Mick Jagger, un blues per spie e falliti | Rolling Stone Italia
Home Musica Interviste Musica

Mick Jagger, un blues per spie e falliti


Al cantante degli Stones piacciono le sfide e perciò ha deciso di scrivere un pezzo per una serie tv. È ‘Strange Game’, una canzone cupa su un gruppo di agenti segreti. La racconta in questa intervista in cui parla anche del tour del gruppo: ci saranno Bill Wyman e Mick Taylor?

Mick Jagger

Foto: Rankin

Come si fa a collaborare con Mick Jagger dopo sessant’anni di carriera? Basta sfidarlo.

«Ricevo all’improvviso una e-mail da uno sconosciuto, [il compositore] Daniel Pemberton», racconta a Rolling Stone dall’Inghilterra. «L’avevo sentito nominare, ha fatto un sacco di musica per film e tv, è inglese, tutti ne parlano bene ed è stato nominato a vari premi. Mi ha chiesto se volessi a scrivere un brano per una serie. Io sono sempre aperto a provare cose diverse».

Jagger è stato all’altezza e ha co-firmato e cantato Strange Game, il tema musicale tetro e misterioso della nuova serie tv di spionaggio di Apple TV Slow Horses. È l’adattamento dei romanzi di Mick Harron su un gruppo di agenti falliti dell’MI5 esiliati a lavorare alla Slough House alle dipendenze di un’altra spia caduta in disgrazia, Jackson Lamb (Gary Oldman). Nella serie ci sono anche Olivia Cooke, Jonathan Pryce, Kristin Scott Thomas e Jack Lowden. Il primo episodio e il brano usciranno questo venerdì.

La sfida di scrivere il pezzo è stata più facile del previsto per Jagger, visto che aveva già letto tre o quattro libri della serie di Herron. «Sono diverse dalle solite spy stories», dice. «Sono l’anti-James Bond, l’anti-John le Carré. Mi è sempre piaciuto il genere, è bello quando viene reinventato». Quando ha sentito la musica di Pemberton, tutti i pezzi sono andati al loro posto. «Aveva un’atmosfera alla Kurt Weill, un po’ blues senza essere blues. Non è la mia solita roba, lo è e non lo è». Tra la familiarità di quei suoni e quella con i romanzi di Herron, Jagger dice di aver «buttato giù subito un po’ di testi».

Accompagnato da una chitarra leggera e dalle percussioni, Jagger canta di emarginati, perdenti e alcolizzati che “hanno fatto un solo errore” e sono stati “bruciati sul rogo”. Poi il brano prende una piega misteriosa. “È uno strano gioco”, canta, “che disgrazia”. Note di pianoforte accompagnano il canto.

Quando Jagger ha ascoltato per la prima volta il pezzo era in versione strumentale. Era un tema ripetuto senza spazio per un vero e proprio ritornello. Così ha registrato delle parti vocli sull’iPhone, le ha girate a Pemberton ed è andato in studio per entrare nello spirito giusto. «Pensavo che il pezzo avrebbe avuto un’aria sordida», dice riflettendo sul materiale originale. «So dove sarà ambientata la storia, una Londra dall’aspetto sinistro. Così ho cercato di entrare nell’atmosfera di questo “strano gioco” e dargli un po’ di dinamica, che nel pezzo era assente».

Il ritornello che ha tirato fuori, in cui canta di voler “ballare ancora con i più grandi”, viene direttamente dai personaggi del libro. «È giusto con questi perdenti che vogliono solo tornare nel loro bell’ufficio», dice. «Non vogliono stare in quel buco di merda. Quando vedrete la serie, capirete come mai sono stati cacciati. Vogliono tornare al loro posto, ma come faranno?».

«Sono tutti dei falliti», dice Jagger dei personaggi della storia. «E non sappiamo che ha in mente il personaggio di Gary Oldman. Anche lui lo è, altrimenti non sarebbe in quella posizione… Gli hanno messo in mano giovani che hanno fatto un brutto errore all’inizio della loro carriera. Da un lato li tratta di merda, dall’altro ha un atteggiamento paterno. In fondo vuole che diano il meglio. Alla fine una cosa brutta. Uno dei personaggi di solito ottiene un qualche successo, un altro potrebbe morire. È una serie figa».

La prossima sfida di Jagger sarà prepararsi per il tour europeo degli Stones, organizzato per festeggiare il 60esimo anniversario della band. Se fossero una famiglia reale, l’anniversario sarebbe un «giubileo di diamante», quello che la Regina Elisabetta ha festeggiato un decennio fa. Il cantante, però, dice che festeggeranno «con un tocco leggero, non vogliamo esagerare».

L’ex bassista degli Stones Bill Wyman e il chitarrista Mick Taylor non faranno alcuna apparizione nel tour, al contrario di quello che è successo per il 50esimo anniversario. «Non credo che lo faremo», spiega. «Il tour si chiama Sixty, ma a parte questo non faremo molto altro. Credo sia abbastanza».

Detto questo, è al lavoro per trovare la scaletta perfetta. «È difficile», dice. «Dovrebbe essere facile ma non lo è per niente, bisogna mettere tutti i pezzi che piacciono alla gente, il denominatore comune tra 50 mila persone, la canzone che tutti vogliono ascoltare. Vuoi pure essere avventuroso e puoi concedertelo per un po’, ma non troppo, perché sennò si annoiano».

L’assolutamente non-noioso Sixty Tour inizia il primo giugno a Madrid e attraverserà tutta l’Europa, Italia compresa. Fino ad allora, Jagger cercherà di trovare le canzoni giuste sia per lui che per il pubblico. «Devi sempre fare qualcosa per te stesso», dice. «Ci sto lavorando».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

Altre notizie su:  Mick Jagger