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Mike McCready, il nuovo album dei Pearl Jam e l’eredità di Johnny Cash

Il chitarrista della band di Eddie Vedder racconta lo stato dei lavori del nuovo, attesissimo album e l'eredità del Man in Black: «Johnny Cash è stato la prima star del rock 'n roll. Non ci sarà mai nessuno come lui»

Foto: Getty Images

Dopo aver composto la colonna sonora per il documentario del 2018 su Elvis Presley The Searcher, il chitarrista dei Pearl Jam Mike McCready si è occupato del Man in Black. Ha di nuovo collaborato con il regista Thom Zimny per creare la colonna sonora di The Gift: The Journey of Johnny Cash. È una produzione YouTube Originals, un nuovo documentario che racconta il passato tormentato di Cash: la morte accidentale del fratello maggiore; il rapporto con la droga e la successiva redenzione grazie alla scoperta della spiritualità e al matrimonio con June Carter.

Per dare un suono a questi alti e bassi, McCready si è chiuso nel suo studio casalingo a Seattle a guardare il film e tirare fuori suoni malinconici, ma riverenti. «Guardavo le scene per capire cosa significassero per me, per capire l’emozione espressa dalle parole di Johnny o dalla situazione in cui si trovava», spiega McCready. «Sono un suo grande fan fin dagli anni ’80. Lavorare a questo progetto è stato assieme spaventoso ed emozionante, volevo farlo nel modo più reverenziale possibile».

Abbiamo parlato con McCready della colonna sonora, disponibile in streaming, dell’impatto di Cash sulla sua musica e di quel che stanno facendo i Pearl Jam.

Johnny Cash ti ha influenzato?
È stato ed è per me importantissimo in termini di educazione musicale. È stato la prima star del rock’n’roll. A Seattle si parlava sempre del fatto che non ce n’era un altro come lui. Quando Eddie ed io abbiamo fatto Masters of War al concerto per Bob Dylan (nel 1992, ndr). Ho incrociato Johnny Cash mentre scendevo dal palco. “Ottimo lavoro, figliolo”, mi disse. E intanto io pensavo: “Oh, mio Dio, questa cosa non la dimenticherò mai. È la sera più bella della mia vita”.

Sei chitarrista, eppure nella colonna sonora c’è molto pianoforte. A quale strumento hai pensato per primo?
Inizialmente alla chitarra perché è il mio strumento e quindi lo posso usare per creare al meglio. Poi mi sono costretto a fare qualcosa di diverso e il pianoforte era a portata di mano… Aggiunge un po’ di tristezza, un po’ di minimalismo. Mi sto dedicando sempre più spesso alla musica da film e ho capito che a volte ‘meno è meglio’. Mi impongo di riflettere su quel che voglio dire in quel momento. E generalmente si tratte delle prime due cose che scrivo. È così che creo anche con Pearl Jam.

Si viene sopraffatti dal modo in cui la musica di The Cave, the Darkness, e The Presence of Light è abbinata alla voce di Cash che racconta di essere svenuto in una grotta vicino a Chattanooga, Tennessee.
È una scena oscura ed evocativa della sua lotta con la dipendenza. È stato l’amore di June a salvarlo. Anch’io ho avuto esperienze simili in passato, mi ci sono riconosciuto. Ho capito che era una storia cupa e mi avrebbe riportato a un periodo buio della mia vita. Sono contento che ne sia uscito. È una scena pesante, quella.

I Pearl Jam hanno mai mandato una canzone a Cash nella speranza che la registrasse?
Non credo che non l’abbiamo fatto, ma mi sarebbe piaciuto. So che l’hanno fatto i Soundgarden, noi no.

Quale canzone dei Pearl Jam ti sarebbe piaciuto sentirlo interpretare?
Così su due piedi, direi Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town. Vorrei egoisticamente che facesse una delle mie canzoni, come Given to Fly, ma la testa mi dice Small Town.

Come va con i Pearl Jam? Sono passati quasi sette anni dal vostro ultimo album.
È passato così tanto tempo? Oh mio Dio. Per sette anni siamo entrati e usciti dagli studi. Stiamo lavorando al nostro ritmo, stiamo facendo un po’ di musica, è diversa dal solito e mi piace. Ma non abbiamo concluso ancora nulla. Vorrei avere una risposta, ma sappiate che stiamo registrando in questo momento. Ci entusiasma suonare di nuovo insieme.

Nel 2018 avete fatto l’ultimo breve tour negli stadi in America. State fissando date per il 2020?
Non ancora. Voglio dire, spero che lo si faccia. Sono pronto a suonare di nuovo con i ragazzi, ma per il momento non c’è alcun piano. Mi sto occupando di cose come questa di Johnny Cash, cerco di tenermi occupato. Ho aiutato le mie amiche delle Thunderpussy a scrivere qualche canzone per il secondo album.

Brandi Carlile è una tua vicina di casa. Ho sentito che andate in giro assieme in ATV.
Sì, ci facciamo dei giri in ATV, cerco di tenere il suo passo. È una cara amica, sono orgoglioso e felice del successo del suo ultimo disco. Lavora più duramente di chiunque altro abbia incontrato in vita nel music business e ha una grandi dote, l’integrità.

A Nashville la trattano come una regina, adesso.
Lo so, e a lei piace. Mi ha parlato con affetto del Ryman e anch’io mi diverto a Nashville. La Country Music Hall of Fame è incredibile. Ho visto l’abito originale di Gram Parsons e l’auto di Una canaglia a tutto gas mi ha fatto andare fuori di testa.

A proposito di Johnny Cash, nel museo c’è anche la chitarra di Maybelle Carter.
La sua storia è parte integrante del rock’n’roll. Il suo fingerpicking e il suo stile erano grandiosi. Nel museo ci sono gli oggetti di Hank Williams, Johnny Cash, Buck Owens, Brad Paisley, sono i chitarristi che prendo a modello.

Sei un fan di Paisley?
Sì, Brad Paisley è un gran chitarrista. È uno di quelli che sento e… wow. Ho un gran rispetto per il suo modo di suonare. È fluido, emotivo, velocissimo e fantastico. Mi affascina parecchio.

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