Mogol e i Lombroso, un dialogo su rock, Battisti e le canzoni senza tempo | Rolling Stone Italia
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Mogol e i Lombroso, un dialogo su rock, Battisti e le canzoni senza tempo

'Sentimento rock' nasce dalla collaborazione fra il gruppo e l'autore (e Morgan, che ha curato la parte musicale). Li abbiamo fatti incontrare e hanno parlato di tutto, dai vinili ai Beatles

I Lombroso e Mogol

Foto press

Una visita di cortesia. Un brano suonato al pianoforte. L’illuminazione. Poi un lungo periodo di buio, come accaduto a tanti durante la pandemia. Ma di una canzone, ci ha spiegato l’autore (e che autore) «alla fine conta solo la canzone». E infatti, a due anni di distanza è finalmente su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica Sentimento rock, il nuovo brano dei Lombroso che può vantare un testo di Mogol – che non ha certo bisogno di presentazioni – e la collaborazione di Morgan per la parte musicale.

Proprio il frontman dei Bluvertigo nel 2019, mentre si trova al Cet (scuola di musica fondata dallo stesso Mogol nel 1992), gli fa ascoltare il pezzo e registra il suo entusiasmo: «Forte! Questo brano ha una chance». Da lì parte la collaborazione con Dario Ciffo e Agostino Nascimbeni (Lombroso) e il papà dei testi di brani come 29 settembre e Un’avventura, Mi ritorni in mente, La canzone del sole – su musiche di un certo Lucio Battisti – rapito da quella melodia, con il suo metodo di lavoro per cui «le parole sono già insite nella musica», in un battibaleno sforna un testo originalissimo sull’incomunicabilità, affrontata con un sound ironico e parole dolceamare di cui possiamo godere anche grazie agli arrangiamenti di Massimo Satta e al mix di Francesco Musacco e Paolo Iafelice.

Visto che da un po’ di tempo i Lombroso erano lontani dalle scene e l’occasione di questo ritorno è speciale, ne abbiamo approfittato per intrufolarci in un incontro privato fra loro e Mogol a margine del lancio del singolo. Assente giustificato Morgan, impegnato a Ballando con le stelle. Nel dialogo che riportiamo, in cui li abbiamo soltanto sollecitati su alcuni temi, ne sono emersi tanti aspetti interessanti sulla lavorazione di un brano così multiforme e diversi aneddoti. Come quando Battisti rifiutò l’offerta dei manager dei Beatles per pubblicare in tutto il mondo, oltre al siparietto che dimostra come a Mogol potete dire di tutto, ma non che sia un paroliere: «Non faccio mica le parole crociate».

Mogol ci aveva anticipato questo brano prima della pandemia e già allora era entusiasta.
Dario: È stato Morgan a far nascere il tutto, quando è andato al Cet da Mogol e gli ha fatto sentire il pezzo che gli avevo mandato. Ci aveva mandato un video in cui suonava Sentimento rock al pianoforte e da lì ha preso forma la collaborazione.

Mogol: Mi è piaciuto subito. Adesso è pronto e lo stanno trasmettendo, spero che gli porti fortuna. È particolare, non è una canzone classica. È piacevole e innovativa. Nell’insieme la trovo molto viva. Per questo l’ho chiamata Sentimento rock, perché il rock è vivo e non morirà mai.

Agostino: Ragazzi, posso stare ad ascoltarvi e basta? A me piace sentire queste belle parole sul rock. Sono pieno di felicità, per cui per adesso vi ascolto (risate).

Dario: Parlando di rock, Battisti è stato il primo rockettaro in Italia. Con testi in italiano e una vena rock, come Insieme a te sto bene o La canzone del sole. Non è ricordato solo per le ballate. E noi siamo molto appassionati di quel periodo lì, per cui avere la mano di Mogol sul brano è un onore.

Mogol: Sono d’accordo, perché Battisti scriveva musica rock che non sembrava neanche italiana. La aveva nel sangue. Se Sentimento rock avesse parole inglesi potrebbe essere nato là.

Agostino: Infatti, se ricordo bene, quando Battisti ti suonava i pezzi te li cantava in finto inglese, no?

Mogol: Sì, sempre! Ci sdraiavamo sul tappeto, io per scrivere e lui per suonarle e cantarle in finto inglese e in un’ora circa nasceva la canzone.

Come avete lavorato insieme?
Agostino: Secondo me alla vecchia, cioè come si faceva in passato quando un compositore di musica portava a un paroliere…

Mogol: Non mi piace quella parola! Sembra quello della settimana enigmistica e non è il nostro mestiere. Noi siamo autori…

Agostino: Ah scusami… comunque abbiamo portato a un autore la nostra musica e lui ha cercato di entrarci dentro per trovare le giuste parole. È una magia, una vera arte. Mi è piaciuto molto lavorare così, forse non si fa più ed è un peccato.

Dario: La canzone è nata in tre fasi. Morgan che l’ha presentata a Mogol, ci ha mandato un video mentre gliela eseguiva al pianoforte ed ero già contentissimo di vedere quella scena. Poi ci siamo visti al Cet e con Massimo Satta ha iniziato a prendere forma. All’inizio era batteria e chitarra, ancora molto scarna. In seguito, l’abbiamo orchestrata e potrei dire che è un pezzo quasi sinfonico.

Mogol, ma Morgan quando è venuto da lei cosa le ha detto?
Mogol: Mi aveva parlato di portarla a Sanremo. Poi non è accaduto, ma credo che in una canzone conti solo la canzone. Ora è fuori e mi auguro, soprattutto per loro, che possa avere successo.

Dario: Comunque, il nostro legame con Mogol e Battisti è forte da tempo. Vorrei far ascoltare a Mogol la nostra cover di Insieme a te sto bene, che testimonia la nostra passione già quindici anni fa. E abbiamo fatto anche una versione de Il paradiso.

Agostino: Ragazzi, non so se avete ascoltato l’ultimo album di Paul McCartney? McCartney III è un capolavoro!

Dario: È bello? Io lo ascolto sempre dopo due-tre anni da quando esce con un disco. Però se me lo consigli lo faccio subito…

Mogol: Un grande artista, veramente. Peccato non aver mai avuto il piacere di conoscerlo.

Una provocazione: Mogol-Battisti in Italia come Lennon-McCartney?
Mogol: Accetto la provocazione, visto che come loro abbiamo venduto tanto e non solo in Italia. Secondo i dati Siae sono arrivato a 523 milioni di dischi nel mondo.

Agostino: Accidenti…

Mogol: Numeri che hanno stupito anche me, tanto che ho richiesto la conferma.

I Lombroso

Prima si parlava di rock che non morirà mai. I Måneskin lo stanno dimostrando.
Dario: Sì, però il rock in Italia c’è sempre stato, anche vent’anni con tante band. Loro sono usciti molto bene grazie a un talent, poi hanno un suono e un look che può piacere. Lasciando da parte l’estetica a me non arrivano tanto… ma ricordiamo la scena anni ’90 italiana, come Afterhours, Bluvertigo, Marlene Kuntz che riempivano già allora i palazzetti.

Mogol: Per me il successo dei Måneskin è una bella notizia.

Agostino: Sono ventenni che se la stanno godendo, fanno quello che vogliono e vivono appieno la giovinezza. Sono felice per loro. Anzi, mi immedesimo, se penso che a quell’età hanno vinto Sanremo, l’Eurovision e suonano in America… wow!

Dario: Anche Lucio Battisti fece questo tentativo in America, no?

Mogol: Guarda, i dischi uscirono negli Stati Uniti, ma non ebbero nessuna promozione da parte della RCA. Pensa che i manager dei Beatles proposero un contratto a Lucio Battisti per tutto il mondo, solo che lui non accettò….

Cosa ci siamo persi…
Mogol: Eh, a volte me lo chiedo anch’io. Gli dissi queste parole: «Se mi metto in ginocchio può servire?» e lui mi rispose: «No, ma vedrai che ci sarà un’altra occasione». Io ero già sicuro che non sarebbe tornata… Non so da chi sia stato consigliato allora, però è andata così.

Dario: L’avrebbe sicuramente meritato. Anche Mick Ronson fece una cover di Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi.

Mogol: I manager dei Beatles avevano deciso di lanciare lui in quel momento, sarebbe stata una grandissima occasione.

Dario: Io regalo spesso un disco di Battisti ai colleghi stranieri e ne rimangono molto colpiti.

Mogol: Le canzoni belle sono sempre belle. C’è una artista greca che qualche tempo fa ha inciso nella sua lingua la canzone Come Monna Lisa che scrissi con Mango e ha avuto un nuovo successo. Lei si chiama Eleftheria Arvanitaki. L’ha rifatta in modo davvero straordinario. Questo dimostra che le belle canzoni non hanno tempo.

Come vivete nell’era dello streaming? È vero che i vinili hanno avuto una ripresa, ma il mercato oggi è tutto sul digitale.
Mogol: Una volta c’erano i disc jockey che interagivano, ascoltavano, c’era un fermento e alla fine sceglievano cosa far ascoltare al pubblico. Ora invece sono i ragazzi a mettere sui social quello che gli piace e lo condividono, per cui mi pare che la musica sia diventata un settore un po’ più di nicchia. Le canzoni dei ragazzi le ascoltano i ragazzi, mentre una volta un successo era ascoltato da tutti.

Dario: Io sono un nostalgico, per cui devo prendere i CD o i vinili. Mi piace avere la testimonianza fisica degli artisti che amo. Ora c’è il ritorno al vinile, persino della cassetta che però è un po’ per amatori… Però è vero che oggi si scarica tutto sul cellulare, in qualche modo dovremo adattarci…

Agostino: Io devo ancora capire come funziona… però non sopporto questo andazzo. Ti scarichi il pezzo o lo ascolti in streaming, ma non c’è più l’avere tra le mani un disco, leggerti il libretto… Mi sembra che non ci sia più quella goduria lì e un po’ mi spiace…

Dario: Ho visto che in digitale si può ricreare anche il suono del vinile, ormai non ci sono limiti alla fantasia. Ma noi siamo della vecchia scuola. Anch’io ascolto in streaming, ma se poi qualcosa mi piace vado a comprarmi l’album.

Purtroppo è quasi il momento di salutarci…
Dario: Scusate, l’ultima domanda a Mogol che mi è rimasta da quando vidi una serata al Teatro Dal Verme dove lui era presente e spiegò che chiunque, con l’impegno, può riuscire a fare tutto. Mi aveva molto colpito…

Mogol: Io lo penso, ma l’ha detto Albert Einstein… Comunque ho sempre cercato ispirazione dalla musica, poi il talento bisogna coltivarlo e quando lo fai è più facile raggiungere uno stato di grazia. La passione, in tutto questo, è una benzina potentissima.

Chiuderei alla Marzullo, fatevi una domanda e datevi una risposta.
Agostino: La faccio io a Mogol: rifaresti tutto nella vita?

Mogol: Visto com’è andata, direi di sì… con un piccolo rimpianto.

Adesso però siamo curiosi di saperlo.
Agostino: Rullo di tamburi…

Mogol: Avevo scritto Quando quando quando insieme ad Alberto Testa e il bollettino era già firmato, però mio papà lo stracciò dicendomi: «Hai già tre canzoni a Sanremo, ne vuoi mandare un’altra?». Ecco, questo potrebbe essere un piccolo rimpianto, ma di fronte a quello che mi ha dato il destino è solo da dimenticare. Infatti, Sentimento rock è il mio augurio per i Lombroso e spero che li aiuti a raggiungere il massimo delle loro aspirazioni.

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