquattro anni, si è già imposta all’attenzione come una delle voci più innovative del panorama hip hop. Il suo album di debutto, Whack World, raccoglie quindici tracce, ciascuna lunga un minuto, e saltella tra diverse atmosfere sfoggiando rime complesse e temerarie. Nel relativo mini-film, Whack (sì, è il suo vero nome) recita nei panni di un personaggio diverso in ogni canzone, evidenziando il fatto che, come Byrne, ha un grande istinto per la teatralità. Dopo aver mandato in delirio il pubblico dell’Afropunk, salta giù dal palco e incontra uno dei suoi più grandi fan.

BYRNE Sono stato in tour per tutto l’anno scorso e, quando è uscito Whack World, risuonava in tutto il tour bus. Ho pensato “È un disco fantastico”. Ma soprattutto, sta rivoluzionando l’industria musicale: il concept, le canzoni da un minuto, il modo in cui sono legate insieme e ciascuna entra nella successiva… Ascolti e ti dici “Oh, ok. Ecco il futuro”.

WHACK Wow. Grazie davvero. Quando ho cominciato, la gente mi diceva “Puoi avere un solo sound, puoi fare una sola cosa. O sei una cantante, o sei una rapper”. La cosa mi faceva uscire pazza, perché ogni giorno entravo in studio e facevo cose nuove. Sentivo di avere così tanto da offrire. È come quando non ti assumono perché sei troppo qualificata: “Datemi quel cazzo di lavoro, ne ho bisogno!”.

BYRNE Ci sono state delle canzoni per cui l’idea dei visual è arrivata prima ancora che scrivessi il brano?

WHACK Prima scrivo sempre le canzoni. Io e il mio produttore lo facciamo insieme, poi lo caccio fuori e mi registro da sola. Ho registrato tra i 40 e i 50 brani, tutti da un minuto. Il mio manager mi diceva “Wow, non fai mai nulla di uguale. Nessuna canzone assomiglia a un’altra”.

Una cosa che avete in comune è che entrambi vi trasformate in altri personaggi, quando siete sul palco.

BYRNE Non lo sono più così tanto, ma anni fa, quando ho cominciato, ero davvero timido nella vita. E quando salivo sul palco, sentivo che era la mia opportunità di far sapere al pubblico di che pasta ero fatto. Ma appena finisce tutto, vorrei solo chiedere “Ora posso tornare nella mia stanza?”.

WHACK Anche io ero molto timida. Perfino ora, prima di salire in scena, sono piena di ansie. Poi arrivo sul palco e mi trasformo in una persona diversa. Scendo e mi chiedo “Oddio, cosa ho appena fatto?”.

Foto: Erik Tanner per Rolling Stone USA

David, eri a New York quando è arrivato l’hip hop, e Tierra, sei nata nel 1995 e sei cresciuta con quella musica. Quali sono i vostri primi ricordi dell’hip hop?

BYRNE La prima cosa che ricordo sono un sacco di artisti e di ragazzi che ballavano la breakdance. Con tutti i dj che c’erano, avevo pensato “È così che è partito il jazz”. Suonavano queste canzoni da tre minuti, ma i b-boy non volevano fermarsi. I dj dovevano trovare un modo di allungarle.

WHACK Oh, wow. A Philadelphia, c’erano dei ragazzi che stavano agli angoli delle strade, o alle feste, e rappavano. Ho dovuto imparare per forza a fare freestyle. Conoscevo tutti i beat più classici e ci facevo sopra le mie rime. Ma ho anche fatto un sacco di ricerca sui rapper che c’erano prima di me. Non puoi semplicemente buttarti.

BYRNE Voglio chiederti qualcosa sui tuoi trascorsi a livello visuale, vorrei sapere se hai fatto teatro o video un passato.

WHACK Alle superiori mi sono diplomata in canto, ma non mi vedevo come un’attrice o roba del genere. Non credo di essere portata per la recitazione.

BYRNE È straordinario, perché a guardarti da fuori sembrerebbe che tu abbia studiato.

WHACK Oh, è un complimento fantastico. Sto ancora cercando di trovare la mia voce. Non ascolto solo rap, hip hop o R&B. Sento anche un po’ di pop, un po’ di jazz. Ora, quando guardo un film, mi immagino di scrivere una canzone per le varie scene. Voglio fare un po’ di tutto, essere trasversale.

David, se Tierra dovesse chiederti come si costruisce e si mantiene una carriera solida nella musica, che consiglio le daresti?

BYRNE Oh, non credo…

WHACK No, ti prego, dimmelo.

BYRNE Penso che tu lo abbia già capito. Continua a esplorare, a cambiare, a fare quello che ti sembra giusto. Ci sono stati momenti, quando le cose andavano male, in cui ho perso la testa. Forse quello che stavo facendo non era buono. Ci sono stati sicuramente periodi della mia vita in cui ho perso il mio pubblico. Ma poi ritorna. Ci sono alti e bassi, e poi si ricomincia.